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L'Unione europea e la sfida dello spazio | Guarda la sedicesima puntata di "Fatti e Misfatti d'Europa"

L'approfondimento settimanale, realizzato in collaborazione con il Parlamento europeo, è andato in onda martedì 4 maggio. Ospiti del sedicesimo appuntamento Massimiliano Salini, Maurizio Cheli, Roberto Vittori e Umberto Guidoni

Una sfida importante, un settore fondamentale per la promozione dell'autonomia strategica dell'Ue. E' lo spazio. Un settore su cui l'Esa, l’Agenzia spaziale europea, e l'Unione europea non hanno smesso di scommettere anche i tempo di Covid. Molte le sfide ma anche i successi, come i satelliti Ariane e Vegas, il sistema Coperrnicus e il costante lavoro di ricerca svolto all'interno della Stazione spaziale. Ne abbiamo parlato a "Fatti e Misfatti d’Europa", il programma di Tgcom24 realizzato in collaborazione con il Parlamento europeo, con Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia nonché relatore del nuovo programma spaziale europeo, e con gli astronauti Maurizio Cheli, Roberto Vittori e Umberto Guidoni.

L’Esa - Nata nel 1975 grazie ai fisici Edoardo Amaldi e Pierre Auger, l’Esa è oggi il principale concorrente della Nasa nell’esplorazione spaziale. Vanta astronauti eccellenti e programmi come Ariane e Vega, in grado di portare i satelliti in orbita. Dalle telecomunicazioni alle previsioni meteo, la nostra vita e sicurezza sulla Terra dipendono da queste infrastrutture spaziali. Grazie ai satelliti del programma Copernicus, ad esempio, un’enorme mole di dati ci aiuterà a monitorare il cambiamento climatico e a prevedere le catastrofi naturali. L’Esa non è un’istituzione europea, ma un’organizzazione internazionale e oltre agli Stati membri conta altri Paesi, come Svizzera, Gran Bretagna e Norvegia. L’Agenzia Spaziale europea ha molteplici centri di ricerca in tutta l’Ue e anche in Italia, a Frascati, dove c’è un importante centro di monitoraggio e osservazione della Terra. Ci siamo andati. 


Il programma spaziale europeo - Finora, l’Unione europea non era mai stata dotata di una strategia comune per quanto riguarda il settore. Ora sì. Per il programma spaziale dell’Ue per il 2021-27 sono stati sbloccati 14,8 miliardi di euro. In che modo lo spazio farà da traino alla nostra economia e alle nostre imprese? A rispondere è Salini, che spiega: "Il primo modo per ottenere questo risultato è dotarsi di un corpus di norme armonizzate che valgano per tutta l’Unione europea. Finora avevamo investimenti molto importanti, ma non strutturati in modo tale da poter durare nel tempo, senza sovrapposizioni e senza conflitti di competenza che spesso si verificano quando non c’è una struttura legale chiara". 


"Per la grande sfida spaziale - aggiunge - ci vogliono regole e soldi. Le regole le abbiamo costruite attraverso un nuovo regolamento, che disciplina l’organizzazione tra le varie agenzie: l’Esa, come organizzazione internazionale, e la Gsa, emanazione della Commissione europea che ha il compito di implementare dal punto di vista dell’Ue gli investimenti. E’ una partita enorme, 15 miliardi di euro in realtà sono solo l’inizio di un pacchetto di investimenti che sarà ben più grande. E’ una partita complessa perché tra i vari filoni di finanziamento non c’è solo questo pacchetto sul programma specifico spaziale, ma ci sono anche altri fondi che possono essere recuperati, ad esempio da Horizon Europe su tutta la partita legata all’innovazione e alla ricerca. Tradizionalmente lo spazio è sempre stato un ambito che va a pescare ovunque perché c’entra con tutto".


Uno dei grossi limiti degli europei è stato quello di non essere riusciti finora a costruire un veicolo che li portasse nello spazio, riusciremo prima o poi? "Possiamo avere l’ambizione di avere un nostro veicolo - spiega Vittori -. Oggi ci sono tutte le condizioni perché anche l’Europa possa avere un suo accesso autonomo nello spazio. Abbiamo visto, negli Stati Uniti, accadere una cosa ai limiti dell’incredibile con SpaceX di Elon Musk. In questo momento, infatti, negli Usa ciò che caratterizza la nuova epoca è proprio l’ingresso in campo dei privati. Un ingresso in campo estremamente importante: SpaceX sta dimostrando la riutilizzabilità dei razzi, che significa sostanzialmente cambiare pagina. Certamente anche l’Europa può ambire ad arrivare a questi traguardi".

 

L’Italia nello spazio - Un grosso contributo al settore è stato dato anche dal nostro Paese sia in termini di innovazione tecnologica che di capitale umano. I nostri astronauti sono considerati un’eccellenza in tutto il mondo. In tutto sono sette quelli che hanno partecipato a delle missioni. Il primo italiano nello spazio è stato Franco Malerba, era il 1992 ed è stato in orbita per 7 giorni, quasi 8. Poi Maurizio Cheli, nel 1996, che è stato 15 giorni nello spazio; Umberto Guidoni, nel 1996 e 2001, 27 giorni nello spazio; Roberto Vittori, nel 2002, 2005 e 2011, 35 giorni; Paolo Nespoli, nel 2007, 2010, 2017, 313 giorni; Samantha Cristoforetti, nel 2014, 199 giorni; e Luca Parmitano - nel 2013 e 2019, 366 giorni, quasi 367 - che ha battuto il record europeo di permanenza nello spazio. 


La presenza italiana sullo spazio non è dovuta solo grazie ai nostri astronauti, ma anche alle competenze altamente tecnologiche che inviamo nello spazio. L’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana, ha collaborato con la Nasa nei multi-purpose logistica module, tre moduli pressurizzati per il trasporto di equipaggiamento, rifornimenti ed esperimenti verso e dalla stazione spaziale internazionale. Proprio il 40% del volume abitabile di quest’ultima è realizzata in Italia (il nodo-2 Harmony, il nodo-3 Tranquillity, la cupola e il laboratorio europeo Columbus, nel quale vengono effettuati esperimenti scientifici in condizioni di micro gravità.


Il futuro dell’Italia nello spazio - Il nostro Paese parteciperà a una serie di programmi tuttora in fase di studio, uno di questi è il programma Artemis, dove l’Italia realizzerà l’International Habitation Module (I-Hab), il modulo abitato per il lunar Gateway, la stazione orbitante lunare che sarà operativa a partire dal 2024 intorno alla Luna. Inoltre, l’Italia parteciperà al programma “Mars Sample Return”, progetterà due bracci robotici per recuperare i contenitori con i campioni marziani nel 2026 e muoverli dal rover alla capsula che sarà lanciata in orbita marziana. E da qui recuperata e portata sulla Terra.


Guidoni, che nel 2001 è stato il primo europeo a mettere piede nella Stazione spaziale internazionale, dice qual è il cambiamento che più lo ha stupito in questi anni. "Sicuramente è stato vedere astronauti della Nasa che viaggiavano su un veicolo privato. Ho vissuto l’epoca dello Space Shuttle ed da allora il panorama è cambiato completamente. Penso che l’arrivo dei privati abbia movimentato la sfida spaziale, aggiungendo una visione più a lungo termine. Grazie a Elon Musk oggi parliamo di Marte. Però, è anche vero che i privati possono fare determinati investimenti perché dietro ci sono le agenzie nazionali che finanziano lo sviluppo di queste tecnologie. E credo che questo sia un insegnamento che forse anche in Europa dovremmo tenere in considerazione".


Se da un lato le missioni comportano un enorme dispendio di risorse, dall’altro possono esserci d’aiuto a contrastare il cambiamento climatico. "Molte volte la gente tende a sottolineare, a stigmatizzare gli investimenti che si fanno nel campo spaziale - afferma Cheli - e soprattutto a metterle in concorrenza con quanto si fa nei laboratori sulla Terra. Ma lo spazio è un grande laboratorio nel quale si effettuano attività che sono complementari a quanto si può fare sulla Terra. Sono tante le applicazioni che sono state sviluppate in ambito spaziale che poi hanno avuto un ritorno per migliorare la vita sulla Terra. Ne cito una: a bordo della stazione spaziale c’è un sistema di riciclo dei liquidi". E conclude dicendo: "Una grande entità come l’Ue deve rimanere competitiva nell’accesso allo spazio, è impensabile che non lo sia".


Gap Stati Uniti-Ue - E sul gap Stati Uniti-Europa in questo campo Salini dice: "Siamo più indietro perché abbiamo una totalità di investimenti che non è ancora all’altezza della sfida. Dal punto di vista dell’osservazione, però, non siamo affatto indietro. Nei sistemi di osservazione Copernicus, l’Europa non è seconda a nessuno nel mondo". "Abbiamo tutto quello che serve per la sfida globale e l’Italia è un player decisivo", chiosa l’europarlamentare.

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