L'intervista

Escherichia coli, Umberto Agrimi a Tgcom24: "Non esiste l'obbligo di etichette per il formaggio"

Nella maggior parte dei casi, fa presente l'esperto, la pastorizzazione risolve tutti i problemi. Ma quando questa non è possibile conviene sempre prendere accorgimenti

03 Ago 2026 - 14:49
09:16 
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Umberto Agrimi, direttore Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria dell'Istituto Superiore di Sanità, a Tgcom24 parla dei rischi connessi all’escherichia coli negli alimenti e dà le coordinate necessarie ad aiutare i rischi. In generale, fa presente l'esperto, "il virus alberga negli intestini e può finire nel latte durante le diverse fasi del processo produttivo. Ci sono tuttavia vari modi per risolvere il problema, anche se la vera soluzione rimane sempre la pastorizzazione del latte".

Chiaramente esistono, all'interno dell'industria casearia italiana, formaggi non pastorizzati che portano con loro un potenziale rischio. Per questo, ricorda Agrimi, il ministero un anno fa ha emanato linee guida, destinate sia ai produttori che all'autorità alle ASL che pensano ai controlli. 

Ad oggi si può produrre senza pastorizzazione e non c'è obbligo di etichetta. La legge impone tuttavia di riportare il consiglio di non somministrare a bambini piccoli.

In generale cuocere il formaggio contaminato risolve il rischio. Anche se, in linea generale, il consiglio è evitare gli alimenti a latte crudo almeno ai minori di cinque anni, tenendo sempre presente che il virus può comunque colpire anche in età adulta. In generale bisogna fare attenzione alle persone fragili e ai contesti fragili, come RSA e asili nido, ammonisce Agrimi, che suggerisce di trovare sempre una soluzione per "non rinunciare al piacere minimizzando i rischi"