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Juve, scudetto in nome di Agnelli

Bianconeri 27 volte campioni

06 Mag 2004 - 19:02
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Ventisette volte “Hurrà!”: storia e cronistoria dei successi della Juventus in campionato.

1905:
siamo in piena epoca pionieristica e la Vecchia Signora ha appena dismesso il “pigiamino rosa” per passare ad un bianconero che avrebbe fatto epoca. In campo, con calzoni lunghi e baffi a manubrio, ci sono il portiere Durante, futuro pittore, Goccione, che diventerà medico condotto e Forlano, in seguito affermato imprenditore. Dilettanti, tutti studenti o lavoratori, con l’hobby del “football”. Bastano quattro partite per strappare il titolo al Genoa. Di allenatore, ancora non se ne parla.

1925-26: a 21 anni di distanza, ecco il bis. La Juventus è divenuta da qualche tempo, di proprietà della famiglia Agnelli. Ci sono le basi per una trasformazione da semplice società sportiva ad azienda. Il successo arriva dopo tre combattute finali di Lega Nord contro il Bologna e due facili finalissime nazionali (7-1 e 5-0) contro l’Alba Roma, progenitrice dei giallorossi. La stella è l’ungherese Ferenc Hirzer, autore di 35 reti in 25 partite, molte delle quali servitegli su un piatto d’argento dall’ala destra Federico Munerati. Il tecnico Jeno Karoly, pure lui magiaro, viene stroncato da un attacco cardiaco pochi giorni prima dello spareggio con il Bologna.

1930-31: è l’inizio di un “filotto” di cinque scudetti consecutivi. In panchina il pragmatico Carlo Carcano, ex centromediano dell'Alessandria. In campo, tra gli altri, il terzino “Viri” Rosetta, uno dei primi professionisti del calcio italiano, acquistato dalla Pro Vercelli, poi altri fuoriclasse come Combi, Caligaris, i fratelli Varglien e gli “oriundi” Cesarini e Orsi, figli di emigranti in Argentina. Pesante ko a Roma (quel 5-0 diventa un film), ma proprio sulla Roma arriva il risolutore sprint finale.

1931-32: stavolta l’avversaria principale è il Bologna “che tremare il mondo fa”. Decisivo l’innesto di un altro italo-argentino, il centromediano Luisito Monti. Orsi va a segno 20 volte, “Giuanin” Ferrari 16, Vecchina 15 e Munerati 14. Tra gli artefici anche il mediano Bertolini.

1932-33: sempre guidati dal ginnasiarca Carlo Carcano, i bianconeri centrano il tris vincendo alla grande un campionato senza storia e chiudendo a +8 dall’Ambrosiana-Inter e a +12 da Bologna e Napoli. La Juve è al tempo stesso miglior attacco e miglior difesa. Fa la sua apparizione Felice Placido Borel, detto “farfallino”: suo padre Ernesto era stato un pioniere. All’ala destra c’è il brasiliano Sernagiotto. Per il resto è la stessa intelaiatura.

1933-34: dominio meno netto rispetto all’anno precedente. I bianconeri vincono con quattro lunghezze sull’Ambrosiana-Inter e sette sul Napoli. Borel va a segno ben 31 volte in 34 gare. Ben nove juventini nei 22 di Vittorio Pozzo che, in giugno, si laureano campioni del mondo.

1934-35: è il quinto successo consecutivo, l’ultimo della serie. Molti dei campionissimi sono sul viale del tramonto. Mister Carcano viene sollevato dall’incarico prima della fine del torneo, pare per motivi extracalcistici. I cosiddetti “gregari”, inseriti in un’intelaiatura consolidata, non fanno mancare il proprio contributo. In porta non c’è più Combi, ma Valinasso, mentre Foni ha preso il posto di Caligaris nella linea dei terzini. Prime apparizioni per Gabetto, che farà grande il Torino, poi caduto a Superga.

1949-50: siamo in piena era “post-Superga”. Il Grande Torino non c’è più e la Juve di Boniperti e Muccinelli non si fa pregare per raccoglierne l’eredità. Brillano due danesi scoperti alle Olimpiadi di Londra: il possente John Hansen e il veloce Karl Aage Praest. In difesa c’è Alberto Piccinini, padre dell’attuale telecronista Mediaset, Sandro. L’allenatore è l’inglese Jesse Carver.

1951-52: guidati dal dottor Sarosi, uno dei grandi dell’Ungheria anteguerra, i bianconeri sfiorano le 100 reti, arrivando a 98 (in 38 gare) e trionfano staccando il Milan di sette punti e l’Inter di undici.

1957-58: lo scudetto della Stella, arriva per merito di un gigante cresciuto in povertà e strappato alle miniere del Galles, John Charles e ad un piccolo argentino “attaccabrighe” dal passo felpato e dalle tecnica sopraffina, Omar Sivori. Intorno a loro, un portiere plastico, Mattrel e tanti comprimari.

1959-60: uno scudetto all’insegna del tango. Renato Cesarini, appena tornato dall’Argentina, guida una squadra che ha nella tecnica prelibata di Omar Sivori il suo punto di forza. Ben 92 (in 34 gare) le reti messe a segno, ben 51 messe a segno dal duo Sivori-Charles.

1960-61: terzo scudetto in quattro anni e dodicesimo in totale. Il successo è macchiato da un fatto di cronaca: in occasione di Juve-Inter, c’è un’invasione di campo e la gara viene sospesa. La Lega, anziché lo 0-2 a tavolino, opta per la ripetizione e i nerazzurri schierano i ragazzini. Finisce con un punteggio-fiume: 9-1. E’ l’ultima stagione in bianconero per Giampiero Boniperti.

1966-67: è un successo inatteso, che arriva all’ultima giornata, complice una “papera” del portiere dell’Inter, Sarti, che, a Mantova, si lascia sfuggire un pallone innocuo. E’ una Juve “operaia”, affidata al paraguayano Heriberto Herrera, solo omonimo del grande Helenio (peraltro argentino): poche stelle, tanti calciatori di quantità, come il difensore Giancarlo Bercellino, il portiere Anzolin, il centrocampista spagnolo Del Sol e l’attaccante brasiliano Cinesinho.

1971-72: è il primo titolo dell’era Boniperti, che ha ereditato il bastone del comando da Vittore Catella. Ci sono tanti giovani di belle speranze pronti a scrivere pagine importanti del calcio italiano come Bettega (che però salterà buona parte del torneo per un’infezione polmonare), Anastasi e Capello. In campo anche il tedesco Haller, ex Bologna e il sardo Cuccureddu (al suo arrivo, l’avvocato Agnelli disse, “non ha un nome da Juventus”) e che invece farà bene.

1972-73: bis dell’anno precedente, di nuovo con un punto sul Milan. In porta c’è SuperDino Zoff ed in più, rispetto alla squadra dell’anno prima, sempre guidata dal ceco Vyckpalek, troviamo il “Barone”, al secolo Franco Causio ed un “nonnetto” che entra spesso dalla panchina a risolvere, il brasiliano José Altafini.

1974-75: dopo la parentesi laziale, la Juve si riprende il titolo. In panchina siede Carletto Parola, un “grande” degli anni ’50. Nel frattempo sono arrivati due futuri campioni del mondo, Claudio Gentile, arcigno difensore e Gaetano Scirea, libero dalla classe eccelsa. Anastasi e Damiani (9 centri a testa) i bomber di una squadra che ha nella superdifesa (solo 19 reti al passivo in 30 gare) il suo punto di forza.

1976-77: vendetta sul Torino, che l'anno precedente ha rimontato la Signora e vinto uno storico scudetto. Fantastico duello con i granata fino all'ultima giornata, alla fine Juve 51 punti, Torino 50, scudetto record per i campionati a 16 squadre. E' il primo scudetto dell'era Trapattoni e arriva anche grazie agli innesti di Tardelli e dei "vecchi" Boninsegna e Benetti, gentilmente offerti da Inter e Milan.

1977-78: Il Trap fa subito il bis e ha vita più facile rispetto all'anno precedente. In avvio il rivale è il Milan, poi l'avversario da tenere a bada fino alla fine è nientemeno che il Lanerossi Vicenza di G.B.Fabbri e di un ragazzino chiamato Paolo Rossi. La squadra è praticamente la stessa della stagione prima, incomincia a farsi largo il giovane Antonio Cabrini.

1980-81: Dopo due anni sabbatici nei quali lascia il primato a Milan e Inter, la Juve torna in cattedra dopo un campionato tiratissimo soprattutto dal punto di vista delle polemiche. I bianconeri, infatti, duellano fino all'ultimo con la Roma di Liedholm: ancora oggi, nella capitale, si ricorda la questione del gol annullato a Turone nello scontro diretto di Torino. In formazione un cocktail formato dalla vecchia guardia (Zoff, Furino, Scirea, Gentile, Bettega) e la new wave dei vari Fanna, Marocchino, Brio, Virdis e dell'irlandese Brady, primo straniero della nuova epoca.

1981-82: E' l'anno della seconda stella. Lo scudetto n.20 arriva solo all'ultima giornata, anzi negli ultimi minuti: la Signora passa a Catanzaro con un rigore di Brady (già venduto alla Samp) mentre la Fiorentina, a pari punti con la Juve, viene fermata sullo 0-0 dal Cagliari. Anche in questo caso, grandi polemiche per un gol annullato al viola Graziani. L'undici titolare è il solito, la principale novità è rappresentata dai nuovi polmoni di centrocampo, di proprietà del sammarinese Massimo Bonini. Nel finale dà il suo contributo anche Paolo Rossi, reduce dalla squalifica del calcioscommesse.

1983-84: Pronta rivincita sulla Roma, campione l'anno precedente. A Trapattoni, giunto al quinto trionfo sulla panchina bianconera, basta controllare le velleità dei giallorossi per spuntarla in un torneo non memorabile. E' comunque il tricolore di Platini (capocannoniere del torneo), Boniek e Rossi. A nobilitare l'annata, a fine stagione, arriva anche il successo in Coppa delle Coppe.

1985-86: Canto del cigno del Trap dopo un decennio di trionfi. La squadra, pur conoscendo importanti modifiche (partiti Boniek, Tardelli e Rossi, arrivati Manfredonia, Serena e Laudrup), parte forte e mantiene il comando delle operazioni fino alla fine. E' l'ultimo trionfo di Michel Platini, che durante l'inverno conduce la squadra anche al trionfo in Coppa Intercontinentale.

1994-95: La nuova gestione societaria di Giraudo, Bettega e Moggi e l'arrivo in panchina di Marcello Lippi danno il via al nuovo ciclo juventino dopo quasi un decennio di digiuno in campionato. Il primo torneo a tre punti nella storia del massimo torneo viene stravinto dalla Signora, che chiude i conti alla terzultima giornata. Il collettivo bianconero vive sul dinamismo e sulla tecnica di Sousa, Vialli, Ravanelli, Ferrara, Conte. C'è Roberto Baggio, ma inizia a farsi strada il giovane Alessandro Del Piero.

1996-97: Il tricolore ritorna sulle maglie bianconere dopo l'ultima fiammata del grande Milan di Capello. Proprio a San Siro contro i rossoneri viene ottenuto un clamoroso successo per 6-1 che è la perfetta copertina di un torneo nel quale solo il Parma di Ancelotti riesce a procurare qualche fastidio agli uomini di Lippi. Principale novità della formazione è Christian Vieri, che a fine stagione, però, verrà ceduto per una cifra record all'Atletico Madrid.

1997-98: Scudetto numero 25, sicuramente uno dei più discussi. La Juve è protagonista di un lungo testa a testa con l'Inter, che viene battuta nello scontro diretto di Torino anche grazie a un clamoroso rigore non concesso a Ronaldo. I presunti favori arbitrali avuti dai bianconeri anche in altre gare alimenteranno polemiche a non finire. Artefici del titolo sono Inzaghi e Del Piero, che segnano oltre 50 gol in due tra campionato, nazionale e coppe.

2001-02: Dopo quattro anni di assenza dall'albo d'oro, arriva uno dei titoli più insperati. La Signora, infatti, ripete la beffa del 1967 approfittando del clamoroso crollo dell'Inter all'ultima giornata (nerazzurri battuti 4-2 a Roma dalla Lazio) e superando i rivali all'ultima curva. Facce nuove del successo bianconero sono il bomber francese David Trezeguet, il "moto perpetuo" Pavel Nedved e due nuove colonne difensive, Buffon e Thuram.