televisione

Sanremo, primo round a Britti

La Littizzetto bacia Baudo con passione

05 Mag 2004 - 19:00


Dal nostro inviato Domenico Catagnano

Il Festival si apre nel segno dei settemila caffè di Alex Britti.  Il cantautore romano è primo sia nella classifica della giuria specializzata che di quella dei consumatori, seguito da Andrea Mirò ed Enrico Ruggeri e da Lisa. Tra i giovani Dolcenera precede Verdiana e Gianni Fiorellino. La lunga maratona ha visto sfilare sul palco 18 cantanti in gara e due ospiti stranieri. Ecco com'era cominciata.

LA SERATA
Finalmente è partito il Festival dove fanno più paura i pacifisti che la guerra. Inizio con un personaggio più adatto agli arrivi che alle partenze, il campione del mondo di ciclismo Mario Cipollini, che fa a Pippo Baudo un augurio che è tutto un programma: "Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala".

Per stemperare i toni polemici della vigilia il conduttore la mette sull'ironia, dicendo che Sanremo allontana la guerra, quindi porta bene, e allora "facciamolo tutto l'anno". Provocazione per provocazione, magari con Superpippo a far da cerimoniere ogni serata...

Entrano le due donne di Sanremo (guai a chiamarle vallette): Serena Autieri in abito in chiffon rosso, Claudia Gerini più aggressiva con pantaloni di pelle e top rosso, e via al primo duetto: avevano promesso di cantare e ballare e lo fanno per la sigla d'apertura del Festival, eseguita in diretta dal palco. Pubblicità e si parte con Anna Oxa, molto più sobria della cantante che nel passato stupiva più per il look che per le canzoni. Dimessa, malinconica, Anna ha presentato un pezzo molto sanremese, meno coraggioso nelle musiche ma intenso nelle parole.

Arriva Luca Barbarossa che duetta con Claudia Gerini interpretando il suo primo successo, Roma spogliata. Baudo fa un plauso alla chitarrista Gerini, peccato però che lei abbia fatto solo finta di suonare. Chiaramente non rinuncia alla chitarra per raccontare la storia della prostituta Fortuna, e il violino che l'accompagna  aggiunge valore a un pezzo onesto.

Ecco gli Eiffel 65, che a Sanremo devono rappresentare la musica da discoteca italiana che va bene nel mondo. Dopo la lezioncina per far capire quant'è facile realizzare un pezzo di dance (imperdibili, per motivi opposti, Pippo che sballonzola e rappa sul Cda Rai e Serena che duetta a gran voce col cantante del gruppo), parte Quelli che non hanno età. Tunz Tunz come base musicale, testo stile noi siamo i giovani, gli Eiffel hanno sicuramente più appeal quando non cantano in italiano, lingua che da sempre fa a pugni con la dance.

E' il turno di Nino Frassica che riesuma lo sgrammaticato Scasazza, richiama le polemiche della vigilia giocando sull'ambiguità trans-tram (un trans che si chiama desiderio), tira in ballo il fantasma di Sgarbi e il sorriso lo strappa con facilità.

Per i giovani apre la salentina Dolcenera, proveniente dal flop televisivo Destinazione Sanremo. Musicalmente figlia dell'R&B contaminato che si presenta con una canzone orecchiabile ma dal testo imbarazzante.

I Settemila caffè di Alex Britti sono introdotti dai contributi video importanti, con il cantautore romano che duetta con Ray Charles e Joe Cocker e con Mina che interpreta un suo pezzo. E' dato tra i candidati alla vittoria e la canzone, musicalmente sulla scia dei suoi vecchi successi, promette soddisfazioni.
Break con la sedicenne Verdiana, che interpreta intensamente il suo brano, peccato non sia aiutata dalla melodia lontana anni luce dagli artisti a cui dice di ispirarsi, da Sarah Vaughan a Ella Fitzgerald.

Irrompe dalla platea Luciana Littizzetto, che lasciata a ruota libera riesce a non farsi schiacciare da Baudo ed è travolgente. Riprendendo Fiorello cerca di ravanare, come dice lei, tra gli attributi di Baudo, lo seduce sperando di diventare la sua metà (la mezza pippa), e gli lancia un invito eplicito: "Vuoi rinnovare, rinnovare, rinnovare... e allora levati dalle palle".

Gran finale con i due che ballano sulle note di Reality, la canzone del Tempo delle mele e si baciano appassionatamente due volte. Pippo sta al gioco, accetta il ruolo di spalla e gongola visibilmente. Almeno per la prima serata ha azzeccato l'ospite comico.

Si torna seri con Sergio Cammariere, già vincitore del premio Tenco. Prima del suo pezzo in gara si abbandona a Gershwin e poi accompagna al piano la Autieri, che non sfigura nell'interpretazione di Man I love portata al successo da Billie Holiday. Il cantautore calabrese, che cerca estimatori tra il pubblico dopo aver esaltato la critica, rischia, come illustri predecessori, l'insuccesso in termini di graduatoria. Ma il suo brano è raffinato, e pazienza se i giurati non lo capiranno.

Passa senza lasciar traccia Daniele Stefani, ancorato nella tradizione. Il livello si alza, e alla grande, con Peter Gabriel, che regala uno dei momenti più belli della serata con il suo Zorb ball, il pallone che lo ha inglobato durante l'esecuzione di Growing up, metafora del rientro nel grembo materno.

Dall'ex Genesis a Iva Zanicchi il passaggio è stridente. La zingara, che torna dopo 19 anni al Festival, in quest'edizione va col tango, con un pezzo che amplifica le sue doti vocali, e giocare sull'intonazione al Festival è sempre una carta vincente. Finirà tra i primi.

Dopo un anonimo Gianni Fiorellino ecco Lisa, con bandiera della pace legata al braccio, che torna a Sanremo per confermare il successo ottenuto in Francia. Oceano è forse un po' troppo cantilenante, ma è tra le migliori ascoltati durante la serata.

Filippo Merola ha ascoltato troppo Ramazzotti, e si sente, e imitare il lamentuoso cantante romano non porta altro che un lamento al quadrato. Inascoltabile.
Andrea Mirò ed Enrico Ruggeri presentano una canzone che fa dire a Baudo "mi sento onorato di trattare questi argomenti al Festival". Parole contro la pena di morte, inserite nella piena evoluzione musicale verso una melodia più raffinata che Ruggeri sta attraversando grazie anche alla compagna, eccellente musicista che ha impreziosito lo stile dell'ex Decibel.

Manuela Zanier si fa notare soprattutto per la bella presenza sulla scena, ma la sua Amami può far strada. L'Ariston si alza quindi in piedi per ricordare Alberto Sordi, di cui è stato riproposto Mario Pio d'annata, un cult che ha commosso la platea. Si riparte con la musica, e l'inizio del pezzo di Fausto Leali riecheggia We are the champions dei Queen, poi parte la sua voce da nero bianco e il gioco è fatto. Ma la canzone è debole.

Gioca sulla sinuosità Patrizia Laquidara, movenze che ricordano Elisa e una canzone leggera e ben arrangiata. La migliore nuova proposta della serata.

Cristiano De Andrè poggia su basi solide la sua formazione musicale, in continua maturazione ormai da tempo. Il suo Giorno nuovo è una ballata etnica d'atmosfera, che si fa apprezzare anche per il testo. Tra i migliori della serata. I due Zurawski chiudono la gara dei giovani con un rock senza infamia né lode, da rivedere.

Gran finale con Luciana Littizzetto, che continua con le avances pepate nei confronti di Baudo e poi guadagna il palco con un monologo sulle donne del terzo millennio fatto apposta per far storcere il naso ai benpensanti. In gran forma, la ripartenza dai box del dietro le quinte è stata fulminante, alla faccia di chi l'attaccherà sicuramente per la sua performance.

A chiudere la star del country-rock Shania Twain, che va sul velluto puntando sul suo successo da hit parade, ma non scalda la platea, colpa di un orario in cui incombe lo sbadiglio. Poi i risultati della giuria e il sipario si cala, anche se l'infaticabile Pippo parte di corsa verso il Casinò, c'è il Dopofestival. Chissà se sabato rimpiangerà di non averlo affidato a qualcun altro...