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Pd, scissione fatta ma senza Emiliano: resta e si candida, Renzi vola negli Usa

Il governatore della Puglia ha deciso di restare nel partito mentre Rossi, Speranza e Bersani vanno avanti verso una nuova formazione politica

Pd, scissione fatta ma senza Emiliano: resta e si candida, Renzi vola negli Usa

La scissione è fatta. Ma senza Michele Emiliano, che resta nel Pd e si candida alla segreteria. Si profila dunque una sfida a due (o a tre) per la guida del partito. Gli ultimi appelli all'unità sono caduti nel vuoto, compreso l'accorato appello di Romano Prodi: "La scissione è un suicidio, non posso rassegnarmi", ha detto il 'padre' dell'Ulivo. Speranza e Rossi vanno avanti: "Lavoriamo a una nuova formazione".

Assente Matteo Renzi, volato in Usa, e la minoranza, la direzione riunita al Nazareno ha nominato la commissione per il congresso, che dovrà definire regole e tempi dell'iter. Tempi rapidi, nelle intenzioni della maggioranza, che respinge l'ipotesi di un congresso "lento". E che prende atto dell'ormai inevitabile uscita della minoranza Dem. Senza eccessivi rimpianti, almeno stando alle parole dell'ex premier, che, via e-news, ha annunciato di essere in partenza verso la California, per visitare "alcune realtà molto interessanti". "Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità - ha scritto Renzi - questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d'ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino".

Chi in direzione è andato, invece, è Michele Emiliano che dopo i toni durissimi dei giorni scorsi, a sorpresa ma non troppo, ha annunciato la sua candidatura. "Tanti militanti - ha detto - mi hanno chiesto di rappresentarli. Il Pd è la più grande forza politica del centrosinistra. Chi lotta può perdere chi non lotta ha già perso. Mi candido alla segreteria". Emiliano ha quindi lasciato da soli sulla via della scissione i bersaniani e il presidente della Toscana Enrico Rossi. "Prendiamo atto - ha detto Roberto Speranza - della scelta assunta da Michele Emiliano di candidarsi nel Pdr, il Partito di Renzi. Noi andiamo avanti sulla strada della costruzione di un nuovo soggetto politico del centrosinistra italiano che miri a correggere quelle politiche che hanno allontanto dal nostro campo molti lavoratori, giovani e insegnanti". Anche per Rossi "bisogna costruire una forza politica nuova, più forte, più robusta dal punto di vista programmatico ed ideologico". Il primo passo sarà la costruzione di gruppi parlamentari autonomi. Pier Luigi Bersani, ospite di Floris a "DiMartedì" ha annunciato che non riprenderà la tessera del Pd. "Cosa le hanno detto sua moglie, sua figlia sull'addio al Pd? "Era ora, quanto ci hai messo..." ha risposto. E sul futuro ha dichiarato di non voler fare "la cosa rossa però voglio fare una cosa che non sputi sul rosso". Al Nazareno si fanno i conti: il pallottoliere parla di 22 deputati in uscita e di 12-15 senatori. 

Il "caso" Pd sembra dunque, oggi, sostanzialmente chiuso. Con un dubbio che resta aperto: l'eventuale discesa in campo per la segreteria del ministro della Giustizia Andrea Orlando. I rumors lo danno vicino al passo, ma Orlando, che oggi ha lanciato il suo blog "Lo Stato presente", ancora non ha sciolto le riserve. "Io non ho deciso, ma non baso" la scelta "sulle altre candidature", ha detto entrando in direzione.

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