I tifosi del Milan ai suoi piedi, Barbara Berlusconi tra le sue braccia
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Prendete un calciatore, dategli una velocità da centometrista, uno stacco da terra da saltatore in alto, una precisione al tiro da cecchino, e avrete Alexandre Rodrigues da Silva, meglio noto come Pato. Arrivato in Italia dall’Intenational di Porto Alegre ancora minorenne, senza patente e con l’apparecchio ai denti, il giovanotto vantava già in bacheca un mondiale per club e, per acquistarlo, il Milan sborsò la bellezza di 22 milioni di euro. Troppi? Non per Ancelotti, che dopo averlo osservato in allenamento non impiegò troppo tempo per definirlo “il miglior under 20 del mondo” e “futuro Pallone d’Oro”.
Il Papero, in realtà, dopo aver dimostrato tutto il suo talento, ha subìto un’involuzione preoccupante, dimostrandosi fortissimo con i deboli e deboluccio con i forti. A parte una doppietta al Bernabeu nel girone eliminatorio della Champions League 2009/10, infatti, non si ricordano particolari prodezze del Fenomenino il quale, particolare non da poco, ha finito per passare mesi interi sul lettino del massaggiatore causa muscoli di seta, conseguenza di una crescita fisica sproporzionata nonostante l’età (è cresciuto 9 centimetri e 10 chili in poco meno di due anni).
La scintilla, quella più attesa, quella che potrebbe davvero aver lanciato definitivamente in orbita l’attaccante brasiliano, è arrivata il 2 aprile scorso, giorno del derby-scudetto: Inter al tappeto 3-0 e doppietta del Nostro. La curva Sud di San Siro ai suoi piedi, una tifosa d’eccezione tra le sue braccia.
“Nessuna dedica speciale, tutti avete notato dove ho guardato dopo i gol”: così Pato commentò la doppietta. Quei gol, questo scudetto, sono per Barbara Berlusconi, la donna per la quale batte il cuore dell’attaccante. I primi segnali di complicità, il primo bacio rubato da fotografi indiscreti, le prime dichiarazioni d’amore, le prime uscite allo scoperto, la "prima" alla Scala: l’escalation non è ancora terminata. E pazienza se il babbo di lei aveva spesso “sponsorizzato” Kakà, considerato il “genero perfetto”. Pato vuole continuare a stupire. Non solo in campo.