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L'intervento del premier in diretta sulla crisi in Medio Oriente e la guerra in Iran, in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo
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A Palazzo Madama concluse le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. L'intervento del presidente del Consiglio ha riguardato i principali dossier internazionali, inclusa la crisi in Iran. A seguire si è tenuta la discussione generale con gli interventi delle opposizioni, poi la replica della presidente del Consiglio e infine il voto delle risoluzioni. La premier Meloni nel corso del suo intervento ha sottolineato: "Nessuna richiesta per le basi Usa, se ci sarà deciderà il Parlamento" e poi ha parlato della situazione in Medio Oriente come una delle "crisi tra le più complesse" per cui "serve serietà".
Meloni ha poi rimarcato: "Noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra" sottolineando "mi auguro sinceramente" che la crisi in corso "possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c'è un governo che si sottrae al confronto parlamentare"
Dopo il dibattito al Senato la scena si sposta alla Camera dei deputati dalle 16:00, seguendo lo stesso iter: interventi dei gruppi, replica intorno alle 18:30 e voto finale in serata.
Via libera dell'Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier Giorgia Meloni in Aula su Iran e Consiglio Ue. I sì sono stati 196, 122 i no e 3 gli astenuti.
"C'è chi nel Pd, come Quartapelle e Braga, ha vincolato" il sì al dialogo "al mio ritorno in Aula, a quando ci sarà l'ordine del giorno del Consiglio Ue: c'è da mesi, c'è già la bozza delle conclusioni, quello che vi ho portato in Aula è quello di cui si parlerà la prossima settimana. Non volete accogliere l'appello, avrete le vostre ragioni ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra, ditelo, lo rispetto. Comunque se cambiate idea la mia proposta resta valida". Lo dice il premier Giorgia Meloni nel corso della replica in Aula alla Camera in occasione delle comunicazioni sulla guerra in Iran e il Consiglio Ue.
"Non abbiamo aumentato le accise: le abbiamo allineate tra diesel e benzina rispondendo a un impegno che il governo precedente aveva messo nel Pnrr. Per realizzare quell'impegno avevamo tre strade: allineare le accise al rialzo, ma non volevamo; allinearle al ribasso, ma non avevamo le risorse. Abbiamo allora scelto di allinearle a metà strada: aumentando quelle per il prodotto più inquinante - il diesel - e calando quelle per quello meno inquinante - la benzina". Lo dice il premier Giorgia Meloni nel corso della replica in Aula alla Camera in occasione delle comunicazioni sulla guerra in Iran e il Consiglio Ue. "Come si fa a sostenere - ha poi aggiunto rivolgendosi a Elly Schlein - sostenere di voler tagliare le accise e poi pretendere di trovare coperture a provvedimenti per miliardi di euro prendendole dai sussidi ambientalmente dannosi. Vuol dire aumentare le accise. Se mi dite quali sono quelli da tagliare per miliardi sarebbe un fatto di chiarezza", ha concluso.
"Sappiamo che la tentazione di esportare la democrazia con la forza è da molti anni argomento di dibattito. Io non ne sono mai stata una fervida sostenitrice. Da una parte c'è il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione, se vogliamo, eurocentrica del mondo, dall'altra il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti. È un dilemma particolarmente complesso. Ma c'è un dilemma ancora più complesso ed è capire come taluni sposino l'una e l'altra tesi in modo altalenante e con disinvoltura. E faccio riferimento al Pd. Viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altre parti del mondo. Viva i bombardamenti degli Stati uniti alla Serbia e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare in Parlamento, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran. Io non condivido questo strabismo". Lo ha detto il premier Giorgia Meloni alla Camera, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
"Abbiamo deciso di non aderire al Board of Peace ma non vedo perché non dobbiamo dare il nostro contributo a questa discussione perché ho a cuore Gaza. E non capisco chi non capisce l'importanza di non autoescludersi". Lo afferma il premier Giorgia Meloni nel suo intervento di replica alla Camera.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al vertice dei leader G7 ha "riaffermato l'impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l'importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani" a quest'ultimo proposito" ha "proposto che sia organizzato un confronto tra il G7 e il Gcc (Consiglio di Cooperazione del Golfo)". Lo riferisce un comunicato di Palazzo Chigi.
Nel corso della riunione dei leader del G7 il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha "sottolineato l'importanza che l'attuale volatilità non si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica". Lo riferisce il comunicato di Palazzo Chigi, spiegando che la premier, "come gli altri leader G7, ha richiamato l'importante decisione assunta nell'ambito dell'Agenzia Internazionale dell'Energia di rilasciare fino a 400 milioni di barili di greggio per stabilizzare i mercati".
"Lo dico con rammarico, perché l'Italia ha una grande storia da onorare. Il governo non è stato all'altezza della storia, non è stato all'altezza dell'Italia e della gravità di questa crisi. Il metodo Meloni eè stato di delegare l'imbarazzo. Quando la situazione si fa difficile, quando le domande diventano scomode, sui dossier più delicati la presidente del Consiglio sparisce e compare sempre qualcun altro al posto suo". Sono le parole del senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd, pronunciate nel corso del suo intervento in Aula.
"Sulla politica estera ha delegato Tajani e Crosetto, sul caso Al-Masri ha delegato il ministro Nordio e tutti hanno creato ben altri imbarazzi. L'immagine del ministro degli Esteri che a Washington girava con il cappellino Maga in mano è l'emblema di ciò che stiamo diventando. Dodici giorni di ambiguità che continuano oggi. Oggi ci aspettavamo una risposta chiara e lei ci ha risposta ancora con la formula "non condivido e non condanno". Ci aspettavamo che lei ci dicesse che non concederà le basi a Trump. Non può dire oggi no, domani forse. Quando il Parlamento ha chiesto spiegazioni e il Paese ha chiesto chiarezza, la Presidente del Consiglio è arrivata con settimane di ritardo. Serve responsabilità", ha aggiunto.
"Se il ministro della Difesa - ha proseguito Boccia - ci dice che il mondo sta precipitando nell'abisso, la premier deve spiegarci se è così e dove ci porta quell'abisso. Quando la realtà diventa difficile, la risposta della destra è sempre la stessa: trovare un colpevole. E così il governo ha mostrato un'insofferenza continua verso l'autonomia e i poteri dello Stato. Il capro espiatorio preferito è la magistratura. Ma la Premier ricordi che i giudici non impediscono di governare, impediscono a chi governa di essere al di sopra della legge. Si chiama Stato di diritto. Quando è pronta, Meloni torni qui, noi ci siamo. Il Parlamento non è la succursale del governo, non è la sua dependance, è la casa del popolo italiano che servono e serviamo insieme. Abbiamo lasciato loro un mondo in cui il multilateralismo era un punto di riferimento, ci hanno portato in uno in cui il diritto internazionale non conta più. Noi scegliamo l'Europa, Meloni fin qui ha scelto Trump e la sua ideologia; noi il diritto internazionale, Meloni chi lo calpesta; noi la storia diplomatica dell'Italia, Meloni chi trascina l'Italia e il Mediterraneo in guerra".
"In un momento così drammatico, con il diritto internazionale sfregiato e accantonato, credo che il fronte progressista debba assolutamente mettere da parte i profili divisivi per definire una linea comune di politica estera da portare avanti in tutte le sedi. Da qui la nostra iniziativa, che sottolineava i tanti punti costruttivi e positivi che coinvolgono la politica estera del fronte progressista". Queste le parole di Giuseppe Conte a proposito delle risoluzioni dell'opposizione sulle comunicazioni della premier. "Non ci possiamo fermare qui - ha aggiunto - non si è chiuso il cerchio questa volta ma per il M5s lo sforzo non si ferma, continuerà, va oltre questa occasione. Da oggi, per noi, è la priorità. Dobbiamo assolutamente recuperare le ragioni e le coordinate di un percorso per riorganizzare l'ordine mondiale, non possiamo rassegnarci alle forze che vogliono lo sfascio".
"Alla risoluzione del centrodestra voteremo no: non condividiamo che in un momento come quello che stiamo vivendo il governo e i partiti di maggioranza pensino di continuare a dare i soldi degli italiani a Zelensky". Lo ha detto Rossano Sasso, in una conferenza stampa alla Camera insieme a Edoardo Ziello ed Edoardo Ziello nella quale hanno spiegato la posizione dei vannacciani a Montecitorio.
L'Aula del Senato ha approvato con 102 voti a favore, 66 contrari e 1 astenuto la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni. Il documento punta, tra le altre cose, a "condannare il ruolo destabilizzante dell'Iran in tutta la regione, esprimendo il suo pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà". Un altro impegno è "ribadire l'importanza di salvaguardare l'integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell'Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette". La maggioranza punta a "sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle operazioni marittime difensive Aspides e Atalanta" e "a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse". Precluse o ritenute parzialmente assorbite le altre risoluzioni di opposizione.
"Se sono in difficoltà ci chiamino, e noi ci siamo. Siamo disponibili a scrivere quelle che sono le priorità e anche a declinarle tecnicamente per gli italiani, perché oggi il Paese è in grandissima difficoltà. Però c'è una premessa, che deve cambiare. Perché sin qui abbiamo sentito un presidente del Consiglio che diceva che va tutto bene, che non c'era un problema. Non le ho mai sentito dire che c'è un problema di crisi industriale, della manifattura, delle filiere che sono in difficoltà. Il debito pubblico sta crescendo. E parliamo sempre di Superbonus. Ormai la super scusa del superbonus la possiamo accantonare. Adesso è passato un po' di tempo, sono 4 anni di governo". Lo ha detto il leader del M5s Giuseppe Conte, in transatlantico in Senato, parlando con i giornalisti poco dopo l'intervento in cui la premier Giorgia Meloni si è detta "disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi".
"Ho condiviso la sua analisi, la prima parte, non so se per questo mi debba preoccupare io o si debba preoccupare lei...". Con questa battuta il premier Giorgia Meloni, al Senato, si è rivolta al leader di Italia viva Matteo Renzi, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
"Spero non sia sfuggito a Renzi il lavoro fatto dal governo sulle materie prime critiche. Abbiamo varato noi l'anno scorso un decreto per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche, abbiamo candidato l'Italia a ospitare uno dei due depositi strategici di stoccaggio delle materie prime critiche. C'è una nostra totale consapevolezza di quanto il tema sia fondamentale per l'autonomia strategica dell'Europa e dell'Italia", ha sottolineato Meloni ricordando il gap che va recuperato "da molto lontano, non si risolve in due anni".
Sono cinque le risoluzioni (quattro dei vari gruppi di opposizione e una sottoscritta dalla maggioranza) presentate al Senato dopo le comunicazioni del premier Giorgia Meloni sulla situazione internazionale. Il governo ha accolto quella del centrodestra e ha dato parere contrario sulle altre precisando che ci sono "alcuni punti" di accordo "in modo prevalente" con la risoluzione dei gruppi di Italia viva, Azione, Più Europa, e parzialmente con la risoluzione del Pd. Punti che - ha spiegato il ministro Tommaso Foti intervenendo in Aula - "trovano già accoglimento al di la della dizione letterale nella risoluzione di maggioranza".
Meloni ha sottolineato: "Per quanto riguarda il rapporto con le opposizioni, qui al Senato c'è un regolamento particolare. Io, alla Camera, sono abituata ad un regolamento in cui si possono votare tutte le risoluzioni e si possono votare per parti separate. Se ci fosse stata questa possibilità al Senato volentieri avrei condiviso con le opposizioni le parti dei documenti" su cui c'è consonanza. "Non è possibile al Senato", per via del regolamento, "vediamo se è possibile ragionare alla Camera".
"Sono disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi. Aspettavo chiaramente di fare questo confronto in Aula, nella sede propria che è il Parlamento, ma da domani se voi siete disponibili io sono più che disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi". Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante l'intervento al Senato.
"Ribadisco che sulla questione delle accise mobili siamo disponibili all'attivazione di un meccanismo che ricordo essere stato modificato da questo governo per renderlo utilizzabile e siamo pronti a utilizzarlo. Perché non lo abbiamo fatto nel Consiglio dei Ministri ieri? Non l'abbiamo fatto perché il meccanismo utilizza la maggiore Iva derivante dagli aumenti per abbassare le accise. Ora chiaramente noi parliamo di un problema che abbiamo da 6-7 giorni, e gli introiti derivanti dall'Iva di questo momento così breve non ci consentono di costruire un impatto che sia percepibile dai cittadini, quindi il meccanismo si attiva quando l'aumento diventa strutturale e quando l'impatto sui cittadini diventa un impatto reale". Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo nell'Aula del Senato. Il premier ha risposto anche al senatore dem Misiani: "Non è vero che non abbiamo fatto niente sull'energia, il decreto bollette è molto importante e coraggioso, sono quasi 5 miliardi di euro per calmierare il prezzo delle bollette".
"Su quali strumenti mettere in campo per difendere la libertà di navigazione, vitale per le nostre economia, se ci sarà una sintesi o delle proposte si devono confrontare con il Parlamento". Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella replica alle comunicazioni al Senato a proposito degli interventi nel canale di Hormuz. "È un tema molto delicato - ha spiegato -, bisogna trovare un equilibrio tra una necessità vitale per la nostra economia e il rischio di essere trascinati nel conflitto, su questo il dibattito con i partner europei si sta sviluppando, è una questione estremamente rilevante".
"Considero fondamentale l'unità dell'Occidente, non perché utile agli Stati Uniti ma perché è necessaria per noi, almeno fino a quando l'Europa non avrà concluso un percorso - iniziato troppo tardi - relativamente alla sua autonomia strategica" ha detto Meloni in Senato. "Siamo stati noi a insistere, insieme ad altri Paesi europei, perché ci sia una convergenza nell'affrontare questa crisi", ha affermato Meloni, sottolineando l'importanza del ruolo italiano. Il premier ha poi ribadito l'appello di unità rivolto a tutte le forze politiche per affrontare la "fase particolarmente complessa" legata all'attuale crisi internazionale.
Quello di Giorgia Meloni alle opposizioni "non era un appello generico, Monti mi ha detto che spesso sono divisiva, non voglio convincere l'opposizione delle mie politiche ma devo rispondere delle politiche che porto avanti. Il mio appello sincero è su una fase di crisi internazionale perchè ci sono momenti della storia in cui andare oltre le legittime e funzionali divisioni. Siamo orgoliosamente alternativi, vale la pena però fare uno sforzo per capirsi e cercare elementi di sintesi". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in sede di replica alla discussione del Senato sulle sue comunicazioni sulla situazione internazionale, ringraziando i senatori per un dibattito "quasi sempre rimasto nel merito".
Il premier Giorgia Meloni sta intervenendo nell'Aula del Senato in replica dopo la discussione generale sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e in ,merito agli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "Io considero fondamentale l'unità dell'Occidente, e la considero fondamentale non perché sia utile agli americani, la considero fondamentale perché è necessaria per noi, almeno fino a quando l'Europa non avrà concluso un percorso che ha però iniziato troppo tardi relativamente alla sua autonomia strategica, relativamente alla sua capacità di difendersi adeguatamente da sola".
"Dibattito è rimasto quasi sempre nel merito, c'è stato uno sforzo anche da parte mia di ragionare insieme, quindi grazie". Lo ha detto il premier Giorgia Meloni al Senato, nelle repliche al Senato in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
Si è conclusa la discussione generale in Aula al Senato. Prima del voto sulle risoluzioni interviene in replica Giorgia Meloni.
Una risoluzione comune dei gruppi di Italia viva, Azione, Più Europa e sottoscritta dai parlamentari Pier Ferdinando Casini, Luigi Spagnolli e Pietro Patton, è stata depositata al Senato dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In tutto 14 impegni chiesti al governo. Al primo punto, quello di "promuovere in sede europea un rapido e deciso avanzamento del processo di integrazione dell'Unione verso un assetto realmente federale, che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo verso un modello di Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo". In sede europea, si sollecita anche "una strategia volta al rafforzamento delle capacità militari dell'Ue in un'ottica integrata e di coordinamento, che sia in grado di evitare duplicazioni nei processi produttivi e possa garantire una più efficiente razionalizzazione delle spese militari, verso un sistema di difesa comune europeo". Si cita, inoltre, la necessità di continuare "il rafforzamento del pilastro europeo della Nato credibile e interoperabile, mediante una sempre maggiore integrazione di capacità, pianificazione e catene di comando e controllo, sostenendo altresì gli atti e le iniziative necessarie al sostegno all'Ucraina". Nell'ambito della difesa, la richiesta è anche di "partecipare agli approfondimenti avviati da Francia e Germania sul rafforzamento della deterrenza nucleare, nel rispetto dei trattati vigenti".
Sull'eventuale cessione di armi (sistemi di difesa aerea, antimissilistica e anti-drone richiesti da Paesi terzi extra Ue) si chiede che avvengano "in un chiaro quadro multilaterale" e con "missioni o dispositivi internazionali formalmente definiti". Una posizione comune europea è auspicata inoltre per "favorire la de-escalation militare e alla ridefinizione di modalità e obiettivi dell'azione in Iran in chiave multilaterale". Per attenuare gli effetti economici della crisi in Medioriente, l'impegno sollecitato è per sospendere "l'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ovvero siano adottate misure equivalenti di salvaguardia, al fine di evitare ulteriori aggravi sui costi energetici e produttivi, con particolare riguardo alle imprese energivore e ai settori maggiormente esposti, preservando competitività, livelli occupazionali e continuità delle filiere industriali".
"Il presupposto alla sua richiesta di dialogo non può essere "guardate quando ero all'opposizione quanto ero seria". Il presupposto doveva essere "anch'io ho fatto qualche sciocchezza all'opposizione, e nel periodo Covid ho fatto una scelta sbagliata". Se fossimo partiti da lì il suo discorso sarebbe stato più credibile". Lo ha detto il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli in Aula al Senato rivolgendosi al premier Giorgia Meloni nella discussione generale sulle comunicazioni in vista del Consiglio Ue.
Patuanelli ha parlato anche del prezzo dei carburanti. "Oltre alle accise mobili, si può anche valutare un'altra misura" sull'aumento dei prezzi dei carburanti. "Dal 1998 questo Paese ha deciso di liberalizzare il prezzo dei carburanti, questo si può sospendere per un periodo limitato e si può determinare che a decidere il prezzo sia lo Stato".
"La presidente del Consiglio ha invitato all'unità e alla coesione nazionale: siamo d'accordo ma la presidente Meloni farebbe bene a spiegarlo ai parlamentari della sua maggioranza perché negli interventi abbiamo sentito attacchi a testa bassa all'opposizione, così non si costruisce l'unità e la coesione". Lo dice il senatore del Pd Antonio Misiani intervenendo in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni del premier Giorgia Meloni.
Nelle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "manca un quadro più ampio sulla sovranità energetica, soprattutto sulle materie prime", ha detto il leader di Italia viva, Matteo Renzi, intervenendo in discussione generale sulle comunicazioni della premier nell'Aula del Senato. "Senza sovranità energetica non solo non c'è sovranismo, viva iddio, ma non c'è autonomia", ha spiegato per poi parlare del "convitato di pietra" cioè "Trump". Per l'ex premier "non abbiamo sentito parole sul tema della politica economica e sulla minaccia politica dei dazi".
Meloni "ha invitato giustamente, secondo me, a non banalizzare il dibattito e a non attaccarsi in quest'Aula, e per noi queste parole sono di rara bellezza. Le ascoltiamo con piacere, anzi abbiamo anche apprezzato un pezzo della sua riflessione. Finalmente lei ci aiuta a fare una riflessione un po' più ampia e di questo le siamo sinceramente grati" ha proseguito il leader di Italia Viva Renzi.
"L'Iran oggi è molto diverso da quello di 15 giorni fa, indipendentemente dal fatto che il cognome della guida spirituale sia la stessa, perché quello che sta accadendo è incredibilmente importante e impattante, e c'è un problema di catena di comando in quel paese per quello che è successo - spiega l'ex premier -. Ecco, di fronte a questo dibattito, finalmente oggi la Presidente del Consiglio ha portato un contributo, qua si può apprezzare o meno, ma che io sinceramente tendo a valorizzare. E da questo punto di vista penso che nel dibattito dei prossimi mesi la Farnesina dovrebbe ospitare momenti di incontro e dialogo, di grande confronto di istituzioni scientifiche che gravitano intorno al mondo della politica esterna perché l'Italia ha una sua storia che è quella di capire questi processi e cercare di favorirne la diffusione e il coinvolgimento".
"Qualcuno coltiva l'illusione che l'Italia possa dettare l'agenda al pianeta: decidere cosa fanno i russi, gli americani, il Medio Oriente, l'Iran. Io sarei felice se potessimo guidare un governo che, dall'Italia, erede della tradizione dell'antica Roma e del Rinascimento, dettasse davvero l'agenda al mondo. Ma la situazione è un po' più complessa. Per questo mi accontento del realismo del Presidente Meloni che ha parlato all'inizio di "cautela" e di "presenza", e noi siamo presenti. Ringrazio quindi il governo e il ministro degli Esteri Tajani per il rientro degli italiani dalle aree di emergenza. Qualcuno ha ironizzato su questo, ma per noi proteggere i connazionali è una cosa importante. Ringraziamo ancora una volta il governo per aver dato attenzione a tutti. Forse a qualcuno non importava che tornassero a casa persone che, per lavoro o per altre ragioni, si trovavano impegnate in quelle aree". Lo ha detto il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, intervenendo in aula al Senato sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue e sugli sviluppi della crisi mediorientale.
"Avete parlato della frattura dell'Occidente che però non nasce con l'aggressione russa - e io sono il più antirusso qui dentro, sicuramente più del vicepremier -, ma nasce dalla frattura imposta da Donald Trump". Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda rivolgendosi al premier Giorgia Meloni nel corso della discussione al Senato sulle sue comunicazioni. "Gli Usa vogliono la disarticolazione dell'Ue. Lei non può essere da un lato con l'Ue e dall'altro fare campagna per Orban che è sostenuto da Putin", ha aggiunto Calenda. Che è tornato a rivolgersi a Meloni per sostenere: "Il suo vicepresidente del consiglio è il centro della propaganda russa. Oggi esiste una cosa da difendere che è la civiltà europea, non l'occidente. Oggi - ha aggiunto - non ha sciolto un punto: se difende l'Ue unita o se non la difende. Se la difende deve abbandonare Orban e Trump. Le due cose insieme non posso stare".
"Apprezzo l'appello allo spirito costruttivo e alla coesione: sarebbe importante le opposizioni potessero unirsi fra loro e con la maggioranza ma mi chiedo cosa abbia fatto lei e cosa abbia fatto la maggioranza per favorire l'unità. Osservandola con attenzione e senza pregiudizi mi sono formato la convinzione lei si sforzi di portare unità in ambiti fuori dalla sua portata e meno si impegni e indulga alla divisione dove potrebbe avere più effetto, in Europa e Italia". Queste le parole del senatore a vita Mario Monti in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni del premier Giorgia Meloni. "In Italia lei è spesso divisa, approfondisce il solco fra maggioranza e opposizione", aggiunge.
Le opposizioni hanno presentato risoluzioni separate sulle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che riferisce oggi in Parlamento, prima al Senato e poi alla Camera, sul prossimo Consiglio europeo e sulla crisi in Medioriente. Alle tre risoluzioni presentate rispettivamente da Pd, M5S e Avs, si aggiunge quella unitaria di Iv, Azione e Più Europa.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha consegnato a Montecitorio il testo delle comunicazioni rese al Senato su Iran e consiglio europeo. Tornerà a Palazzo Madama per seguire il dibattito parlamentare. Alla Camera la discussione inizierà alle 16.
"Al Consiglio Europeo faremo anche il punto sullo stato di attuazione della tabella di marcia per la prontezza della difesa europea, un tema sempre più attuale e urgente, in particolare per quanto riguarda il piano di azione sui droni e sulla sicurezza anti-droni, cui l'Italia, con le eccellenze della propria industria della difesa, potrà dare un contributo essenziale. In questo quadro intendiamo ribadire l'importanza di assicurare che questi progetti siano mirati a garantire la sicurezza di tutti i Paesi dell'Unione". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue del 19 e 20 marzo e sulla crisi in Medio Oriente.
"O l'Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all'irrilevanza", in un mondo "che non fa sconti a nessuno" ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni al Senato. Il premier ha aggiunto: "Per quello che ci riguarda abbiamo scelto da che parte stare. Dalla parte del realismo contro l'ideologia, delle soluzioni contro i proclami, dell'orgoglio nazionale contro le tifoserie. E poco importa che si tenti di dire che siamo isolati proprio mentre siamo al centro di ogni coordinamento internazionale. Poco importa che a ogni tornante difficile, debba sentirmi ripetere che il nostro governo dovrebbe scegliere da che parte stare tra uno e l'altro, che dovrebbe schierarsi con questo o con quello, che dovrebbe seguire l'uno piuttosto che l'altro, come immagino potrebbe accadere anche oggi. Perché sapete già che non condivido questa visione provinciale della politica europea e internazionale, e ancora meno condivido l'idea che ci sia sempre qualcun altro da cui dobbiamo prendere esempio", ha spiegato Meloni. "Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell'Italia. Una grande Nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l'Occidente. Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile", ha concluso Meloni.
La crescente instabilità internazionale può significare anche possibili nuovi flussi migratori, ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Di fronte a questo rischio, a maggior ragione la posizione italiana non cambia: una cosa è la protezione umanitaria, che deve essere riservata a chi davvero la merita, come abbiamo dimostrato da ultimo nei confronti del popolo palestinese; altra cosa è l'immigrazione irregolare, che invece deve essere scoraggiata, non soltanto perché problematica per i Paesi di destinazione, ma anche perché mette a repentaglio la vita e le prospettive di un'esistenza dignitosa dei migranti stessi", ha aggiunto Meloni, secondo la quale "la forte diminuzione in questi anni delle morti nel Mediterraneo sta li' a dimostrarlo ed é uno dei risultati di cui l'Italia deve andare maggiormente fiera".
"Oggi l'Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo. Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania". Lo ha affermato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni al Senato in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonchè sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "Come accaduto nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e, è molto desolante doverlo raccontare, violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti ne' rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale", ha affermato la premier, secondo la quale tale decisioni "non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso". "Nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l'immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini", ha aggiunto Meloni.
La Difesa europea è "un tema sempre più attuale e urgente" e "in particolare per quanto riguarda il piano di azione sui droni e sulla sicurezza anti-droni, cui l'Italia, con le eccellenze della propria industria della difesa, potrà dare un contributo essenziale" ha spiegato Giorgia Meloni che ha aggiunto: "in questo quadro intendiamo ribadire l'importanza di assicurare che questi progetti siano mirati a garantire la sicurezza di tutti i Paesi dell'Unione".
"Il tema delle risorse è centrale: siamo favorevoli a investimenti ingenti nella competitività, ma ciò non deve in alcun modo compromettere la Politica agricola comune e la Politica di coesione", ha affermato il presidente del Consiglio Meloni, durante le comunicazioni al Senato in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "Competitività e politiche tradizionali non sono in contrasto, sono invece due facce della stessa medaglia: la coesione, infatti, contribuisce alla competitività e rafforza il Mercato interno, assicurando al contempo la convergenza dei territori", ha dichiarato il premier
Il nuovo prestito concordato a livello Ue è "fondamentale per la sopravvivenza dell'Ucraina" ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Un eventuale collasso di Kiev comporterebbe danni incalcolabili per l'intera stabilita' europea", ha aggiunto. "Oggi siamo di fronte a uno stallo che crea non poche difficoltà. La questione sollevata da Ungheria e Slovacchia legata alle forniture petrolifere dell'oleodotto Druzhba richiede una soluzione politica, e anche su questo l'Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile" aggirare "il principio di unanimità", ha aggiunto Meloni. "Un'Europa divisa è l'unico regalo che potremmo fare a Mosca", ha detto.
Il presidente del Consiglio, nel corso delle comunicazioni al Senato, oltre alla crisi in Medio Oriente, ha affrontato anche il tema del conflitto in Ucraina: l'Italia resta al fianco di Kiev "come ho avuto modo di ribadire al presidente Zelensky nel nostro ultimo contatto giovedì scorso" ha detto Meloni. "Difendere l'Ucraina significa difendere l'intero continente europeo", ha detto. "Il sostegno occidentale ha impedito l'invasione dell'intera nazione da parte della Russia, come si era prefissata", ha affermato Meloni.
"Dopo mesi di scarsissimi progressi sul campo, nel mese di febbraio la Russia ha perso più territori di quanti ne abbia conquistati" con "buona pace di chi credeva che la resa incondizionata fosse l'unica strada" ha detto Meloni. Dati che smentiscono la "propaganda del Cremlino che è forte anche in Italia", ha aggiunto.
L'obiettivo per l'Ucraina è una "pace vera" che non "si costruisce nel vuoto" ma attraverso sforzi condivisi, in particolare attraverso i negoziati promossi dagli Stati Uniti, ha aggiunto Meloni. "Guardiamo al 20mo pacchetto di sanzioni Ue per ridurre ulteriormente le entrate che alimentano la macchina bellica del Cremlino", ha dichiarato il premier.
"La situazione in Libano è delicata", "la decisione di una nuova guerra contro Israele è scellerata" ha detto Meloni che ha spiegato di essersi sentita con Netanyahu a cui ha manifestato "la contrarietà dell'Italia a qualsiasi escalation" fermo restando il diritto di Israele alla sua difesa "agli attacchi di hezbollah". In Libano, ha continuato, "sono presenti oltre mille soldati italiani della missione Unifil. La sicurezza del personale va garantita in ogni momento, reiteriamo la richiesta ad Israele".
"Riguardo all'attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è: consiglio prudenza. Perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili" ha detto Giorgia Meloni al Senato.
"Le basi concesse agli Usa dipendendo da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore: nel caso in cui dovesse giungere la richiesta spetterebbe sempre al governo" prendere una decisione "ma ribadisco la decisione in quel caso" sarebbe affidata "al Parlamento. Ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta" ha detto Meloni.
Il premier ha aggiunto "stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo" e "non soltanto perché si tratta di nazioni amiche ma anche perché in quell'area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere. Abbiamo inviato una nostra unità navale a Cipro", "un atto dovuto di solidarietà europea ma anche di prevenzione", ha spiegato.
Il premier Meloni parla dei nostri connazionali presenti in Medio Oriente: "Sono stati predisposti voli che hanno consentito il rimpatrio di 25 mila italiani rimasti bloccati dalla crisi in Medio Oriente. Ringrazio tutte le nazioni del Golfo per l'aiuto" oltre al "ministero degli Esteri, l'intelligence e la Protezione civile" ha aggiunto.
"Spero sia chiaro a tutti in quest'aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell'arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l'Italia e l'Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale" ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il premier Giorgia Meloni al Senato ha ricordato la "strage delle bambine nel Sud dell'Iran" chiedendo che "si accertino le responsabilità". "Va preservata l'incolumità dei civili e dei bambini".
Il presidente del consiglio ha detto che il governo italiano si è tenuto "in continuo contatto" con i leader mediorientali e i principali alleati sin dall'inizio della crisi per "coordinare le iniziative". "Ho promosso un coordinamento con Germania, Francia e Regno Unito" per "coordinare le risposte nazionali", ha detto il premier, spiegando che l'intento è "favorire iniziative che possano riportare la stabilità nell'area".
Il premier ha aggiunto che se da una parte l'Iran ha sempre negato di "volersi dotare dell'arma nucleare", dall'altra, come riferito dall'Aiea, ha proseguito all'arricchimento dell'uranio "oltre il 60 per cento. Un quadro quindi che non poteva non destare preoccupazione. Non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell'arma nucleare" insieme a "una capacita' missilistica che potrebbe colpire l'Italia e l'Europa", ha aggiunto il premier.
"Non essendo stati parte diretta dei negoziati non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza ma neanche per smentire le affermazioni degli Stati Uniti sull'indisponibilità dell'Iran a chiudere un accordo". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Meloni, durante le comunicazioni al Senato
"È in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l'intervento americano e israeliano contro il regime iraniano". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
"L'intervento militare di Usa e Israele in Iran è "un'escalation militare che l'Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l'Oman e il Qatar. Ricordo che, per due volte, abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare, e che, dall'inizio, abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto. A lungo, abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l'urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano". Lo ha detto Giorgia Meloni al Senato. Per Meloni non si può "prescindere dall'interrogarsi sul perché un tale accordo non si sia dimostrato possibile. Perché se da una parte la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un'arma nucleare, dall'altra la Repubblica Islamica - come riferito dal direttore dell'Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi - procedeva ad arricchire l'uranio fino ad una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica. Qualcosa di molto diverso - ha aggiunto -, ad esempio, dall'accordo siglato tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, che prevede la rinuncia all'arricchimento da parte emiratina, a fronte della cooperazione americana nello sviluppo del loro nucleare civile".
La destabilizzazione globale derivante dall'invasione russa dell'Ucraina ha avuto le sue ripercussioni in Medio Oriente, con una data di inizio chiara: "il 7 ottobre 2023". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "L'attacco barbaro, folle, al territorio israeliano da parte di Hamas" reso "possibile anche dal sostegno" fornito "dall'Iran a questo gruppo terroristico, lo stesso sostegno fornito a Hezbollah in Libano, agli Houthi in Yemen", ha aggiunto.
Quello di Usa e Israele in Iran è "un intervento a cui l'Italia non prende parte e non intende prendere parte". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
"Io mi auguro sinceramente" che la crisi in corso "possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c'è un governo che si sottrae al confronto parlamentare". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
"Qui non c'è un governo complice di decisioni altrui, né tanto meno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell'impegno portato avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi giorni". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
"Voglio relazionare al Parlamento e relazionarmi con le forze politiche su come affrontare la crisi in Medio Oriente, una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato, durante le comunicazion in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.