televisione

Scarpati sulle tracce del killer

Nella fiction "L'ultima pallottola"

04 Mag 2004 - 03:33

Quando la fiction televisiva rincorre la cronaca. E' questo il caso di L'ultima pallottola, un film tv in due puntate,  in onda lunedì 24 e martedì 25 febbraio in prima serata su Canale 5, liberamente ispirato alle vicende del serial killer Donato Bilancia che tra il '97 e il '98 uccise ben 17 persone prima di essere catturato. Protagonista l'attore Giulio Scarpati nei panni di un capitano dell'Arma, Stefano Riccardi impegnato nella ricerca dell'omicida.

Riccardi è un quarantenne, un po' cane sciolto, un po' ruvido, di poche parole ma con piccoli inaspettati gesti dai quali emerge il suo mondo di sentimenti misteriosi e trattenuti e così, malgrado un approccio fin troppo diretto e senza sconti, in pochi giorni riesce a conquistare il rispetto e la fiducia della sua squadra.

Il serial killer, invece, nella finzione si chiama Vittorio Nobile ed è interpretato da Carlo Cecchi (nella foto in basso a destra). "Da una parte ci sono i carabinieri", dice l'attore, "dall’altra il mio personaggio, un cattivo spudorato che interpreto con distacco dalla cronaca e senza interrogarmi sui motivi che lo spingono ad uccidere. Mi sono ispirato ai malvagi di Shakespeare, ad Amleto e ai cattivi della letteratura. E poi leggo, ho letto i libri che parlano di serial killer, persone che si trasformano in criminali spietati. Un po’ come Monsieur Verdoux di Chaplin. Mi dà angoscia e desolazione".

Bilancia uccise senza motivo e criterio apparente ben diciassette persone tra prostitute, casalinghe, metronotte e benzinai, nei giorni lavorativi o durante i week-end, in isolati lungomare come negli androni dei palazzi, per vendetta o per rapina. I delitti erano dunque talmente eterodossi che solo il contributo del RIS, il Raggruppamento Scientifico dei Carabinieri di Parma riuscì a collegarli, attribuendoli ad un’unica mano.

Ma le diciassette vittime di Bilancia sarebbero state sicuramente di più se il 6 maggio del ’98 il maggiore dei Carabinieri Filippo Ricciarelli non lo avesse inchiodato grazie ad un esame del Dna effettuato su due mozziconi di sigaretta. Inoltre uno degli elementi della figura di Bilancia che i Carabinieri hanno cercato di ricostruire anche da un punto di vista psicologico, è che l’uomo provava un forte rancore nei confronti delle donne dopo la morte del fratello suicidatosi in seguito alla separazione dalla moglie. "Per quella disgrazia" aveva spiegato il maggiore Ricciarelli pochi giorni dopo l’arresto, "Bilancia ha avuto uno choc e una reazione molto negativa nei confronti delle donne".

Nella fiction, girata in dodici settimane tra Roma e Genova, diretta da Michele Soavi e prodotta dalla Taodue di Pietro Valsecchi, recitano anche Fabrizia Sacchi, Lavinia Guglielman, Antonio Catania, Max Mazzotta, Nino D'Agata e Fausto Paravidino.

"Il vero protagonista è lui, Filippo Ricciarelli, Riccardi nella fiction, il maggiore dei Carabinieri che arrestò Bilancia alias Nobile", aggiunge il regista Soavi (nella foto a sinistra sul set). "Prima di tutti capì che dietro quella lunga sequenza di omicidi si nascondeva la stessa mano. Non ci interessava il mistero sul colpevole, facciamo vedere in faccia l’assassino dalla prima scena. I telespettatori rivivranno l’ansia delle indagini, il cerchio che si stringe attorno al criminale. Sul set si sono vissuti momenti di tensione. A Genova la gente era ostile. La cognata di Bilancia è venuta a parlare con noi, temeva che venissero raccontati fatti personali. Capisco, riapriamo una ferita mai rimarginata. Ma noi non facciamo commenti, non usiamo nemmeno i veri nomi di tutte le persone coinvolte. Raccontiamo un fatto che ha sconvolto l’Italia, ricordo che in quel periodo la gente aveva paura di prendere il treno. Questo film è la memoria storica, ripercorre un’inquietudine che è stata generale e sembrava appartenere a realtà lontane, all’America. I fatti di cronaca per essere raccontati nelle fiction vanno riscritti, romanzati, resi generali. In un certo senso si parte da una storia particolare per arrivare a una universale, nel nostro caso la sfida tra detective e assassino, tra buono e cattivo, tra le loro psicologie che si incastrano le une nelle altre. E lo facciamo senza spettacolarizzare la violenza, senza indugiare sui particolari crudi. Qui evito i meccanismi che conosco bene del cinema horror. Questo è un film di tensione più che d’azione".