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Riforma P.a., ambientalisti contro ddl Madia

Fai, Legambiente e Wwf lanciano una petizione contro alcuni punti del decreto al voto al Senato: "Tagli negli uffici e tempi accelerati per le pratiche favoriscono interessi particolari e non il bene del Paese"

Riforma P.a., ambientalisti contro ddl Madia

Fai, Legambiente e Wwf hanno preso carta e penna e indirizzato ai capigruppo parlamentari la richiesta di rivedere alcuni punti del disegno di legge Madia sulla riforma della Pubblica Amministrazione che è al voto al Senato. In particolare gli ambientalisti denunciano che "tagli negli uffici e tempi accelerati per le pratiche favoriscono interessi particolari e non il bene del Paese". Le associazioni sono forti del fatto, tra l'altro, che anche il Consiglio superiore dei beni culturali (MiBACT), il massimo organo di consulenza del ministero, boccia le norme contestate, senza troppi giri di parole: "E' uno strumento rozzo e pericoloso".

"Siamo costretti ancora una volta - si legge nel documento firmato da Fai, Legambiente e Wwf - a denunciare una deriva irriflessiva e superficiale che tende a confondere le accelerazioni procedurali e i tagli indiscriminati delle funzioni pubbliche con il bene del Paese, mentre rischiano ancora una volta di essere favorite la prevalenza degli interessi particolari e l'opacità nei processi decisionali ed essere minata l'efficacia degli interventi di prevenzione e repressione in campo ambientale, con conseguenze negative per la cosa pubblica e il bene comune".

Nell'occhio del ciclone, in particolare, c'è la norma del "silenzio-assenso": una soprintendenza, cioè, avrebbe solo sessanta giorni di tempo per fornire agli uffici tecnici di un Comune che ne fa richiesta, per conto di un privato, un'autorizzazione a costruire. Trascorsi quei giorni, se la risposta non c'è, l'autorizzazione è automaticamente concessa. "Si rischia di produrre risultati assai negativi per il patrimonio culturale e paesaggistico del Paese", denuncia nella sua mozione lo stesso MiBACT. "E' una ricetta vecchia e sbagliata per i problemi dei tempi di risposta da parte della pubblica amministrazione", incalza Legambiente.

Nel duro documento contro il silenzio-assenso si contestano anche altre norme della legge Madia: "Non si proceda a modificare il processo decisionale in conferenza dei servizi introducendo il voto a maggioranza; non si cancelli la possibilità di sanzionare chi dà inizio ad attività edilizie in mancanza dei requisiti necessari; non si perda l'occasione per istituire finalmente, invece che procedere al semplice accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nei ranghi delle Forze di Polizia, un corpo moderno di Polizia ambientale che operi sul territorio".

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