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"Daspo" ai calciatori, chi punito?

Zamparini: "Si rischiano degenerazioni"

06 Set 2007 - 11:39

Immediate le reazioni del mondo del calcio al "Daspo" per giocatori, allenatori e dirigenti, introdotto dalla sentenza della Terza Sezione Penale della Cassazione. Molti si interrogano su chi sarà oggetto di tale provvedimento. "Si corre il rischio di assistere a degenerazioni", ha detto il patron del Palermo Maurizio Zamparini. "Sentenza che farà giurisprudenza da subito", ha preannunciato l'avvocato Mattia Grassani.

Lo scossone è stato di quelli forti. Il provvedimento contro la violenza all'interno dei terreni di gioco per calciatori, allenatori e dirigenti ha fatto immediatamente discutere. I protagonisti del mondo del calcio si interrogano sull'applicabilità della sentenza della Cassazione e temono nuove ingerenze della giustizia ordinaria in ambito sportivo. E sì perché la decisione è destinata a fare giurisprudenza e la giurisprudenza è una delle fonti a cui il diritto si affida. La delicatezza della questione è stata sottolineata dal presidente del Palermo Maurizio Zamparini: "Si corre il risco di degenerazioni - ha detto - E magari di vietare lo stadio a qualcuno che ha commesso una stupidaggine". Ed ancora: "E' chiaro che per giustificare una restrizione di libertà di questo genere si deve trattare di episodi molto gravi".

Quindi ipoteticamente falli di gioco, gomitate, sgambetti e quant'altro dovrebbero restare di competenza della giustizia sportiva. "Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive potrà essere irrogato solo per atti violenti avulsi dalle manifestazioni sportive - ha detto l'avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo - Le gomitate, gli sputi, per quanto deprecabili rimarranno di competenza della giustizia sportiva".

Tuttavia i confini degli ambiti sono labili e le interpretazioni potrebbero essere diverse. In questo caso le corti dello sport sarebbero minacciate da una nuova ingerenza, sicuramente non escono rafforzate da questa presa di posizione della Cassazione: "La questione riguarda il rapporto tra ciò che avviene sul campo ed è sanzionabile dalla giustizia sportiva e ciò che ricade sotto la competenza delle autorità di pubblica sicurezza - ha detto il presidente della Figc Giancarlo Abete - Sono tutte cose che bisognerà approfondire". Al più presto possibile per garantire una certa equità di giudizi, senza permettere che l'arbitrarietà di certe valutazioni possa compromettere il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive.