La guerra ferma anche Tiger Woods
Niente torneo in Dubai per l'asso Usa
Potere della guerra. Dopo aver costretto a fermare il Mondiale U. 20 di calcio, l'imminente conflitto in Iraq ha convinto anche Tiger Woods, numero uno del golf, a riununciare al torneo del Dubai Desert Classic in programma nel fine settimana. "Non penso che sarebbe saggio da parte mia andare laggiù in questo momento" ha detto il campione statunitense che ha così detto no a un possibile premio in denaro di 290.000 euro in palio per il vincitore.
Ancora più massicce saranno le assenze nel Qatar Masters di golf della prossima settimana, visto che il governo britannico ha emesso un avviso sconsigliando i viaggi nella regione, "a parte quelli per affari essenziali". Alle cautele di Tiger Woods e del governo britannico fa da contro altare Ken Schofield, il direttore dell'European Tour. "Per come lo vediamo noi, il nostro evento è un 'business'. Certamente non è una vacanza - afferma Schofield - Il campo, le sistemazioni logistiche ed i trasporti sono tutti a punto e sicuri. E siamo pronti a qualsiasi evenienza". Vista da vicino, la minaccia della guerra non spaventa più di tanto. Ed infatti gli organizzatori della Dubai World Cup, la corsa di cavalli più ricca del mondo, hanno confermato che si correrà regolarmente il 29 marzo. Per di più con una partecipazione americana da record: ben 15 i cavalli a stelle e strisce iscritti.
Così il mondo dello sport si prepara a stravolgere i suoi calendari. "Crediamo fermamente che lo sport sia una forza unificante tra popoli di diverse culture e filosofie, ma dobbiamo anche riconoscere che ci sono eccezionali circostanze in cui la politica passa sopra ai valori positivi dello sport" ha detto ad esempio Francesco Ricci Bitti, presidente della federazione internazionale del tennis preparandosi a raffiche di forfait nei prossimi mesi. Già sono piovuti annullamenti sul programma di amichevoli di calcio che si sarebbero dovute giocare nell'area del Golfo. Il Kuwait ad esempio ha annullato quelle con Egitto e India, mentre il Bahrain ha rinunciato a confrontarsi con una selezione brasiliana. E l'Uefa ha pronto un piano di emergenza in caso di guerra.
