dal 13 aprile in prima serata su Canale 5

Torna "I Cesaroni", Claudio Amendola a Tgcom24: "Tutto è nato da una letterina a Babbo Natale"

L'attore, che è anche il regista della serie in 12 puntate, annuncia: "Ci sarà un ricordo delicato e romantico di Antonello Fassari"

di Emanuela Griglié
10 Apr 2026 - 19:09
 © Ansa

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I Cesaroni, saga familiare romanissima, torna dopo una pausa lunga un decennio e riporta sullo schermo - a partire dal 13 aprile, in prima serata su Canale 5 - alcuni dei personaggi più amati del pubblico italiano. A cominciare da lui, il capo-famiglia Giulio Cesaroni, che ha il volto, il cuore, la passione di Claudio Amendola. Che a questo giro non è soltanto attore protagonista, ma anche regista della serie in 12 puntate.

Cosa vi ha fatto tornare finalmente sul set dopo più di dieci anni di astinenza da Cesaroni? 

“C’era e ancora c’è tantissimo amore intorno a questo progetto. In questi anni abbiamo potuto riscontrare per i Cesaroni un affetto pazzesco, una voglia, una curiosità, proprio il bisogno di riaverli in casa. Poi, qualche tempo fa, mi hanno letto una letterina di un bambino che era attaccata all’albero nel piazzale della stazione Termini: per piacere Babbo Natale portami la settima stagione dei Cesaroni. E lì ci siamo detti: dai, ricominciamo, vediamo se ce la possiamo fare. Ci siamo riusciti. Siamo molto emozionati, e soddisfatti pure, anche perché c’è la consapevolezza di aver rispettato molto le stagioni precedenti. E’ un ritorno al passato che dialoga col presente”.

Come è stato rimettersi nel ruolo di Giulio?

“Devo dire molto facile. Mi è stato sempre vicino questo personaggio, io gli somiglio e lui mi somiglia.  Quando sono tornato a mettermi i panni di Giulio è stato davvero come se li avessi dismessi il giorno prima. Se non avessi avuto la fortuna di avere i genitori che ho avuto, la mia vita sarebbe stata simile a quella di Giulio. Non a caso, infatti, in parallelo all’attività da attore, ho aperto anche io i miei ristoranti: c’era qualcosa dei Cesaroni in me”.

Nel frattempo sono passati dieci anni di vita anche per te. Come te li porti nel personaggio?

"Ovviamente anche Giulio è un po’ invecchiato: ha messo da parte definitivamente il lato sentimentale della sua vita. È un nonno contento. Sta pensando seriamente di andare in pensione, ma non potrà. Come tanti, del resto, in Italia".

Sei pure regista della serie.

"Credo di essere la persona che conosce meglio i Cesaroni e mi divertiva prendermi questa responsabilità, condividerla con gli attori vecchi e nuovi. I nuovi sono due persone a me molto vicine: Ricky Memphis e Lucia Ocone, due cari amici. Ricky e Lucia entrano con due personaggi chiave che vanno a formare un nuovo terzetto come me: sono due Cesaroni nati, anzi ci siamo chiesti come mai non li abbiamo chiamati nelle precedenti stagioni. Poi ci sono i cameo delle guest star, un marchio di fabbrica dei Cesaroni: tocca a Paolo Bonolis e poi a Fabio Rovazzi, perché la musica è sempre centrale in questa storia”.

Quale il personaggio che ti manca di più?

“Cesare (l’attore Antonello Fassari, venuto a mancare nel 2025, ndr). Abbiamo avuto un pensiero per tenerlo con noi nelle prime serate, sul finale di puntata. C’è un piccola cosa molto delicata, romantica e di grande amore a lui dedicata”.

Come è cambiata pure l’altra grande co-protagonista della fiction, Roma, in particolare la Garbatella dove è ambientata la fiction?

“Ma non tantissimo, in realtà la Garbatella è uno di quei pochissimi posti rimasti molto simili a se stessi, un micro cosmo che si sta trasformando sì, ma molto, molto lentamente. Abbiamo ritrovato sapori, facce, posti.  Certo il mondo intorno a noi si è mosso, la bottiglieria è in crisi. E arriverà una nuova socia, interpretata appunto da Lucia Ocone, per cercare di salvarla”.

Anche la tv in questi anni è mutata.

“C’è una fastidiosa ossessione per il politically correct nella televisione di oggi: ma i Cesaroni se ne sbattono. Restano genuini e molto diretti, non hanno bisogno di arzigogoli”.

Nel frattempo tu hai festeggiato i 60 anni, un traguardo importante? 

“Non è un traguardo, ma una stagione della vita. La migliore, forse. Anche se credo sia più un vantaggio maschile apprezzare gli anni che passano. Perché a 60 sei finalmente cresciuto e maturo, perché fisicamente per fortuna sto molto bene. E gli uomini ex belli diventano affascinanti”.

Nel futuro ti vedi più attore o regista?

“Regista. Anche se ho appena finito di girare come attore un film molto interessante, una storia drammatica e apocalittica: L’eterna luce del giorno. Opera prima di un giovane, Lorenzo Giovenga. Spero vivamente possa trovare spazio in qualche festival quest’estate”.