spettacolo

Amanda, 4 anni, rapita a Boston

”La casa buia” di Dennis Lehane

05 Mag 2004 - 23:50

Un bimba scomparsa e uno scandaglio psicologico piazzato nella sua famiglia. Giallo e psiche vanno di pari passo nel quarto libro di Dennis Lehane, autore di origini irlandesi considerato l’erede di Stephen King negli Stati Uniti ma non ancora del tutto apprezzato nel Vecchio Continente. “La casa buia”, pubblicato da Piemme, rappresenta – al momento – il suo miglior lavoro anche se dopo “Buio prendimi per mano” pareva impossibile scrivere qualcosa di meglio.

Eppure Lehane c’è riuscito. Lo ha fatto partendo dalla sparizione da Boston (la città dove vive) in torbide circostanze di una bambina di 4 anni, Amanda McCready. Nota a tutti l’isteria con la quale in America si dà la caccia alle persone “missing”, il caso McCready diventa un fatto nazionale, discusso dai più grandi media e seguito dai migliori poliziotti. Risultato: niente. Nessuna traccia della bimba. Delle indagini vengono infine incaricate le “creature predilette” di Dennis Lehane, vale a dire i detective privati Pat Kenzie e Angie Gennaro (protagonisti di “Buoi prendimi per mano” e “Pioggia Nera”). Visti i fallimenti degli altri metodi investigativi, i due lavorano nella semi-oscurità puntando l’indice sui consanguinei di Amanda.

Passa l’estate, scemano le speranze di trovare la bimba. Passa l’estate e scompare nel nulla una seconda bambina. Stavolta Kenzie e Gennaro fiutano qualcosa e le loro inchieste si allargano come centri concentrici, dalla quelli piccoli della famiglia McCready fino a quelli immensi di Bostone e delle sua peggiori nefandezze. Tra morbosità e insospettabile salotti “al di sopra di ogni sospetto” si staglia la figura di Bubba Rogowsky (amico fraterno di Pat Kenzie) energumeno armato fino ai denti e abituato a setacciare i bassifondi delle metropoli a caccia di informazioni. La logica di Pat Kenzie, l’intelligenza di Angie Gennaro e le maniere forti di Bubba daranno i loro frutti.

Anche stavolta Lehane prende il lettore pagina dopo pagina, lo porta dritto verso una pista e poi lo sorprende, lasciando cadere tutto per il colpo di scena finale. Ne vale certamente la pena dato che i trentacinque capitoli de “La casa buia” scivolano via senza pause o cadute di stile, in un crescendo di pathos.

La bravura di Lehane è inversamente proporzionale alla sua fama. “I suoi romanzi mi hanno salvato la vita” ha detto di lui una volta Stephen King. Eppure nessun regista ha ancora messo su celluloide un suo libro.
Sauro Legramandi
Dennis Lehane
”La casa buia”
Edizioni Piemme
pagg. 458, euro18.5