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Iran, sesto giorno di proteste: 22 morti| Arrestate 450 persone, alcune rischiano la pena di morte

Trecento gli arresti tra Teheran, Izeh e Arak. Cadono nel vuoto gli appelli del presidente Rohani

In Iran non si fermano le proteste antigovernative che contestano il carovita e la corruzione del regime. Le vittime sono almeno 22 (solo nella notte tra lunedì e martedì si registrano 9 morti). Le forze di sicurezza hanno respinto "dimostranti armati" che cercavano di prendere d'assalto stazioni di polizia e basi militari. Alcuni arrestati potrebbero essere accusati di "Moharebeh" ("guerra contro Dio"), un reato che prevede la pena di morte.

Violenti scontri tra lunedì e martedì - Nove persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel corso delle proteste antigovernative in Iran: lo riporta la Tv di Stato del Paese. Sei persone sono morte nell'assalto di un comando di polizia a Qahdarijan. A quanto pare i manifestanti volevano impadronirsi delle armi custodite nella palazzina. Sotto i colpi dei Pasdaran, invece, nella cittadina di Khomeinishahr sono stati uccisi un bimbo di 11 anni e un 20enne.

Autorità: 450 manifestanti arrestati da sabato - Sono 450 i manifestanti arrestati da sabato scorso, 30 dicembre, per le proteste in Iran. Lo riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall'agenzia semiufficiale iraniana Ilna. Secondo questo bilancio, 200 persone sono state arrestate sabato, 150 domenica e 100 nella giornata di lunedì. Le proteste contro il carovita, sfociate poi in manifestazioni antigovernative, sono cominciate mercoledì 27 dicembre.

Khamenei accusa "i nemici dell'Iran" per le proteste - I nemici dell'Iran "hanno rafforzato l'alleanza per colpire le istituzioni islamiche" del Paese durante i recenti incidenti. Lo ha detto la Guida suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, nel primo intervento dall'inizio delle proteste. "Con i diversi strumenti come denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, i nemici hanno provato a minare il sistema", ha aggiunto.

Usa: "Teheran metta fine a blocco social media" - L'amministrazione Trump ha chiesto al governo iraniano di mettere fine al blocco di Instagram e di altri popolari social media mentre gli iraniani stanno protestando nelle strade. Gli Stati Uniti vogliono che Teheran "apra questi siti", ha affermato il sottosegretario di stato Usa Steve Goldstein, definendo Instagram, Telegram e altre piattaforme "luoghi legittimi per la comunicazione"

Trump vuole sanzioni contro i Pasdaran - Le nuove sanzioni minacciate nei mesi scorsi da Trump contro l'Iran potrebbero colpire i Guardiani della rivoluzione (Pasdaran), una forza che risponde solo al leader supremo, l'ayatollah Ali Khameney. In tal modo si eviterebbe di danneggiare gli iraniani che stanno manifestando. Lo scrive il Wall Sreet Journal, citando dirigenti Usa. L'amministrazione Trump, intanto, sta facendo pressioni su vari Paesi per sostenere i diritti degli iraniani ad attuare proteste pacifiche, sempre secondo le stesse fonti.

Le reazioni internazionali - E mentre il presidente della Repubblica islamica, Hassan Rohani apre ai manifestanti purché le proteste non sfocino in violenze, Donald Trump continua a twittare in sostegno ai dimostranti suscitando le reazioni indispettite di Teheran.

Intervenuta anche l'Unione europea attraverso la portavoce dell'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini: "Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani". Appelli simili sono stati lanciati anche dal ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, e dal suo collega tedesco, Sigmar Gabriel. 

L'appello all'unità di Rohani - Al quinto giorno di violente proteste, il presidente Hassan Rohani ha lanciato un appello all'unità tra "governo, Parlamento, giustizia e esercito" per tutelare gli "interessi nazionali" contro quello che ha definito un "piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica".

La tv ha parlato di scontri diffusi, con vittime a Tuyserkan, Shahinshahr mentre altre fonti parlano di analoghe manifestazioni a Izeh, oltre che nella capitale Teheran. Ad Izeh, come riferito dal parlamentare Hedayatollah Khademi, due persone sono rimaste uccise e altre ferite.

La sfida al regime -  A Teheran una ragazza è diventata il simbolo della protesta perché ha sfidato le autorità e l'obbligo di indossare il velo. La donna ha fatto sventolare pubblicamente il suo hijab nel mezzo di una strada affollata. Il volto è rapidamente divenuto noto, grazie ad un video amatoriale sui social nonostante le autorità abbiano bloccato l'accesso a Instagram e Telegram. E per questo la ragazza è stata poi arrestata.

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