NON SOLO GIOVANI

L'analisi Istat, il 40% delle lavoratrici precarie è mamma

Nel 2016 un terzo degli atipici aveva tra 35 e 49 anni, con un'incidenza sul totale dell'8,9%

05 Lug 2017 - 18:54
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Il lavoro precario, in termini tecnici "atipico", è "più diffuso tra i giovani di 15-34 anni": lo afferma il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, in audizione alla Camera, sottolineando che però il precariato riguarda anche gli "adulti e i soggetti con responsabilità familiari". "Nel 2016 - prosegue - un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un'incidenza sul totale dell'8,9%; tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre".

Precarietà - I contratti a termine o altre forme diverse dal tradizionale "posto fisso" è più diffusa tra i giovani di 15-34 anni, tanto che "circa 1 occupato su 4 svolge un lavoro a termine o una collaborazione". Al primo contratto si registrano più precari tra i laureati che tra i diplomati: "L'occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all'aumentare del titolo di studio, essendo pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell'obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario" ha segnalato Alleva.

Secondo il report Istat, lo scarso impiego di queste fasce di età indica, poi, una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese: il livello medio di istruzione è, infatti, decisamente più elevato rispetto all'analoga coorte prossima all`uscita dei 55-64enni (l`incidenza dei laureati è del 25,6% tra i primi contro il 12,4% tra i secondi, quella dei diplomati è pari al 48% contro il 36% circa).

Il problema pensioni - Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni (60,3% nella media del 2016), costituisce una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. "Ciò - ha aggiunto Alleva - si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi".

Dal 2021 l'età per la vecchiaia salirebbe a 67 anni e 3 mesi mentre, spiega, "per i successivi aggiornamenti, a partire da quello nel 2023, si prevede un incremento di due mesi ogni volta. Con la conseguenza che l'età pensionabile salirebbe a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 anni e 11 mesi dal 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051".