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Perché Maroni ha detto che controdi lui è stata lanciata una fatwa?

Di Marco Subert

19 Gen 2012 - 20:16
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 © LaPresse

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Maroni ha parlato di fatwa dopo la decisione di Bossi di impedirne la partecipazione a tutti gli incontri pubblici. Un provvedimento shock, comunicato dai vertici del partito durante il consiglio direttivo della Lega lombarda. Il diktat è arrivato dopo la spaccatura sull’autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino, il parlamentare del Pdl sospettato di contatti con la camorra. L’ex ministro dell’interno era infatti favorevole alla custodia cautelare di Cosentino, mentre Bossi ha lasciato libertà di coscienza. Durissima la reazione di Maroni: “Vogliono cacciarmi ma io non mollo, mi viene da vomitare.”

COME HA REAGITO LA BASE DEL PARTITO?
La prima reazione è stata quella dei militanti che, su Facebook, sostituiscono l’immagine personale con quella di Maroni per dimostrare la loro solidarietà. Poi è arrivata quella delle sezioni locali: sono stati circa 400 gli inviti a Maroni per intervenire in comizi pubblici. In termini percentuali significa che l’80% delle sezioni si è schierato con Bobo, avversando la decisione del vertice del partito.

DOPO LA REAZIONE DELLE SEZIONI BOSSI CI HA RIPENSATO?
Il Senatur ha ritrattato: “Non ci sono veti alla partecipazione di Maroni ai comizi sul territorio.” Bossi ha affermato che il divieto non è arrivato da lui e ha affermato di non esserne neppure al corrente.

BOSSI E MARONI SI SONO VISTI?
Mercoledì sera Maroni e Bossi sono sbucati gomito a gomito dal sipario del teatro di Varese, dove è stato organizzato il primo incontro pubblico dopo il duello tra i due. Una presenza a sorpresa, quella del Senatur, servita a ricucire lo strappo con il vecchio amico. “Quello che è successo mi ha ferito e chi mi vuole cacciare deve essere cacciato – dice Maroni – ma la presenza di Bossi è una conferma che l’ordine non è venuto da lui.”

BOSSI E MARONI HANNO FATTO DAVVERO PACE?
La temperatura nella Lega è ancora alta. Guardando oltre al riavvicinamento tra il leader e il suo storico braccio destro rimane profonda la frattura tra le due correnti interne al partito. Da una parte c’è il “cerchio magico” – i fedelissimi di Bossi – dall’altra i maroniani, che colgono l’occasione per tornare a spingere perché si apra la stagione dei congressi. L’obiettivo è quello di rinnovare la classe dirigente, con particolare riferimento a Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera e fedelissimo del “cerchio” di cui i maroniani vogliono la testa. E’ in questa condizione di equilibrio precario che si aspetta il no Monti Day, indetto dalla Lega domenica. I vertici si augurano che in piazza Duomo i fischi siano solo per il premier e non verso parti della Lega stessa.

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