"Il governo, tramite l'avvocatura dello Stato, si opporrà" alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Ustica, stando a quanto si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi. L'udienza - nel corso della quale il giudice sarà chiamato a decidere sulla richiesta - è stata fissata per il prossimo 30 settembre. Allo stato attuale non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.
Il ricordo di Mattarella nel 26esimo anniversario
La decisione arriva nel giorno dell'anniversario dalla strage, accaduta il 27 giugno del 1980, in cui morirono 81 persone tra i passeggeri del equipaggio del Dc-9 Italia decollato da Bologna e diretto a Palermo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato che ricostruire quanto avvenne quel giorno di 46 anni fa "rimane un dovere irrinunciabile". "Tanti i corpi che non trovarono sepoltura - ha aggiunto il capo dello Stato - e la ricostruzione di quanto accaduto è rimasta a lungo nebulosa. La via della ricerca della verità, tuttavia, è stata percorsa e ha portato a risultati significativi". Ed ecco perché "ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno" è un dovere al quale l'Italia non può sottrarsi. "Nella storia della Repubblica - ha aggiunto il capo di Stato - il segno di quella catastrofe non è cancellabile".
La vicenda giudiziaria
Nel ricostruire la vicenda le difficoltà, però, ci sono ancora e sono tante. L'ultima inchiesta aperta, nel 2008 dopo le dichiarazioni di Cossiga che indicava nei francesi i responsabili dell'abbattimento del Dc-9, come ricorda la presidente dell'associazione dei familiari della strage di Ustica, Daria Bonfietti, sta andando verso l'archiviazione. Una richiesta alla quale, appunto, "il governo si opporrà".
Dal 1980 l'inchiesta giudiziaria sulla strage di Ustica ha attraversato diverse fasi. Dopo le ipotesi iniziali di cedimento strutturale e di esplosione interna del Dc-9, il recupero del relitto consentì nuovi accertamenti tecnici. Nel 1990 il giudice istruttore, Rosario Priore, assunse la direzione dell'indagine. Al termine di una lunga istruttoria, con l'ordinanza-sentenza depositata il 31 agosto 1999, affermò che il Dc-9 era stato coinvolto in uno scenario di intercettazione militare e che la sua perdita era avvenuta "a seguito di azione militare", parlando di un "atto di guerra" e sostenendo che l'accertamento della verità fosse stato ostacolato da comportamenti omissivi e depistaggi di appartenenti ad apparati dello Stato.
Sulla base di tali conclusioni furono rinviati a giudizio alcuni alti ufficiali dell'Aeronautica Militare con accuse relative all'occultamento di informazioni e alla falsa testimonianza. Tuttavia, il processo penale si concluse con l'assoluzione degli imputati da parte della Corte d'Assise di Roma nel 2004. Decisione che fu confermata in appello nel 2005 e divenne definitiva con la pronuncia della Corte di cassazione nel 2007. Nessuno è stato condannato per l'abbattimento del Dc-9.
Diverso, però, l'esito del contenzioso civile: a Corte di cassazione ha confermato, negli anni successivi, le decisioni che hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per non avere garantito la sicurezza del volo e per avere ostacolato l'accertamento della verità, confermando il diritto dei familiari delle vittime al risarcimento.
