Itinerari di gusto

In gita fra i formaggi delle Dolomiti

Viaggio breve dei sensi fra caseifici e malghe

27 Feb 2013 - 11:06
 © Ufficio stampa

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Non è raro perder la testa per i formaggi. Chi ne va matto può capire questa singolare attrazione verso i latticini, e, ora che il freddo è arrivato sul serio, qualche appagante strappo alla regola a base di leccornie casearie ci verrà facilmente perdonata. Allora partiamo diretti verso le Dolomiti, per abbandonarci al Caprino di Cavalese, alla Tosèla di Primiero, al Puzzone di Moena, alla Spressa delle Giudicarie, al Trentingrana, al burro, ai Fior di Malga e agli yogurth più golosi.  

Iniziamo proprio con l’assaggio di uno yogurth da leccarsi i baffi, quello della azienda agricola Fattoria Antica Rendena, 100% biologico, proveniente da latte di mucche di razza Rendena, come del resto è il loro Fior di Rendena (formaggio stagionato), il Toc (primo sale) e le gustose caciotte (www.fattoria-rendena.it). Poco distante sempre in Val Rendena, al Caseificio Sociale Pinzolo Fiavè, il nostro viaggiatore può provare una speciale Spressa Dop delle Giudicarie, un formaggio dalla lunga storia (i primi riferimenti risalgono al medioevo, secondo quanto riportato nella “Regola di Spinale e Manez” del 1249) che si produce ancora seguendo un disciplinare rigoroso per conservarne le peculiarità. Poi sarà un’emozione salire a bordo di un inarrestabile gatto delle nevi per una salita rapida verso la Malga Zeledria (per contatti 0465 440303), sopra il passo Campo Carlo Magno, nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta. Qui si possono degustare seduti ad un tavolo oppure acquistare diversi formaggi stagionati tipici, oltre che lo Speck del Trentino. 
 
In serata il nostro viaggiatore potrà far sosta in una esclusiva residenza di charme, il Dolce Vita Chalet di Madonna di Campiglio (www.dvchalet.it), di giorno salotto accogliente e rilassante (con un piccolo centro benessere) e di notte romantica alcova in stile alpino, deliziosamente eccentrico. Anche nel ristorante dell’albergo, così come nell’attiguo Ristorante gourmet “Dolomieu” i formaggi locali, biologici, insieme ai prodotti ricercati del territorio, diventano i migliori ingredienti delle pietanze tipiche. 
 
Fattosi giorno si può ripartire per la Val di Fassa, non prima però di aver fatto tappa in Val di Fiemme; dobbiamo assaggiare il Fior di Malga con erbe dei pascoli, il Nostrano d’Inverno, o le forme di Casaet a latte crudo stagionate nel fieno della Valfloriana, presso l’Agritur Fior di Bosco Bauernhof. Sarà una bella colazione. Si prosegue sulla strada panoramica che conduce a Cavalese, guidati dal profumo del re dei formaggi di zona, il Caprino di Cavalese, da acquistare al Caseificio Sociale Val di Fiemme e da assaporare con il miele di queste valli. In zona si trovano anche degli ottimi Trentingrana e Fontal, forse più conosciuti di altri formaggi trentini perché distribuiti pressoché in tutta Italia.
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Poi sulla scia di un odore ancora più intenso e altrettanto invitante, ci si addentrerà nella Val di Fassa, la casa natale del Puzzone di Moena: proprio nella culla del patrimonio storico e culturale ladino si produce lo Spretz Tsaorì, per quanto più noto come Puzzone di Moena, di cui il nostro viaggiatore può rifornirsi al Caseificio Sociale di Predazzo e Moena, anche se si consiglia di fermarsi in uno dei ristoranti tipici della zona per gustarlo cucinato al meglio (magari semplicemente con la polenta) e scoprire le sue mille virtù organolettiche. Sediamoci ad esempio al tavolo della Malga Panna a Moena. Sarà un pasto memorabile. Per trascorrere la notte poi la sistemazione più accogliente la troviamo a Campitello di Fassa, è Villa Kofler, un resort realizzato all’insegna della bellezza (www.villakofler.it).  

Adesso la rotta vira verso sud, così facendo, attraverso il Passo Rolle, si arriva nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino. Un punto di riferimento per il viaggiatore in cerca di formaggi locali è il Caseificio di Primiero, dove si produce con la sapienza antica una Tosèla strepitosa, che è in verità una semplicissima cagliata vaccina fresca e cremosa. Ma non solo: vi si possono assaggiare il Primiero stagionato, il Dolomiti (una caciotta dolce e morbida), le ricotte sia fresche che affumicate; nei mesi caldi producono il Botìro di Primiero di Malga, un burro pregiato dal profumo floreale, prodotto con panna cruda e tutelato come Presidio Slow Food. Un buon motivo per tornare a Primiero in estate.
Un’altra breve sosta andrà fatta per assaggiare lo yogurth fresco di capra, i tomini, il taleggio e la ricotta, tutti caprini, a Canal San Bovo da Mazarol (per info 0439 719347), un’azienda agricola e allevamento, i cui giovani proprietari sono convinti sostenitori di una corretta naturale alimentazione (del bestiame e di conseguenza nostra) per poter raggiungere il necessario “benessere energetico”. Sono da provare anche i loro mieli, particolarissimi.
 
L’ultima notte vale la pena di osare quel che abbiamo sempre sognato ma mai realizzato, abbandonandosi a vivere un’emozione da favola: il nostro viaggiatore è infatti a due passi da un antico maso alpino dall’atmosfera calda e pacifica che si rivolge verso il panorama fatato delle Pale di San Martino; uno chalet immerso nel silenzio romantico e selvaggio di un bosco frequentato da timidi caprioli e cervi, dove tuttavia chi vuole  può indossare gli sci (Chalet nel Doch, www.chaletneldoch.com).