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Podcast DirettaCanale 51

Tommaso Canella: “Nel mondo del vino bisogna saper osare, si deve essere creativi”

Il membro del Cda della casa vinicola Canella racconta a Tgcom24 la storia dell’azienda di famiglia, tra tradizione e trasformazioni continue che hanno portato i loro vini in tutto il mondo.

La storia della casa vinicola Canella nasce nel 1948, quando un giovane Luciano Canella inizia a produrre le prime bottiglie di vini etichettate con il nome di famiglia. 40 anni dopo arriva l’intuizione che avrebbe segnato un ulteriore successo dell’impresa: decide di iniziare a imbottigliare il Bellini, iconico aperitivo veneziano. Oggi, con Tommaso Canella, si è arrivati alla terza generazione di produttori vinicoli legati alla famiglia. Il suo obiettivo: continuare quanto fatto dal nonno, facendo conoscere il brand negli angoli più disparati del mondo.  

Come è arrivato a ricoprire l'incarico attuale?

Al momento mi occupo di marketing e mercato estero. In particolare curo i rapporti con USA, Canada, Australia, Germania e Svizzera. Da quando ne ho avuto possibilità, a 18 anni, ho sempre cercato di viaggiare molto per lavoro, in modo da comprendere fino in fondo la percezione che diverse persone di diverse culture possono avere del nostro prodotto. Credo sia fondamentale capire la percezione che un consumatore finale può avere del tuo prodotto, e non c’è nulla di meglio che comprenderlo sul campo.

 

Quali novità avete introdotto?

Quest’anno abbiamo introdotto un nuovo prosecco rosé DOC, chiamato LIDO. Sono personalmente molto soddisfatto, in quanto è un progetto che ho curato personalmente.

 

Qual è l'elemento di forza della società?

L’elemento di forza della nostra società è sicuramente la coesione. Siamo un’impresa a conduzione famigliare, si condivide molto e ci si aiuta tutti insieme.

 

Quale consiglio dà a chi vuole intraprendere una carriera nel suo settore?

Il consiglio che vorrei dare a chi vuole intraprendere una carriera nel mio settore è quello di essere creativo. Il mondo del vino, per certi aspetti, è ancora arretrato rispetto ad altri mondi. Perciò c’è ancora molto spazio per l’innovazione, bisogna osare.

 

Il suo settore è stato danneggiato dall’emergenza covid?

Il settore del vino sicuramente è stato molto danneggiato da questa situazione pandemica, specialmente le azienadeche investivano molto nel settore ho.r.e.ca, l’industria alberghiera. Fortunatamente, in ambito prosecco, i consumi sono stati comunque altissimi in un anno come questo.

 

Come si tiene aggiornato?

Come dicevo prima, i trend in altri mercati (nel mondo della moda, del design ecc.) tante volte precedono di gran lunga il mondo del vino. Cerco sempre di stare attento ai cambiamenti che avvengono nel mondo e negli altri ambiti, per essere rapido a comprendere come potrebbero influenzare i comportamenti anche nel mondo dei consumi del vino.

 

Come trascorre il suo tempo libero?

Beh, in questo mondo spesso si tende ad avere il calice in mano, ovviamente accompagnato sempre qualcosa da mangiare. Appena c’è del tempo libero si cerca subito di smaltire tutto il “controllo qualità”.

Palestra, basket, padel, corsa e simili devono alternare tutta la parte di degustazione.

 

Quale successo ricorda con più soddisfazione?

La soddisfazione più grande è sempre quella di vedere etichette con il tuo nome negli angoli più disparati del mondo. Portare avanti un’idea che ha avuto mio nonno per cui ha lavorato duramente, e che hanno portato avanti mio padre e le sue sorelle per così tanto tempo, è motivazione giornaliera per me. Chiaro, più queste etichette vengono diffuse, più la soddisfazione sale.

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