televisione

Tutti i pirla di Celentano

Telebestiario di Francesco Specchia

28 Nov 2007 - 18:16

Stavolta - Deo gratias - non si potrà dire che tra l’ignoranza sublimata e il carisma sottotraccia, il secondo vince sempre. Stavoltail Mollegiato ha cannato. Stavolta –nonostante i 9 milioni di spettatori che non son bruscolini- pare che la sua lunga marcia verso il nulla stia arrivando al capolinea. Stavolta, nonostante gli sperticanti peana di Fabrizio Del Noce, e le barzellette raccontate in un cesso obliquo della Rai con Gianni Bella, e Mogol e la deliziosamente arruffata intervista di Fabio Fazio; ecco, nonostante tutto ciò Celentano, stavolta, non ce l’ha fatta.

Certo, con La situazione di mia sorella non è buona ha salvato la cotenna per almeno qualche altro mese al buon Fab Del Noce su Raiuno; ma gli ascolti sono stati ben lontani da quelli di RockPolitik (punta di 16 milioni). Gli anni, vedete, scivolano per tutti. E l’analisi dell’invecchiamento improvviso di un mito col lifting, l’ha tracciata, impietosamente, Paolo Martini sulla Stampa: “Il dato che spicca davvero, alla fine, è quel 40% sul pubblico over 65… la realtà è che nemmeno un Celentano super-promosso riesce a far presa sul pubblico più difficile, i giovani…”.

Già, i giovani. La fascia 15-35 ambitissima dalle tv commerciali, ha dimostrato di preferire Dottor House o –chessò- Maria De Filippi, a un vecchio profeta dalla voce e dai pensieri rochi che sul (finto o vero) rimbambimento precoce ci gioca da una vita. I giovani hanno mangiato la foglia. Praticamente per Celentano ogni morto è uno spettatore in meno. Ora, al di là dei freddi numeri, il dato che salta all’occhio, come un salmone che balzella controcorrente, è che la gente non è cretina. Se uno si permette di affermare in pubblico: “Faccio lo show per promuovere il mio nuovo cd, senza dover andare ospite in altri programmi”, tre sono le possibili reazioni, in ordine cronologico.

La prima volta si pensa: cacchio, quant’è macho questo Celentano, con ‘sto menefreghismo libertario, quant’ è coraggiosa la sua dissacrazione del mezzo televisivo, quant’è innovativo nelle accuse ecologiste contro le foche, i transessuali e la Moratti.

La seconda volta, la genialità si annacqua nel paraculismo, e ti vien da riflettere: si vabbè le provocazioni, ma chissà ‘sto Celentano dove vuole arrivare?

La terza volta, però, la verità t’appare evidente come quei deputati dell’Udc che sbraitano, sbraitano e non muoiono mai; e, alla sua ennesima minchiata ti chiedi: ma, ‘sto Celentano ci è o cifa? Nel momento in cui realizzi che Celentano ci è, ti s’apre un mondo. E ti rendi conti che l’incanutito ragazzo della via Gluck, l’animale di spettacolo più carismatico sul mercato, “il vero idiota” (secondo la definizione che di lui diede David Bowie dopo un’intervista), insomma Celentano, vede oramai rarefarsi la magia come i capelli. E, si badi, non parliamo dell’aspetto politico della faccenda: l’allisciamento di Prodi, l’attacco alla giunta milanese, gli slanci del Berlusca. No, parliamo dell’ incapacità di rinnovarsi e di non prendere per i fondelli i fan d’una vita. Puoi ingannare tutti una volta e uno solo per tutta la vita; ma non puoi ingannare tutti per tutta la vita. Qualche pirla che ti sgama, alla fine c’è sempre