spettacolo

Spider Man incastrato nella tela

Non convince il terzo film della saga

29 Apr 2007 - 18:44

Dopo quasi due ore e mezzo ci scappa il sospiro di sollievo, e l'uscita dalla sala è una mezza liberazione. Il primo limite del terzo Spider Man è proprio questo: la lunghezza che via via diventa pesantezza e che in alcuni momenti coincide con la noia.

C'è da dire però la carne al fuoco è davvero tanta. Peter Parker si trova a combattere tre volte (contro se stesso, contro l'ex amico diventato nemico ma poi ancora amico, quindi affrontare altri due cattivi che gli appassionati dei comics conoscono bene), deve vendicare zio Ben, preservare il suo fidanzamento con Mary Jane, stare all'occhio con la tentatrice Gwen Stacey e in più rischia pure il posto di lavoro a causa di un altro fotografo viscidino e furbetto. Troppa, troppa roba in un film che ha in quelle dei combattimenti le sue scene migliori, ma sfiora il ridicolo quando il supereroe, nella miglior tradizione Marvel, affronta i suoi super-problemi.

Il terzo capitolo della saga è quello della scelta e dell'accettazione. Dopo la scoperta e la consapevolezza dei suoi superpoteri, sembra che a Peter tutto vada per il meglio, a partire dalla sua relazione con Mj. Pian piano, però, complice anche un fluido cattivello che gli farà perdere il senso della misura (oltre che ad "annerirgli" il costume), Peter sarà costretto a lottare con se stesso per indirizzare nella maniera più giusta i poteri che il morso del ragno gli ha donato. Nel mezzo, però, tra alti e bassi narrativi, ritroverà l'amicizia persa con Harry Osborn, cercherà di riguadagnare la fiducia di una, a sua volta sfiduciata, Mary Jane sedotta e abbandonata da Broadway, e se la vedrà con l'Uomo Sabbia e Venom, la sua arcinemesi.

Gli enormi investimenti (circa 300 milioni di dollari) sono serviti a creare effetti speciali strabilianti che fanno di Spider Man 3 un pregevole action-movie. Particolarmente apprezzabile il lavoro per dar vita all'Uomo Sabbia, ma anche il combattimento iniziale tra Spider Man e il giovane Goblin/Osborn non è male. Positivo, ma tardivo l'ingresso di Gwen Stacey, personaggio che nei fumetti precede Mary Jane e che forse poteva essere meglio sfruttato nella trilogia, considerato che, per la sua sorte, è uno dei più amati dell'universo del Ragno. Fanno sorridere, per la loro caricaturalità, anche le scene in cui Peter, in pieno delirio di onnipotenza, fa il ganassa per le vie di New York. Il resto risulta farraginoso, a tratti inutile. Sarebbe stato meglio dare una fisionomia più snella alla trama e non bruciarsi troppi spunti per un solo film.

Tobey Maguire è sempre perfetto per il ruolo di Peter Parker, che nulla toglie o aggiunge al suo talento d'attore. Kirsten Dust/Mary Jane continua a porsi con quello sguardo tra l'ubriaco e lo stralunato, e ormai siamo certi che ci è, e non ci fa. Alla fine il migliore risulta James Franco, che rende credibile Harry Osborn, forse il personaggio più vero di tutti, quello che ha davvero i super problemi. Menzione speciale per gli occhi di Bryce Dallas Howard/Gwen Stacey, la musa di Shyamalan (ve la ricordate cieca e coraggiosa in The Village?), che speriamo abbia più spazio nel quarto capitolo, che, c'è da scommetterci, si farà.
Spazio che sicuramente avrà Stan Lee, papà di tutti i supereroi Marvel, che non si tira mai indietro per un cameo in ogni film in cui c'è di mezzo una sua "creatura". Occhio, quindi, a quell'arzillo 84enne baffuto e con occhiali da sole scuri che compare per pochi secondi accanto a Peter. Chi ama i fumetti non può che dirgli grazie.

Domenico Catagnano