spettacolo

Malfunk: "Una vita da randagi"

Marco Cocci presenta il disco a Tgcom

28 Mar 2007 - 12:41
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Quinto album per i Malfunk, la band toscana guidata dal poliedrico Marco Cocci e formata da Federico Forconi detto “Fefo” (fondatore del gruppo), Enrico Amendolia e Ugo Nativi. Il nuovo lavoro, "Randagi", uscito dopo 3 anni di silenzio, comprende 10 brani. Tutti seguono il filo conduttore del rock-indie con un riferimento chiaro alla musica di fine anni ‘70. Tgcom ha intervistato il leader del gruppo.

Abbiamo sfogliato varie volte il vocabolario per cercare una definizione che calzasse a pennello a Marco Cocci. Ovviamente, non l’abbiamo trovata. La verità è che ogni volta che ci si trova di fronte a un personaggio come lui tutto sembra complicato da definire. Come lo chiamereste voi uno che, nell’ordine, fa: il cantante, l’attore e pure, a volte, il presentatore? Forse semplicemente artista. E noi siamo partiti proprio dal "soggetto-artista" per farci raccontare il suo ultimo lavoro: il quinto album della sua band. Gli anni passati, gli impegni presi, le tante faccende che circolano nella vita di Cocci non hanno placato mai la sua sete di musica. Quella vita primordiale che Marco conserva gelosamente dentro di sé. Per intervistarlo gli siamo stati dietro un bel po’. Gli impegni sul set erano incalzanti. Così lo abbiamo svegliato alle sei di sera, quasi all’ora dell’aperitivo. "Scusa, ma sono un po’ stanco", confessa candidamente. - Gli impegni sono molti". Lo bombardiamo di domande e il discorso comincia sciogliersi piano piano e a sfilacciarsi come una maglietta usata, ma piena di vita.

Perché l’album si chiama Randagi?
La ragione è facile da spiegare. Volevamo descrivere un nostro stato d’animo, quello che ci contraddistingue in questo periodo. Ovvero prendere la giornata un po’ come una bestia. Ma il tutto ha assunto valore maggiore perché, alla fine, viviamo in un contesto sociale complicato che ci porta a una sorta di randagismo.

A livello di testi tutto l’album sembra essere introspettivo... 
Se devo essere sincero, "Dentro" (il disco precedente ndr) era più personale.

Ci sembra, però, che un brano come Randagi sia qualcosa di più...
Questo sì. C’è una sorta di risoluzione karmica. Mi spiego meglio. Il concetto è: tutto quello che hai fatto di male ti ritornerà contro sotto forma di randagi. Randagi che poi ti divoreranno con la forza di cani rabbiosi.

Quando avete cominciato a lavorare a questo disco?
E’ iniziato un paio di anni fa. Dopo il tour abbiamo preso subito in mano gli strumenti e ci siamo chiusi nello studio che abbiamo creato con le nostre belle manine. In realtà abbiamo scelto una strada diversa rispetto a quanto fatto precedentemente quando staccavamo per un bel po’ e solo dopo parecchio tempo rimettevamo la testa sul disco che doveva venire.

Come nascono i testi e quando ti colpiscono?
I testi li aspetto sempre, perché altrimenti non riescono a scrivere. Questa volta ho avuto un anno di tempo nel quale sono riuscito a esplorare i miei sentimenti più profondi.

Siete stati, specialmente all’inizio, una delle band regine della scena indie. Questo vi ha procurato anche poca visibilità. Per te è mai stato un problema? Problema mai, figurati! Ora, però, qualcosa sta cambiando. Il rock ha cominciato a uscire fuori, anche grazie a un certo rock-pop. E mi riferisco a band come Vibrazioni e Negramaro. Questo mi fa piacere e mi fa, allo stesso tempo, sperare per il futuro. Tornando alla domanda sull’indie-rock, noi siamo un gruppo indie perché curiamo tutto da soli. Questo è considerato fondamentalmente essere indipendenti”.

Mettiamo che qualcuno non vi abbia mai visti dal vivo. Ci descrivi una performance live dei Malfunk?
Ha più impatto del disco. Vedi quattro persone che sono insieme sul palco. Non spicca uno più di un’altra. Stop. Tu sei il cantante del gruppo, ma è vero che sei anche altro.
Ti ricordiamo in film di successo come Ovosodo e L’ultimo bacio. Insomma a dispetto dei tuoi colleghi stai ricalcando la strada dei cantanti degli anni ’60 che hanno girato molti film pur essendo dei musicisti.
Mi ritengo solo più fortunato di altri. La musica per esempio mi ha aiutato a fare il cinema. E, ovviamente, mi ha aiutato a essere quello che sono anche davanti a una macchina da presa.

Ora cosa stai facendo per il cinema o per la televisione?
Sto chiudendo una serie di produzioni con la Rai. In una sono un capo brigante di fine Settecento e in un’altra sono un mezzo delinquente.

Degli aggettivi per descrivere Randagi...
Passionale e volenteroso

Saverio Grimaldi