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Venezia 73, al Lido sbarca Mel Gibson: ritorno da regista con una storia vera

Lʼamericano presenta Fuori Concorso "Hacksaw Ridge" con Andrew Garfield. E debutta il primo film italiano in gara, "Spira mirabilis"

Venezia 73, al Lido sbarca Mel Gibson: ritorno da regista con una storia vera

A dieci anni da "Apocalypto", Mel Gibson torna alla Mostra del Cinema di Venezia. Fuori Concorso ha presentato la sua ultima fatica da regista, "Hacksaw Ridge". Il film è un inno a un eroe senza armi della Seconda Guerra Mondiale, la storia vera di Desmond Dosdil primo obiettore di coscienza decorato con la Medaglia d’onore. Intanto debutta il primo dei tre italiani in concorso, "Spira mirabilis", il documentario di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.

"Odiare la guerra ma amare i guerrieri". E' il comandamento di Mel Gibson per il suo war movie che vede il protagonista interpretato da Andrew Garfield a Okinawa, durante una delle più furiose battaglie della seconda guerra mondiale. Qui Desmond Doss salvò 75 uomini senza sparare un solo colpo, convinto che la guerra fosse una scelta giustificata ma altrettanto convinto, per credo religioso, che uccidere fosse sbagliato.

"Prendere un uomo normale che fa cose straordinarie in circostanze difficilissime, è quel che rende questa storia leggendaria", dice Gibson, che aggiunge: "Nel mezzo dell’inferno terrestre, va alla guerra a mani nude se non con la sua fede: questo mi ha ispirato, queste sono le storie, gli eroi che dovremmo raccontare". Gibson sottolinea come "Hacksaw Ridge" veicoli un messaggio contro le armi, e ribadisce: “Non esistono guerre giuste, le odio le guerra, ma bisogna amare i guerrieri, prestar loro omaggio, e questo film lo fa. Amiamo chi si è sacrificato in guerra, ha sofferto, i veterani: quelli della guerra in Vietnam tendono a farsi del male, si suicidano".

Al Lido "Spira mirabilis" è il primo dei tre italiani a scendere nell'arena del concorso. Il documentario di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti parla degli elementi e ciò che l'uomo è in grado di preservare, dagli indiani Lakota al Duomo di Milano. "Raccontare l'immortalità - spiega Martina Parenti - ci interessava come aspirazione, come racconto del meglio di noi, di quello che gli uomini possono lasciare agli altri nel senso più positivo. La 'spirale meravigliosa' in fondo è proprio l'umano tentativo di accettare e contemporaneamente superare i propri limiti".

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