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Elezioni in Ungheria, Orban denuncia brogli: "Pressioni e caos ai seggi"
Corsa alle urne senza precedenti, superiore anche al 1990 post muro di Berlino
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È una mobilitazione senza precedenti quella avvenuta in Ungheria per le elezioni parlamentari che potrebbero mettere fine ai 16 anni di potere del premier Viktor Orban e segnare una svolta politica con ripercussioni in Europa e nei rapporti con Russia e Stati Uniti. A sfidarlo è Péter Magyar, 45 anni, ex alleato proprio di Orban e oggi leader del partito di centrodestra Tisza, che ha capitalizzato il malcontento dell'opinione pubblica, in particolare tra i giovani e gli elettori urbani. L'affluenza è ai massimi storici: il dato delle 18:30, trenta minuti prima della chiusura dei seggi, era al 77,8%, ovvero hanno votato 5,6 milioni di cittadini aventi diritto. Alle 17 aveva votato il 74,2% degli aventi diritto, superando già l'affluenza complessiva del 2022, ferma al 69,5% a fine giornata. Il dato va oltre anche il precedente storico del 1990, quando alle prime elezioni libere e multipartitiche dopo la caduta del Muro di Berlino il 65,1% degli ungheresi si recò alle urne. Intanto, dal fronte governativo, Balazs Orban, consigliere del premier, parla di una "ondata di segnalazioni" che accusano i rivali di Tisza di Péter Magyar di tentativi di compravendita di voti, intimidazioni e comportamenti aggressivi nei seggi. Dal lato opposto arrivano però segnalazioni di segno contrario.
È una mobilitazione senza precedenti quella degli elettori ungheresi. Secondo i dati ufficiali, alle 17 aveva votato il 74,2% degli aventi diritto, superando già l'affluenza complessiva del 2022, ferma al 69,5% a fine giornata. Il dato va oltre anche il precedente storico del 1990, quando alle prime elezioni libere e multipartitiche dopo la caduta del Muro di Berlino il 65,1% degli ungheresi si recò alle urne. Con i seggi aperti fino alle 19, il risultato finale è destinato a segnare un record storico.
