Negli ultimi anni gli approcci sperimentali più avanzati per ripristinare la deambulazione ai pazienti hanno ottenuto risultati importanti ricorrendo, per esempio, a interfacce cervello-midollo, algoritmi di decodifica dei segnali neurali e dispositivi sviluppati ad hoc.
Questa volta però il gruppo del laboratorio MINE ha seguito una strada diversa, partendo da un’osservazione fatta durante la stimolazione: al variare dell’intensità effettivamente percepita dalle strutture nervose, la risposta degli arti inferiori cambia, passando dall’estensione del ginocchio, necessaria per sostenere il peso del corpo, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia che permette di avanzare il passo. Grazie a questa intuizione quattro pazienti seguiti da un team di professionisti del San Raffaele di Milano e del Sant’Anna di Pisa sono tornati a camminare.
