Milan, figuraccia finale: 2-4
Juve spietata, Chievo fuori dall'Uefa
Juventus e Milan si avviano verso la finale di Champions League in maniera molto diversa. Nell'ultima di campionato, i bianconeri hanno battuto il Chievo per 4-3 impedendo di fatto ai veronesi di conquistare un posto nella prossima Coppa Uefa. In gol anche David Trezeguet. Il Diavolo, invece, imbottito di giovani dalla Primavera è stato travolto dal già retrocesso Piacenza con un netto 4-2: per i rossoneri, inedita doppietta di Christian Brocchi.
JUVENTUS-CHIEVO
Ligia al dovere, fino all'ultimo. La Juventus lascia il pensiero di Manchester negli spogliatoi, onora lo scudetto appena conquistato e si rende protagonista dell'unico risultato della giornata su cui non pendono dubbi da "volemose bene". A pagare la serietà della Signora, il Chievo, che vede sfuggire, onestamente in maniera immeritata, la possibilità di conquistare per la seconda volta consecutiva la qualificazione alla Coppa Uefa.
Complice il caldo, i ritmi non sono certo eccezionali: una condizione che, paradossalmente, finisce per aiutare la Juventus, non certo messa alle corde dalla pressione molto blanda del Chievo. Succede così che al 14', dopo qualche manovra degli scaligeri, passano in vantaggio i bianconeri: una rete tutta uruguagia, con il giovane Olivera che innesca Zalayeta con un colpo di tacco. I pandori sono colpiti (non certo a freddo, visto la temperatura) e rischiano il colpo del k.o. da Marco Di Vaio, voglioso di mettersi in mostra in proiezione Manchester: l'attaccante azzurro colpisce la traversa al 26', impegna Ambrosio al 29' e va ancora vicino al gol al 40'. In mezzo a tutto questo, il Chievo risponde assente: Chimenti deve compiere un intervento difficile su Bierhoff, alla sua ultima partita, all'altezza della mezz'ora.
Nella ripresa, i bianconeri sembrano volere intepretare la versione calcistica degli "Spietati". Nonchè mollare, i bianconeri insistono ancora ed è sempre Di Vaio, davvero in palla, ad andare vicino al 2-0 al 6' e all'11: in mezzo, anche una bella parata di Chimenti su Bierhoff. Al 13', la Signora concretizza la sua voglia di giocare seriamente: l'azione è ancora di Di Vaio, il passaggio per Zalayeta, la deviazione vincente alle spalle di Ambrosio. L'Udinese passa in vantaggio sulla Lazio e il Chievo, ora, sente davvero scivolare dalle mani l'Europa: la reazione gialloblù, stavolta, è veemente. Chimenti dice no a Pellissier, ma non può nulla su una zuccata del fiero Bierhoff al 16'. Lippi fa scattare la staffetta Di Vaio-Trezeguet e il francese, manco a dirlo, non resiste al suo vizio principale, vale a dire segnare: complice un errore di Mensah, il centravanti è libero di tirare dall'area e realizzare al 25'. Tre minuti dopo il 3-1, D'Anna si fa cacciare per un fallo su Zenoni e sul campionato del Chievo sembra veramente calare il sipario. Invece, la Juve decide finalmente di pensare solo a Manchester e i veronesi in "10" acciuffano l'incredibile pari grazie al vecchio Bierhoff, che infila la tripletta al 30, in mischia e al 34'. Almeno è spareggio con l'Udinese, l'incubo sembra finito e invece il guastafeste Zenoni, al 41', decide di dare un senso alla sua anonima stagione. E a lasciare il Chievo a piangere per un'Europa gettata incredibilmente al vento.
PIACENZA-MILAN
Ok, d'accordo, tra quattro giorni c'è l'appuntamento storico di Manchester: ma una finale di Coppa Campioni vale comunque una delle prestazioni più finte di una storia ultracentenaria? Questa la domanda che, direbbe Lubrano, sorge spontanea dopo questo Piacenza-Milan. Il Piccolo Diavolo, vista l'età media e il nome del centravanti classe 1985 messo in campo da Ancelotti, ha chiuso il campionato venendo preso a schiaffi dalla terzultima in classifica, che non ha ottenuto un punteggio più largo solo per senso di tenerezza: più di uno, al Piacenza, ha figli e alla fine il senso paterno ha prevalso su quello agonistico.
La partita, inteso come contesa per ottenere il massimo risultato, non è mai esistita. Il Piacenza ha segnato alla prima azione decente, dopo 6 minuti, con Hubner e poi ha fatto il bello e il cattivo tempo. I giovanissimi milanisti (Stefani, difensore centrale, Aubemayang, laterale sinistro e le due punte Piccolo e Matri) ci hanno messo molto impegno, i "vecchi" che li affiancavano (con l'eccezione di Brocchi) nemmeno quello. I biancorossi di casa sono giunti velocemente al raddoppio (rigore di Maresca al 14' dopo un fallo su Hubner) e, subìto più o meno incidentalmente il gol dell' 1-2 (altro rigore, realizzato da Brocchi, per un intervento su Ba), hanno ristabilito le distanze dopo due minuti con una rete di testa di Marchionni, che non è propriamente uno specialista del gioco aereo.
Nel secondo tempo, il Diavolo diventa sempre di più la versione calcistica di "Amici di Maria De Filippi": dentro anche Dal Bello e Pastrello (perdonate la rima), ci si mette anche Cagni inserendo Babatunde, ragazzino africano che potrà dire un giorno di avere affrontato e battuto il grande Milan. Nel frattempo, lo spettacolo calcistico è censurabile e meno male che ogni tanto c'è il Piacenza che prova a farsi vivo: Fiori si rende protagonista di un bell'intervento su Maresca al 23', lo stesso ex-juventino fallisce clamorosamente al 34', ma ci pensa Darione Hubner al 37' a siglare il poker piacentino ai danni di un club che, tra tre giorni, potrebbe essere campione d'Europa. Nel recupero, ci pensa Brocchi (dopo un palo dello sfortunato Piccolo) a limitare le proporzioni del punteggio. Per l'infaticabile centrocampista, è doppietta: il dato statistico più evidente per non considerare quella del "Garilli" una partita ufficiale del Milan.
