La ricetta della felicità? Chiedetela a cento chef
Fabiana Salsi raccoglie in un libro per Rizzoli piatti, ricordi ed emozioni di oltre cento protagonisti della cucina italiana. E scopre che, quando si parla di felicità, anche gli chef tornano bambini
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Qual è il piatto che sa di felicità? Non quello che ha fatto la fortuna di un ristorante, non quello che ha conquistato una stella o è finito sulla copertina di una rivista. È quello che si mangiava a casa, quello preparato dalla nonna, dalla mamma, dal papà. Quello che magari non aveva niente di sofisticato e proprio per questo è rimasto indimenticabile.
È da qui che parte Fabiana Salsi per costruire "Che sapore ha la felicità?", il nuovo libro pubblicato da Rizzoli.
Oltre cento grandi chef italiani raccontano una ricetta del cuore: un piatto legato a un ricordo, a una persona, a un momento della vita. Il risultato è un libro di cucina che, pagina dopo pagina, finisce per parlare molto più di memoria che di gastronomia.
Perché dietro ai fornelli dei grandi ristoranti ci sono persone che hanno cominciato mangiando le stesse cose di tutti. E quando Salsi chiede loro di mettere da parte il piatto della firma e di scegliere quello della felicità, il racconto cambia.
Massimo Bottura, per esempio, torna ai passatelli della nonna Ancella. Cesare Battisti sceglie la pastina al formaggino. Antonino Cannavacciuolo porta in tavola una parmigiana di zucchine, provola e salsa al basilico. Antonia Klugmann racconta la torta di mele di casa. Sono piatti che non hanno bisogno di tecniche spettacolari né di ingredienti introvabili. Sono ricette che hanno soprattutto un profumo: quello di una cucina, di una domenica, di un'infanzia che riaffiora attraverso il gusto.
Ci sono anche Iginio Massari, Carlo Cracco, Giorgio Locatelli, Alessandro Borghese, Filippo La Mantia e molti altri protagonisti della cucina italiana. Il libro non vuole trasformarli in una parata di nomi celebri, la scommessa di Salsi è un'altra: usare il cibo per togliere, almeno per un momento, la divisa allo chef e riportarlo alla persona che era prima dei premi, dei ristoranti e dei riflettori.
È anche per questo che le ricette sono pensate per essere preparate a casa. Non c'è la ricerca del piatto impossibile da replicare, ma quella di una cucina capace di restituire un'emozione.
Il valore di una preparazione, in fondo, non si misura soltanto dalla sua complessità: a volte basta un sapore per riaprire una porta che pensavamo chiusa da anni.
Giornalista specializzata nel mondo della gastronomia, Salsi ha trasformato per questo libro una lunga esperienza professionale e una rete di incontri con gli chef in un progetto corale, nel quale la cucina diventa uno strumento per raccontare le persone.
Le royalties dell'autrice saranno devolute al Centro di maternità di Emergency ad Anabah, in Afghanistan: una ragione concreta per cui questo viaggio nella felicità guarda anche oltre la tavola.
