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Giornata mondiale degli oceani, lʼOnu: "Insieme contro lʼinquinamento"

Lʼedizione 2018 è dedicata alla lotta contro la plastica, autentico flagello dei mari di tutto il mondo. Compreso il Mediterraneo, dove presto partirà un esperimento con enormi acquari salvavita

Giornata mondiale degli oceani, l'Onu: "Insieme contro l'inquinamento"

"Se non cambiamo rotta, negli oceani potrebbe presto esserci più plastica che pesci": è l'allarme lanciato dall'Onu in occasione del World Oceans Day, la Giornata mondiale degli oceani che si celebra l'8 giugno. L'edizione 2018 è dedicata per l'appunto alla lotta contro l'inquinamento da plastica, autentico flagello dei mari di tutto il mondo, incluso il Mediterraneo. I numeri sono impietosi: gli oceani sono contaminati da oltre 150 milioni di tonnellate di materiali inquinanti, e ogni anno se ne aggiungono altri 8 milioni.

Tappi al posto delle conchiglie, mozziconi di sigaretta come alghe, cotton fioc a simulare i legnetti di mare: è così che si presentano le spiagge di tutto il mondo. E pensare che si tratta soltanto di una minima parte dei rifiuti che galleggiano in superficie e ricoprono i fondali marini. Per rispondere all'allarme inquinamento, è partita una mobilitazione che dalle coste africane a quelle asiatiche, passando per Europa, Americhe e Oceania, vede scendere in campo migliaia di volontari per ripulire i litorali del pianeta.

L'Onu: "Ognuno faccia la sua parte" - "La plastica soffoca corsi d'acqua, danneggia le comunità che dipendono dalla pesca e dal turismo, uccide tartarughe e uccelli, balene e delfini, si fa strada nelle zone più remote della Terra e lungo tutta la catena alimentare", ha sottolineato il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, invitando ciascuno a "fare la propria parte" evitando la plastica monouso e dando una mano a ripulire.

Al lavoro sulle spiagge di tutto il mondo - La pulizia di spiagge rappresenta l'attività più diffusa ad ogni latitudine per celebrare la Giornata degli oceani. Le iniziative in programma sono centinaia, da Fortaleza in Brasile a Mayo in Irlanda, dalla spiaggia californiana di Santa Monica all'estuario portoghese del fiume Sado, dalle coste di sabbia dorata del Queensland, in Australia, al greco Pireo, dove si bonifica al tramonto. E ancora l'atollo Baa nelle Maldive, le Canarie e il Sudafrica.

In Italia l'Ufficio regionale Unesco per la scienza e la cultura in Europa, con sede a Venezia, ha organizzato un evento che vedrà i volontari impegnati a ripulire laguna e canali. Pescara, Reggio Calabria, Oristano e Palermo sono invece alcune delle città in cui nel weekend si puliranno i litorali insieme al Wwf, che con l'iniziativa "Spiagge Plastic Free" organizza appuntamenti in tutto il mese di giugno.

Ma in spiaggia c'è solo una frazione del problema. Mentre la Ong Oceana lancia l'allarme sui rifiuti di plastica in acque profonde anche nel Mediterraneo, Legambiente con l'Università di Siena dimostra in uno studio che la plastica galleggiante in mare fa da ricettacolo di sostanze tossiche. Contaminanti, come il mercurio, che rischiano di entrare nella catena alimentare.

Acquari salvavita nel Mediterraneo - Enormi acquari in mare sorveglieranno il Mediterraneo invaso dalla plastica, con 115mila particelle per chilometro quadrato, e ne valuteranno l'impatto sulla vita marina. L'esperimento è stato messo a punto dalla Stazione Zoologica "Anton Dohrn" di Napoli. "Questa giornata - ha rilevato Roberto Danovaro - vuole ricordare l'importanza di comprendere e valorizzare la risorsa mare, che fornisce beni e servizi gratis all'uomo, come metà dell'ossigeno che respiriamo, ma che rischia di essere messa in crisi per l'uso maldestro". Uno dei problemi più gravi riguarda il fatto che le plastiche sono anche in via di progressiva frammentazione. "Man mano che andiamo a studiare le componenti microscopiche ne troviamo sempre di più, quindi è difficile dare un numero assoluto", ha spiegato Danovaro.

Per "bonificare" mari e oceani da queste particelle un aiuto potrebbe arrivare dagli stessi microrganismi marini. "Si sta lavorando - ha osservato l'esperto - alla selezione di batteri in grado di decomporre la plastica e trasformarla in elementi inerti, ma la ricerca è a livelli ancora sperimentali e l'applicazione richiederà del tempo". Intanto la Stazione Zoologica, ha concluso il presidente, si sta occupando di una serie di sperimentazioni per valutare l'effetto delle microplastiche, per la prima volta in campo. A questo scopo "si lasceranno in mare enormi acquari per vedere l'impatto delle microplastiche sulle componenti del plancton, poiché il rischio è che i frammenti vengano ingeriti e accumulati dagli organismi, dai più piccoli ai più grandi, e alla fine possano essere trasferiti all'uomo, con danni che ancora non sappiamo ben quantificare".

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