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Kallas: "A Hormuz ipotesi iniziativa Onu come nel Mar Nero sul grano"

16 Mar 2026 - 13:10
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Il conflitto in Medio Oriente entra nella terza settimana, Donald Trump alza la pressione internazionale. Intervistato dal Financial Times, il tycoon ha chiesto alla Cina di intervenire subito per sbloccare lo Stretto di Hormuz, sottolineando che Pechino importa da lì il 90% del suo greggio: aspettare il vertice di fine mese con Xi Jinping, che Trump minaccia di posticipare, "sarebbe troppo tardi". Il monito è arrivato anche alla Nato: per gli alleati che non aiuteranno a garantire l'apertura dello Stretto si prospetta un futuro "molto negativo". Berlino, però, ha risposto all'inquilino della Casa Bianca: "Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz". E Starmer avverte: "Non bisogna permettere che la guerra diventi un'occasione d'oro per Putin".


Secondo quanto riferito dall'ufficio stampa della città, le autorità di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, stanno intervenendo in seguito a "un incidente che ha visto un missile cadere su un veicolo civile nella zona di Al Bahyan". L'incidente ha provocato "una vittima di nazionalità palestinese", si legge in un post su X.


Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato "operazioni terrestri limitate e mirate" contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste "operazioni terrestri limitate e mirate" hanno come obiettivi "importanti roccaforti di Hezbollah" e puntano a "rafforzare gli avamposti difensivi" nel Libano meridionale, ha affermato l'Idf in un comunicato. "Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area", aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di "creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele".


L'attacco di un drone ha colpito un serbatoio di carburante e ha provocato un incendio all'aeroporto internazionale di Dubai. La compagnia aerea Emirates ha comunicato nel suo ultimo aggiornamento che tutti i suoi voli "rimangono sospesi fino a nuovo avviso". Emirates ha aggiunto di star collaborando con le autorità per riprendere le operazioni non appena possibile e ha esortato i passeggeri a non recarsi in aeroporto. Le autorità hanno chiuso la strada principale e il tunnel che conducono allo scalo.

La polizia di Dubai ha invitato gli automobilisti a utilizzare strade alternative. Nell'attacco non sono state registrate vittime. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che questa mattina le forze armate hanno abbattuto circa 60 droni nelle ultime ore e la difesa aerea è ancora al lavoro per intercettare missili e droni iraniani.


L'industria petrolifera ha avvertito l'amministrazione Trump che la crisi energetica causata dal conflitto con l'Iran probabilmente peggiorerà. Lo riferisce il Wall Street Journal. In una serie di incontri avvenuti alla Casa Bianca e in recenti conversazioni con il Segretario all'Energia Chris Wright e il Segretario degli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil XOM, Chevron CVX e ConocoPhillips COP hanno avvertito che l'interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz continueranno a creare volatilità nei mercati energetici globali.


Donald Trump si aspetta un aiuto dalla Cina per sbloccare lo Stretto di Hormuz, prima di recarsi a Pechino a fine mese per un vertice con l'omologo Xi Jinping. "Credo che anche la Cina dovrebbe dare una mano, dato che riceve il 90% del suo petrolio proprio attraverso lo Stretto", ha detto il tycoon, secondo cui aspettare fino al vertice "sarebbe troppo tardi". "Vorremmo una risposta prima di allora. È un periodo di tempo piuttosto lungo", ha osservato Trump in un'intervista al Financial Times, aggiungendo che il suo viaggio in Cina potrebbe essere posticipato. "Potremmo rimandare", ha precisato, senza specificare per quanto tempo.


Gli Usa sono in trattative con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. "Sì, stiamo parlando con loro", ha replicato il presidente Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. "Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino", ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso con gli Usa.


Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante di Teheran costituiscono un "ecocidio" a causa dei rischi a lungo termine per la salute dei residenti. "I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio", ha scritto il ministro Abbas Araghchi su X. "I residenti rischiano danni a lungo termine alla loro salute e al loro benessere. La contaminazione del suolo e delle falde acquifere potrebbe avere ripercussioni generazionali", aggiunge il post.


Donald Trump accusa l'Iran di disinformazione basata sull'IA e sui media compiacenti, smentendo le notizie su danni subiti da velivoli e mezzi navali Usa. In un lungo post su Truth, 'il tycoon ha scritto che "l'Iran è noto da tempo come un maestro di manipolazione mediatica e pubbliche relazioni. Militarmente è debole e inefficace, ma è davvero abile nel 'nutrire' i media delle 'Fake News' - sempre molto ricettivi - con informazioni false. Ora, l'IA è diventata un'altra arma di disinformazione". Teheran, è l'accusa, ha fatto circolare immagini e video artefatti, con presunti attacchi a navi e aerei per amplificare le sue capacità.


Donald Trump avverte la Nato, minacciando un futuro "molto negativo" se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l'apertura dello Stretto di Hormuz. E' il messaggio schietto e diretto del tycoon alle nazioni europee perché si uniscano al suo sforzo bellico in Iran, contenuto in un'intervista rilasciata domenica al Financial Times.

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