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Catalogna: Puigdemont annuncia lʼindipendenza ma la sospende. Per Madrid "è secessione"

Nellʼatteso discorso al parlamento il presidente Puigdemont ha annunciato il distacco salvo poi congelarlo per dare spazio alle trattative. Ma per Madrid è secessione

L'indipendenza della Catalogna c'è ma è in ghiacciaia. Almeno così la pensa il presidente catalano Carles Puigdemont, mentre per Madrid è secessione senza se e senza ma. Nel suo discorso Puigdemont ha lasciato in sospeso la dichiarazione (ma formalmente firmata da 72 deputati) in nome del dialogo con la Spagna. Madrid intanto ha convocato per mercoledì una riunione d'emergenza del governo.

Dopo ore di trattative ad alta tensione con le varie componenti del fronte indipendentista, sommerso dagli appelli da tutto il mondo perché evitasse un gesto "irreparabile", il leader catalano alla fine ha optato per la "formula slovena". Così aveva fatto Lubiana al momento della separazione da Belgrado: aveva dichiarato l'indipendenza, ma l'aveva sospesa per sei mesi, per arrivare a un divorzio negoziato con Belgrado. La dichiarazione però è stata firmata: dopo Puidgemont hanno apposto la propria firma la presidente dell'assemblea Carme Forcadell, il vicepresidente catalano Oriol Junqueras e i rappresentanti dei partiti della maggioranza di governo catalana.

Secondo i media Madrid ha reagito definendo "inammissibile fare una dichiarazione implicita d'indipendenza per sospenderla in modo esplicito". Secondo El Pais, poi, il governo considera le parole di Puigdemont una dichiarazione a tutti gli effetti. Alla Moncloa, il premier Mariano Rajoy ha incontrato la vice premier Soraya Saenz de Santamaría e il ministro della Giustizia Rafael Català, per valutare la risposta. Mercoledì Rajoy, che in precedenza ha detto avrebbe in ogni modo impedito che la dichiarazione d'indipendenza si concretizzasse, alle 16 interverrà al Congresso. Un'affilata "arma" a sua disposizione è l'art. 155 della Costituzione, con cui può "obbligare" con la forza una comunità autonoma a rispettare la Carta.

Catalogna, la delusione batte la gioia dopo la "dichiarazione di indipendenza"

Fuori dal parlamento catalano prevale la delusione sui festeggiamenti dopo il discorso del presidente Carles Puigdemont che ha dichiarato l'indipendenza della Catalogna, ma ne ha sospeso l'esecutività per consentire le trattative con la Sapagna.

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Per il Cup non c'è alcuna sospensione - "La dichiarazione che abbiamo firmato è la dichiarazione di indipendenza. Lo renderemo pubblica. Non include nessuna clausola di sospensione. La sospensione è politica, non è inclusa nel testo". Lo afferma la Cup, l'ala sinistra del fronte indipendentista, stando a quanto scrive "El Pais". "Chiediamo che Puigdemont stabilisca pubblicamente un limite nei negoziati, proponiamo che sia un mese, ma siamo aperti ad ascoltare. Ciò che non possiamo dare è tempo illimitato, non può essere tirata per le lunghe e bloccare il processo indipendentista".

La vicepremier spagnola: "Non si può accettare una legge che non esiste" - "Nessuno può accettare una legge che non esiste, dare validità a un referendum che non è avvenuto né appropriarsi della volontà di un popolo intero". Così in un tweet la vicepremier spagnola Soraya Sáenz de Santamaría. "Il dialogo tra i democratici si svolge sotto la legge e non inventando le regole che favoriscano una parte rispetto all'altra", aggiunge la vicepremier secondo la quale Puidgemont "non sa dove si trova, dove sta andando e con chi vuole andare. Ha sottoposto la comunità autonoma al massimo grado di incertezza".

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