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Intercettazioni magistrati, il Colle: il Presidente non può fare pressioni sulle toghe né sciogliere il Csm

Il Presidente della Repubblica Mattarella interviene nello scandalo delle chat tra magistrati, rispondendo, in parte, alle sollecitazione dellʼex ministro Salvini che chiedeva un forte intervento della più alta carica dello Stato. "Condanna di molti comportamenti ma evitare ogni strumentalizzazione", è il messaggio dal Quirinale

"Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sono in corso un procedimento penale e procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente potrebbe essere strumentalmente interpretata". Lo afferma una nota del Quirinale sul caso "intercettazioni-Csm".

Va esclusa l'ipotesi di qualsiasi "pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare", prosegue la nota del Colle. Inoltre, "per quanto superfluo va chiarito che il Presidente della Repubblica si muove, e deve muoversi, nell'ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale", ricorda ancora il Quirinale.

 

"In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria, il Consiglio Superiore della Magistratura, il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati".

 

"E' appena il caso di ricordare che un eventuale scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge", recita la nota del Quirinale.

 

"In merito alle vicende che hanno interessato la Magistratura, il Presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico", ribadisce il Colle.

 

"Il presidente Mattarella già da tempo si è "augurato che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm. Una riforma che contribuisca, unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali, a restituire appieno all'Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l'indispensabile valore dell'indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Carta", conclude.

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