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La Champions è cosa nostra

Nel 1996 l'ultimo trionfo italiano

06 Mag 2004 - 22:19

Derisi, umiliati, attaccati eppure vincenti. L'Italia si riprende il massimo trofeo continentale alla faccia di tutti e quando nessuno, forse, se lo aspettava più. A nemmeno un anno dal tragico epilogo dei Mondiali nippo-coreani, per essere chiari. Quando cioé il nostro calcio aveva toccato il suo fondo e non restava che risalire. Portiamo in finale Milan e Juventus non perché, come qualcuno ha pensato, l'ha avuta vinta il catenaccio. Piuttosto perché sono la splendida espressione di due modi antitetici di giocare a pallone e di vincere.

Se a Manchester la Champions sarà affar nostro è perché Milan e Juventus sono state capaci di essere più forti di ciascuna rivale. Delle spagnole, ad esempio, battute ed eliminate in serie dai nostri club. Perfino di quella, tra le formazioni iberiche, unanimamente indicata come la formazione più forte del mondo. Eppure se anche il Real Madrid alla fine si è dovuto arrendere una spiegazione c'è, eccome. Che, per chiarirci, dalle nostre parti le merengues hanno vinto solo tre volte in 25 trasferte. Un dato significativo di una certa fragilità del club spagnolo lontano da Madrid. E' vero, il Real gioca bene e non avrebbe scandalizzato un suo accesso in finale. Ma in questa stagione, è bene ricordarlo, contro le italiane ha pagato più volte dazio. Ieri contro la Juventus, che ha fatto a pezzi la squadra di Del Bosque. Prima contro il Milan, sconfitto, è vero, al Bernabeu (ma era già qualificato e in formazione largamente rimaneggiata), ma capace di battere i campioni d'Europa a San Siro quando la partita ancora contava per entrambi e, comunque, di mettersi dietro gli spagnoli nella classifica del secondo girone.

Il Real come tutte le altre. Altro che catenaccio all'italiana. I risultati parlano chiaro: il cammino dei rossoneri di Ancelotti è stato esemplare fino almeno al doppio quarto di finale con l'Ajax. Nei primi due gironi eliminatori il Milan ha sempre chiuso il discorso dopo le prime quattro gare e fatto fuori squadre come il Bayern Monaco (battuto sul suo campo), il Deportivo La Coruna (che è attualmente in testa alla Liga), il Real Madrid e il Borussia Dortmund. La Juve, che pure ha faticato di più specie nella seconda fase (si è qualificata chiudendo il raggruppamento con gli stessi punti di Deportivo e Basilea), si è invece sbarazzata, per dirne una, del Barcellona, fin lì esemplare in Champions.

Il tutto grazie al contributo di molti giocatori italiani (il Milan ne aveva in campo sette nel derby di ritorno, la Juve cinque dall'inizio) e a due modi di giocare molto differenti. Più manovriera e raffinata la squadra di Ancelotti, più forte atleticamente e molto determinata e duttile quella di Lippi. All'Old Trafford va di scena il nostro calcio (un successo mancava da Juventus-Ajax del 1996), perché è un buon calcio. Che trascura i colpi di tacco e non si ostina a schierare sei attaccanti per volta, ma sa invece che l'equilibrio tattico è la prima ragione di successo. Manchester non resterà magari a bocca aperta e in Spagna preferiranno altro alla "finalina" tra Milan e Juventus. E francamente, la cosa, non ha l'aria di essere molto importante.