spettacolo

Il respiro della danza

Martha Graham e la modern dance

06 Mag 2004 - 16:49

Con Martha Graham nasce ufficialmente la modern dance americana. Questa espressione fu usata per la prima volta dal critico americano John Martin per definire quel filone coreografico antiaccademico prettamente americano; la formula venne subito universalmente accettata. In realtà, anche se la modern dance fu un fenomeno specificamente americano, sorse contemporaneamente agli sviluppi della danza libera dell’Europa centrale e in stretta connessione con questi. Martha Graham creò e codificò una specifica tecnica per la sua danza, ideando il primo vocabolario compiuto di modern dance; fu anche la prima realizzatrice dell’idea di teatro totale, riuscendo ad unire ed ad amalgamare perfettamente nei suoi spettacoli vari elementi (danza, musica, costumi, scenografie).

La Graham realizzò in tal modo il sogno di Isadora Duncan, quello di Ruth St. Denis e di molti altri pionieri americani del primo Novecento, dando dignità formale e rappresentativa alla danza libera e moderna. I suoi più stretti collaboratori furono Louis Horst per le musiche e Isamu Noguchi per le scenografie.

Fu anche una delle più grandi attrici del XX secolo e molti attori famosi seguirono i suoi corsi per imparare ad usare il corpo in maniera armoniosa (Carol Baker, Bette Davis, Gregory Peck ecc.). E' stata la prima ballerina ad essere invitata da un presidente degli Stati Uniti (Roosvelt) a danzare alla Casa Bianca, nel 1937. Vera eroina e profonda innovatrice nel campo della danza, tanto da condizionare tutti coloro che sono venuti dopo di lei.

Nella sua compagnia, infatti, danzarono alcuni dei principali coreografi della danza contemporanea, come Merce Cunningham, Erick Hawkins (marito di Martha per tre anni), Paul Taylor, Robert Cohan, Pearl Lang, Anna Sokolow, Yuriko Kikuchi. Persino Madonna ha dichiarato di essere stata notevolmente influenzata dal lavoro di Martha Graham. Nacque nei pressi di Pittsburgh ad Allegheny, in Pennsylvania, l’11 Maggio del 1894. Il padre era un medico specializzato in malattie mentali ed era particolarmente interessato al modo in cui la gente usava il proprio corpo; l’influsso del padre sulla formazione della personalità di Martha dovette essere forte.

Un detto del Dr. Graham particolarmente caro a Martha e da lei spesso ripetuto era: “Il movimento non mente mai”. E per Martha il movimento era “il barometro per misurare e rivelare lo stato dell’anima, l’unico discorso su cui non mentire, poiché in esso tutto ciò che è falso o appreso in modo troppo meccanico diventa chiaramente visibile”. Trascorse l’infanzia ad Allegheny, ricevendo un’educazione molto rigida, di stampo puritano; all’età di 14 anni si trasferì poi con la famiglia a Santa Barbara, sulla costa sud della California. Qui entrò in contatto con i diversi gruppi etnici presenti (cinesi, spagnoli) e con le differenti culture delle quali erano portatori, lasciandosi influenzare da queste.

Nel 1911, a 17 anni, scoprì la vocazione per la danza; accadde che il padre la portò a Los Angeles per assistere ad una rappresentazione di Ruth St. Denis: Martha ne rimase profondamente colpita e decise di dedicarsi alla danza. Nel 1913 s’iscrisse alla Cumnock School di Los Angeles, scuola triennale di teatro e di danza, con programmi ispirati alle teorie delle avanguardie europee. Diplomatasi tre anni dopo, nel 1916 iniziò a frequentare la scuola Denishawn, diretta da Ruth St. Denis e da Ted Shawn, dove studiò vari stili di danza e conobbe le teorie sul movimento di Delsarte. Il suo talento venne presto fuori e Martha diventò dapprima assistente di Ted Shawn, poi insegnante, infine interprete principale della compagnia. Per lei Ted Shawn creò Xochtil, un famoso duetto tra una ragazza indiana e un imperatore Azteco.

Con il gruppo Denishawn, Martha compì tournées in Europa e in America, durante le quali conobbe il compositore Louis Horst, suo grande ammiratore, che la esortò ad intraprendere una carriera indipendente. Nel 1923 Martha lasciò dunque il gruppo Denishawn, al quale doveva molto, ma che, tutto sommato, aveva anche limitato la sua creatività; d’altra parte Martha era una danzatrice drammatica e non riusciva ad essere in perfetta sintonia con il morbido esotismo Art Nouveau tipico di Ruth St. Denis.

Così, staccatasi dai suoi maestri e dal passato, iniziò a ricercare un proprio linguaggio espressivo, nuovo ed originale, profondamente integrato al suo mondo, alla sua epoca, alla sua America. Andò a New York e lì danzò all’Eastman Theater e nelle Greenwich Villane Follies. Nel 1925 lasciò le Follies per cominciare un insegnamento indipendente, dirigendo la sezione danza della Eastman School di Rochester, invitata da Rouben Mamoulian; è proprio in quegli anni che codificò il suo personale sistema di movimento, sotto la forte influenza delle teorie di Laban e di Mary Wigman, conosciute grazie a Louis Horst, ormai suo grande amico e collaboratore.

La sua prima importante compagnia nacque nel 1938 e nel 1941 la sua scuola a New York, fondata nel 1927, ebbe la consacrazione ufficiale. Dagli anni ’40 le tournées della “Martha Graham Dance Company” s’irradiarono negli Stati Uniti, poi in Europa e in Oriente. La sua opera intera comprende più di 160 coreografie da lei create. Come danzatrice, la Graham interruppe la carriera all’età di 53 anni, nel 1969; seguì un periodo di crisi, dal quale uscì negli anni ’70 riprendendo la sua attività d’insegnante e coreografa. Morì quasi centenaria, il 1 aprile del 1991, a New York.

Le sue prime coreografie nascono dalla collaborazione con il musicista e compositore Louis Horst: si tratta di danze “di carattere” o d’ispirazione orientale, che ricordano vagamente le creazioni di Denishawn; tuttavia, già questi primi lavori mostrano la priorità data alla manifestazione dei fermenti interiori, delle inquietudini dell’anima che saranno il tema centrale della sua poetica. I primi assoli della Graham sono veri e propri manifesti di denuncia sociale: in Revolt, Immigrant, Poems of 1917, si affronta il tema dell’intolleranza umana. Si ripresenta, unitamente al problema dell’ostilità, nella sua prima composizione coreografica per gruppo: Heretic, creata nel 1928 per il suo “Dance Group” e caratterizzata da una danza estremamente semplice e lineare. Nel 1930 nasce l’assolo Lamentation, su musiche di Zoltán Kodály, che costituisce un attento ritratto dell’esclusione. Fu il primo capolavoro, in cui la Graham esplorò a fondo i movimenti espressivi del busto.

In Lamentation, infatti, la protagonista danzava sempre seduta sotto la stoffa di un ampio costume che l’avvolgeva completamente; il movimento, ridotto al minimo, consisteva in pochi tratti interiorizzati; l’unico spazio sembrava essere quello dell’Io. Come in Lamentation, anche nelle altre coreografie di Martha Graham i costumi ebbero sempre un ruolo importante; lei stessa fu sempre la prima stilista degli abiti per i suoi balletti. Le sottovesti, utilizzate dalle ballerine, che seguivano il movimento ritmico del corpo, sono rimaste nella storia della danza e influenzarono anche la moda di quegli anni (la Graham inventò anche i celebri “pigiama-palazzo”).

Altro capolavoro fu Primitive Mysteries, del 1931, su musiche di Louis Horst, in cui rappresentò la celebrazione dei rituali cristiani da parte degli Indios d’America cristianizzati. Era l’incontro tra due culture, dal quale, attraverso la danza, sembrava emergere un messaggio di religiosità universale. Nella danza di Martha Graham c’è una solenne sacralità, che le consente di affrontare i più elevati e complessi temi intellettuali, storici e religiosi.

Molte opere riguardano la sua terra: l’America vista e analizzata nelle sue mille sfumature. In American Provincials e in Appalachian Spring trattò il problema della tradizione puritana, che per lei costituiva un elemento limitante; in Frontier il sogno della conquista del West; in American Document (in cui utilizzò per la prima volta un testo parlato, insieme alla danza) il tema del patriottismo.

Un altro soggetto a lei molto caro fu la mitologia classica; in molte sue opere, a partire da Tragic Patterns del 1933, riprese infatti alcuni miti greci, indagando a fondo su di essi per rileggerli in una dimensione contemporanea; arrivò perfino, e più volte, a trasposizioni esplicitamente freudiane di un mito classico, realizzando opere di valore psicanalitico. Cave of the Heart, per esempio, è ispirato alla vicenda dell’eroina greca Medea; Errand into the Maze alla storia di Teseo e del suo vagare nel Labirinto cretese; Night Journey all’incesto del tebano Edipo (in realtà la vera protagonista è Giocasta, madre-moglie dell’eroe).

Vero capolavoro di questo ciclo greco nelle opere della coreografa è però Clytemnestra del 1958. Con esso, Martha Graham diede prova della sua straordinaria ispirazione di drammaturga: utilizzando la tecnica del flash-back, ripercorre la vicenda di Clitennestra, allo stesso tempo regina, moglie crudele di Agamennone, amante di Egisto, madre sofferente di Ifigenia e donna bramosa di vendetta; il tormento di questa donna è infinito, universale, poiché incapace di comprendere il proprio passato e fino in fondo il proprio destino.

Le protagoniste delle coreografie di Martha Graham sono spesso donne, mitiche, eroiche, intrepide. Oltre le eroine classiche, già citate, sono da ricordare: Giovanna d’Arco, la protagonista di Seraphic Dialogue; la poetessa Emily Dickinson, alla vita della quale è ispirato Letter to the World; le tre sorelle Brontë, dalla cui storia nasce Deaths and Entrances; e inoltre Cleopatra, l’eroina di One More Gaudy Night e così via.

Questa costante attenzione per le vicende delle grandi donne della storia, era perfettamente in linea con la connessione tra la modern dance e il femminismo, una relazione implicita e spesso osservata da molti storici e critici della danza. In effetti, con la modern dance emerge con grande risalto la realtà femminile; la donna diventa coreografa e cessa di essere unicamente la ballerina, ossia l’interprete di una danza concepita da un uomo ed espressione di una realtà culturale prettamente maschile.

Tra le sue ultime creazioni ricordiamo: Mendicants of Evening (ispirato all’opera del poeta John Perse), Myth of Voyage (una trasposizione del mito di Ulisse), Lucifer (con Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn come interpreti principali), Acts of Light del 1981 in cui sembra voler riassumere tutta la sua opera, la sua danza e quindi la sua vita. Martha Graham rifiutò ed attaccò tutto il sistema della danza accademica, come molti suoi predecessori, per dedicarsi ad un’analisi nuova del movimento, inteso come realtà cinetica autonoma che nasce e si sviluppa dagli impulsi psichici ed emotivi dell’animo umano.

La danza, per lei, non è una rappresentazione imitativa, ma l’espressione del proprio essere più profondo. La tecnica ha una funzione unicamente espressiva: è il mezzo e non il fine. Si condanna e si bandisce così quel virtuosismo acrobatico che si era affermato invece come elemento principale nel balletto classico. Martha ricerca piuttosto il senso della gravità, una costante aderenza al suolo che ricorda senza sosta come tutti gli esseri umani facciano parte della natura, siano anch’essi figli della terra.

Questo giustifica l’esigenza per i danzatori di avere i piedi nudi e spiega quel battere i piedi con l’intera pianta sul suolo, spesso presente nelle sue coreografie; ma il metodo si scontra duramente con i principi del balletto classico, in cui si cerca invece il distacco dalla terra (si pensi all’uso delle scarpette da punta, nate proprio per rendere la ballerina eterea, per farla “volare”). La Graham costruì così, gradualmente, una tecnica nuova, di cui aveva bisogno per esprimere, attraverso il corpo, quelle emozioni e quei drammi presenti nelle sue opere. E’ la tecnica Graham, che ha le sue radici nelle teorie di Delsarte sulla corrispondenza dei gesti con lo spirito e si basa principalmente su due movimenti contrari e complementari: la contrazione e il rilassamento.

La contrazione è prodotta da una forte spinta indietro della vita, contemporaneamente all’espirazione, con conseguente spinta in avanti del bacino, ma senza il coinvolgimento del resto del corpo (le spalle e il petto devono rimanere eretti, in tensione verso l’alto); attraverso la contrazione si realizza quindi una curva concava nella parte bassa della schiena. Il rilassamento, invece, non è altro che la naturale conseguenza della contrazione (entrambi nascono dallo stesso impulso): dalla zona centrale, attraverso un’inspirazione, si ha una distensione della colonna vertebrale nel senso della lunghezza, è come se si srotolasse con una tensione verso l’alto. In entrambi i movimenti è necessario mantenere la tensione dei muscoli del corpo; ciò è possibile attraverso una costante concentrazione mentale. Il Contraction-Release è quindi una sorta di visualizzazione e amplificazione del movimento naturale della respirazione.

La respirazione è per Martha Graham la base della danza, la prima funzione organica di ogni essere vivente, il simbolo stesso della vita; attraverso l’atto della respirazione l’uomo prende parte alla vita dell’Universo. Per la Graham, respirare è il momento di massima concentrazione dell’energia vitale e coinvolge interamente la parte centrale del corpo, ossia il tronco e l’addome. In particolare, la regione addominale è il centro di ogni movimento, il fulcro da cui s’irradia l’energia vitale. E’ fondamentale, nella tecnica Graham, conoscere e controllare il proprio centro, poiché soltanto in questo modo si può distribuire le forze in tutto il corpo e trovare l’equilibrio.

Acquisita la forza nel proprio centro, è possibile così eseguire quelle cadute caratteristiche dello stile Graham, che sono scariche di energia verso la terra, e rialzarsi, senza appoggiare le mani sul pavimento, ma sfruttando l’energia che dal bacino si diffonde verso l’alto. Per prendere consapevolezza del proprio centro (il bacino), oltre ad un costante allenamento fisico basato su una serie d’esercizi di Contraction-Release creati da Martha Graham, è anche necessario liberarsi da tutte le inibizioni su questa zona ereditate dalla società. Un celebre detto di Martha Graham riassume bene il legame che c’era per lei tra il movimento e la disinibizione sessuale: "si danza con la vagina" D’altra parte, in quegli stessi anni, Sigmund Freud e Karl Gustav Jung dimostravano la connessione esistente tra la sessualità e il benessere psicofisico dell’uomo.

Molta influenza in questa concezione dell’addome come centro, come origine della vita, dovettero esercitare anche le filosofie orientali, dalle quali Martha derivò la ricerca dell’armonia tra il movimento e la respirazione (si pensi ad esempio allo yoga). Nonostante la grande attenzione per il centro, era fondamentale per Martha Graham rendere espressiva ogni parte del corpo, interamente coinvolto dal movimento.

Un altro movimento basilare della tecnica Graham era così la spirale, ossia una torsione del corpo su se stesso, dalla zona genitale alle estremità del collo, senza spostare il peso dal baricentro. Nacque in tal modo, per l’impulso di questa grande protagonista del XX secolo, una danza dalle dinamiche forti e violente, fatta di cadute e di sospensioni, di scatti e di torsioni, d’improvvisi cambiamenti delle direzioni nello spazio.

La tecnica Graham si diffuse in molte parti del mondo e ancora oggi viene studiata nelle più importanti scuole professionali e compagnie poiché costituisce la base per un qualsiasi approccio alla danza contemporanea. “La danza è la più elevata, la più bella tra tutte le arti poiché non è una semplice rappresentazione o astrazione della vita, ma è la vita stessa”.