Una finestra sull'orrore del Ghetto
Nelle sale il nuovo film di Ozpetek
La storia di una giovane coppia che vive oggi a Roma in ristrettezze economiche e la tragedia del rastrellamento nazista del ghetto di Roma nel '43. Queste due realtà si intrecciano nel nuovo film di Ferzan Ozpetek, "La finestra di fronte", da venerdì 28 febbraio nelle sale. "Credo che sia più efficace palare della memoria ambientando un racconto ai giorni nostri", ha dichiarato il regista presentando il film nella capitale.
Protagonisti della vicenda una giovane donna (Giovanna Mezzogiorno) che ha rinunciato ai propri sogni per un impiego da contabile che garantisce la sussistenza della famiglia e il suo compagno (Filippo Nigro), una figura infantile che passa da un lavoro all'altro. L'unico passatempo della ragazza, che ha già due figli nonostante la giovane età, è spiare dalla finestra un vicino (Raoul Bova).
L'inserimento casuale nella vita della coppia di un anziano che ha perso la memoria (Massimo Girotti, recentemente scomparso: "se n'è andato a fine riprese - ha detto Ozpetek - E' la vita che si confonde con la finzione".) sconvolgerà l'equilibrio dei due giovani coniugi: l'uomo nasconde infatti un terribile segreto legato alla persecuzione degli ebrei a Roma nel '43 e al suo amore omosessuale che fu costretto a sacrificare.
Proprio l'incontro con questo anziano dalla vita spezzata e incompiuta, che suo malgrado è sopravvissuto all'orrore delle persecuzioni, fa scaturire nella giovane protagonista una riflessione profonda sul senso della vita e su quanto sia difficile cambiarla, riconoscendo i propri sentimenti e dando voce ai propri reali desideri.
"Spesso passeggio per il ghetto a Roma e penso che solo 60 anni prima, in quel luogo, sono accadute cose disumane ma anche meravigliose. - ha dichiarato Ozpetek - Tutte le pareti della città, infatti, sono impregnate di quei ricordi, di questa energia e ancora ora vedere delle svastiche o qualsiasi cosa contro chi è diverso mi riempie di angoscia".
La sceneggiatura del film, scritta dal regista con Gianni Romoli, è legata a questo sentimento di sgomento ancora presente in Ozpetek, che ha narrato l'incontro casuale con una signora "che - ha detto il regista - mi ha raccontato del 16 ottobre '43, il giorno della deportazione, ricordando di sentire ancora il freddo della pistola che le avevano puntato contro".
Per quanto riguarda la scelta operata da Ozpetek di inserire nel cast del film Raoul Bova, il regista ha chiarito: "Mi sono arrivate delle lettere che dicevano che mi ero venduto, che ero diventato commerciale, invece penso che Raoul sia un grande attore pieno solo della paura di lasciarsi andare".
