sport

L'Associclisti fa guerra alla Rai

Corridori contestano servizi su doping

05 Mag 2004 - 19:53

Continuano le polemiche tra l'Associazione dei Corridori Professionisti Italiani e il Tg2. L'Accpi ha fatto sapere attraverso un comunicato di essere intenzionata a chiamare il Tg della seconda rete pubblica nazionale a "rispondere delle gravissime affermazioni contenute nella puntata di “Tg2 Dossier” andata in onda sabato sera". "L’Accpi, si legge nel comunicato, aveva già deciso, dopo un primo servizio trasmesso nei giorni scorsi dal Tg2, di sporgere denuncia penale contro il direttore Mauro Mazza, l’autore del servizio Fabio Venditti ed un presunto ex corridore celatosi dietro l’anonimato. Oltre alla denuncia penale sarà presentato un esposto all’Ordine dei Giornalisti".

Amedeo Colombo, presidente dell’Accpi, ha dichiarato: "A quanto pare non serve richiamare certi giornalisti al rispetto della deontologia professionale. Ancora nelle ore precedenti la messa in onda del “Tg2 Dossier” di sabato avevamo invitato il direttore della testata giornalistica a svolgere il doveroso ruolo di controllo e supervisione del lavoro compiuto dai propri cronisti: nell’interesse della lotta al doping ed a tutela della verità, prima ancora che a protezione della categoria dei corridori. Lo speciale intitolato “Morte di un corridore” ha proposto, invece, la vergognosa e crudele strumentalizzazione della scomparsa di Denis Zanette (in realtà attribuita dall’autopsia a cause naturali) a sostegno di un teorema che tende a presentare tutti i corridori alla stregua di una banda di tossicodipendenti. E’ un episodio inaccettabile, poiché il servizio giornalistico da un lato presentava spunti degni di attenzione, soffocandoli però in un impianto inquinato (nei toni, nella costruzione del servizio e nelle conclusioni) all’evidente ricerca dello scoop “a tutti i costi”. Peccato che anche magistrati ed alti rappresentanti delle forze dell’ordine si siano prestati - forse inconsapevolmente - al gioco del Tg2, agevolato così nel confezionamento di un prodotto “disinformativo” e gravemente diffamatorio, basato peraltro su dichiarazioni ed elementi già ampiamente conosciuti".