Un’altra pietra angolare del teatro di prosa italiano si è definitivamente spezzata, lasciandoci tutti più poveri e più esposti alle improvvisazioni 'culturali’ di chi vera e grande cultura teatrale non ha. Questo non vuol dire che si dovesse essere sempre d’accordo sulla lettura e sulle scelte stilistiche che ha operato Mario Missiroli nei riguardi dei testi da lui fatti rivivere in palcoscenico; ma erano letture e scelte sostanziate dal possesso di un 'fondo’ culturale così vasto e così profondo da rendere necessaria altrettanta profondità per poter solo cominciarne a discutere.
Questo è quanto si cerca quando ci si reca a teatro: una proposta registica che muova dentro di noi una reazione emozionale, magari anche in disaccordo, che ci aiuti a meglio 'sentire’ la ricchezza dell’opera drammatica.
Missiroli un tale compito lo ha svolto con egregi risultati, con messe in scena di assoluto valore a cominciare dalla 'Maria Brasca’ di Testori al Piccolo Teatro di Milano per approdare poi, nel 1976, alla direzione artistica del Teatro Stabile di Torino dove, in otto anni, ha dato vita nuova a testi classici quali 'Zio Vanja’ di Cechov, 'I giganti della montagna’ di Pirandello, 'La mandragola’ di Machavelli, 'Les Bonnes' di Genet, tanto per citarne alcuni.
Quando un uomo di teatro e un artista come Mario Missiroli se ne va, porta via con sé tutto un mondo che non saremo più in grado di conoscere. Questa è la perdita più grande.
Al Teatro Gobetti di Torino (via Rossini 8), mercoledì 21 maggio 2014, sarà allestita, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, la camera ardente di Mario Missiroli per tutte le persone che desiderano rendergli l'ultimo omaggio.
