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Il "New York Times" scopre MYSS KETA: "Prima la mascherina era una caratteristica distintiva, ora l'abbiamo tutti in comune"

Il quotidiano dʼoltreoceano ha intervistato la diva in incognito sul dettaglio estetico che l'ha resa fino a oggi speciale ma che adesso sta perdendo di esclusività

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Il look di MYSS KETA, nato in tempi non sospetti, ha anticipato l'estetica di oggi. Questo aspetto ha attirato l’attenzione del New York Times che nell'intervista alla cantante "pazzeska" ha messo in relazione l'uso ormai quotidiano della mascherina con quel simbolo che è la caratteristica del suo successo fin dall’inizio, legato alla sua identità nascosta. "Prima era una cosa distintiva, ora è una cosa che abbiamo in comune”, ha raccontato la regina della notte di Porta Venezia, puntualizzando con la solita ironia: "Ora tutti sembrano dei fan della Myss".

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L'artista ha subito deciso di presentarsi al mondo della musica in anonimo con il suo volto nascosto da mascherina e occhiali da sole, che sono diventati con il passare del tempo il suo segno distintivo. Al New York Times ha raccontato come all’inizio della pandemia abbia distribuito ai suoi amici alcune delle sue mascherine: "Ne avevo così tante, chirurgiche, in tessuto, seta, qualsiasi materiale".

 

Sui dubbi del giornale americano di come la pandemia e le conseguenti misure di sicurezza potrebbero intaccare la sua immagine, la cantante assicura: "Sono sempre MYSS KETA, lo sarò sempre, al 100%. MYSS KETA è la diva di porta Venezia. Lo dirò finché non inizieranno a chiamare dei parchi con il mio nome".

 

Myss Keta con Guè Pequeno è davvero... "Pazzeska"

In attesa di "Paprika", secondo album della sua carriera in uscita il 29 marzo, l'enigmatica e provocatoria Myss Keta pubblica il video del suo nuovo singolo, "Pazzeska", che vede il featuring di Guè Pequeno. Nel video un’ardente Myss si muove super sinuosa in un ambiente total pink dominato da una mortadella gigante, una dimensione fuori dallo spazio-tempo che sembra uscita dall’immaginazione di Sigmund Freud dopo la visione di un film di David Lynch. Una chiara allucinazione collettiva di Motel Forlanini che si fa reale grazie alla performance di Keta. Fra brusche accelerazioni e improvvisi rallentamenti, il corpo di Myss Keta diventa veicolo narrativo dei suoni presenti nel brano, in cui strumenti dal sapore orientale si insinuano nella struttura dei beat. Il risultato è una canzone quasi ipnotica, una danza del serpente che arriva dal futuro, pronta a risucchiare chiunque l’ascolti in una danza tribale oltre i confini del reale.

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