spettacolo

Giallo barocco al Conservatorio

La voce dei turchini di Livio Macchi

05 Mag 2004 - 23:31

Sulla scia dei successi planetari di Q del fantomatico Luther Blisset e de La lingua rubata di Sheri Holman, arriva sul mercato anche un giallo storico in salsa italiana, anzi, napoletana come la pummarola.

Siamo nel 1734 e a Napoli sono appena andati via gli asburgici sostituiti dagli spagnoli. E' la Napoli barocca, città florida e splendente, seconda solo a Parigi per numero di abitanti e seconda a nessuno per fiorire di musica, basti pensare a Scarlatti e Paisiello tanto per fare due nomi.

Prerogativa principe della musica cantata barocca è quella di avere un numero notevolissimo di parti per maschi castrati: uomini con la voce (infantile) di un angelo li chiamavano. Oggi che non si castra più la gente quei repertori vengono eseguiti solitamente dai soprani e dai mezzo-soprani donne.

All'epoca però c'era molta richiesta di simili voci e quindi le si andavano a ricercare forzosamente tra gli orfanelli che venivano evirati e spediti in rigidissimi conservatori con la promessa di una certa e ricca carriera.

La voce dei Turchini si ambienta proprio in uno di quei conservatori, quello di Santa Maria della Pietà dei Turchini (1583) e racconta di un gruppo di ragazzi alle prese con un concorso, come lo chiameremmo oggi, per cinque posti di cantanti per la Cappella Vaticana di Papa Clemente XII.

Tra una disavventura e l'altra i ragazzi, che sono adolescenti e quindi alle prese con passioni rese incontrollabili dall'età e dalla ferita a loro inferta, studiano e si preparano finché uno di lorno viene trovato morto nell'istituto. Scattano le indagini, ma ci sono difficoltà per il detective Chilivesto a muoversi tra gli omertosi ambienti ecclesial-musicali e l'ignavia dei suoi superiori che vogliono mettere a tacere la vicenda.

Solo che ad un certo punto a un omicidio se ne aggiunge un altro, poi un altro e un altro ancora. Da semplice omicidio, magari per debiti di gioco, il caso si trasforma in un delitto seriale.  E seguendo le indagini il lettore finisce con l'imbattersi e fare la conoscenza della Napoli del Settecento, coi suoi personaggi, i suoi presepi e, soprattutto, la magnificenza ormai quasi dimenticata.

Livio Macchi da Gallarate (Va) racconta il tutto con tratto veloce e diretto, a volte pure troppo, e ci offre un libro scorrevole e divertente che ha il merito, non indifferente, di ricordare che per oltre un secolo, non a Milano o Roma si guardava in Italia, ma sotto al Vesuvio.
Sergio Bolzoni

La voce dei Turchini
Livio Macchi
Piemme, 350 pagine
€ 16,90