Moore, un rivoluzionario in Mostra
In concorso nuovo film del regista Usa
Michael Moore, il regista premio Oscar di "Bowling a Columbine" e "Farenheit 911", non è mai stato così apertamente rivoluzionario nelle sue dichiarazioni. A Venezia, dove il suo nuovo film "Capitalism - A Love Story" è in concorso, Moore mostra la sua faccia piu' militante: "Spero che questo film inciti le coscienze degli americani verso il cambiamento. Siamo già a buon punto".
Se mi avessero chiesto quattro anni fa - prosegue il regista - se un afroamericano sarebbe mai diventato presidente degli Stati Uniti, avrei detto di no. Ma in fondo penso che non ci aspettava neanche che il Muro di Berlino crollasse, o che Mandela uscisse dal carcere e diventasse presidente del Sudafrica. Sono fiducioso che, vista l'attuale situazione finanziaria dell'America, la gente scenderà nelle strade a protestare per una vera democrazia, non solo elettorale".
"Non capisco perché si invochi a gran voce il diritto al voto, mentre poi, quando si parla di economia o di posti di lavoro, si accettano le peggiori nefandezze. E' lì che dobbiamo agire, è in questi ambiti che il cittadino deve diventare vigile e militante, contro i soprusi delle multinazionali" prosegue Moore. "Ho girato questo film come se fosse l'ultimo della mia carriera, spero che riesca a scuotere le coscienze ma anche ad intrattenere. In fondo sono un regista, e non un politico, spero sempre che il mio pubblico si diverta con i miei film, e poi anche che impari qualcosa. Sarei felice che il mio messaggio arrivasse anche al di fuori degli Usa, specialmente in quegli stati che si ispirano al nostro sistema economico, come qui in Italia dove al capo del governo c'e' un personaggio dai tratti conservatori come Silvio Berlusconi".
La trama del film
Il nuovo film di Moore ritorna sulla questione esaminata dal regista nel corso di tutta la sua carriera: gli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero. Ma stavolta il colpevole è molto più grande della General Motors, e la scena del crimine molto più ampia di Flint, Michigan. Mescolando l'umorismo all'indignazione, Moore esamina la tormentosa questione del prezzo pagato dall'America a causa del suo amore per il capitalismo. Quel che emerge sono i sintomi fin troppo noti delle storie d'amore andate a rotoli: menzogne, violenze, tradimenti... e 14.000 posti di lavoro distrutti ogni giorno.
Applausi durante le anteprime
Tanti applausi, anche a scena aperta, per le anteprime stampa del film. Entrambe le proiezioni si sono concluse con una lunghissima ovazione ed alcune grida di approvazione per il regista che porta al Lido un'analisi spietata della crisi finanziaria statunitense.
