Il conflitto in Ucraina continua ad allontanare ogni prospettiva concreta di pace. Alle dichiarazioni pronunciate da Vladimir Putin lo scorso 9 maggio hanno fatto seguito nuove accuse contro Kiev dopo l'attacco nella città di Starobilsk, nel territorio occupato di Luhansk. Secondo il Cremlino il raid notturno avrebbe provocato sei morti, 39 feriti e almeno 15 dispersi. La versione ucraina, però, è diversa: Kiev sostiene di aver colpito un comando militare russo e respinge ogni responsabilità per vittime civili. Nelle stesse ore un incendio ha colpito un deposito petrolifero nel porto russo di Novorossiysk, sul Mar Nero, dopo un attacco con droni attribuito alle forze ucraine. Sullo sfondo cresce la tensione tra Mosca e i Paesi vicini, in particolare le repubbliche baltiche, finite nuovamente nel mirino delle dichiarazioni di Putin e del presidente bielorusso Alexander Lukashenko. A rafforzare il clima di scontro sono soprattutto le grandi manovre militari organizzate da Russia e Bielorussia, considerate tra le più imponenti degli ultimi anni. Le esercitazioni, concentrate sull’impiego di armamenti nucleari e seguite direttamente dai due leader, hanno coinvolto oltre 65 mila soldati, centinaia di lanciamissili, velivoli, navi e sottomarini, in uno scenario che richiama una simulazione di guerra su larga scala.
