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Governo, il decreto per lʼambiente si arena in Cdm: mancano le coperture | Il Mef: va coordinato con la Manovra

Costa prova a tagliare i sussidi ai carburanti e premiare le emissioni "green" con bonus di 2mila euro per chi rottama le auto inquinanti. I sindacati degli autotrasportatori sulle barricate: "Inaccettabile"

sergio costa

Il Green New Deal a parole va bene a tutti, ma prima bisogna trovare i soldi in Manovra. Il decreto legge sull'emergenza climatica, che il ministro dell'Ambiente Sergio Costa voleva far approvare in Consiglio dei ministri, come primo atto "verde" del nuovo governo, si è subito arenato sullo scoglio più prevedibile: quello delle coperture. Il decreto è stato rinviato e dovrà essere riesaminato insieme agli altri ministeri, e soprattutto al Mef.

Forse diventerà un disegno di legge, anche se il pentastellato Costa insiste per farlo approvare prima possibile. Il tutto avviene alla vigilia del Climate Action Summit dell'Onu che si svolgerà a New York il 23 settembre.

Mattarella: "Fare in fretta" - Per la buona riuscita del quale si sta spendendo in prima persona Sergio Mattarella, tra i più sensibili in Italia agli effetti nefasti dei cambiamenti climatici. Il presidente della Repubblica è intervenuto due volte per sottolineare la necessità di agire in fretta, chiedendo anche un impegno della nuova Commissione europea: "il quadro finanziario pluriennale dell'Unione, ad avviso dell'Italia, dovrebbe essere un quadro ambizioso, che consenta cosi' di affrontare non soltanto le tradizionali politiche dell'Unione ma anche le nuove esigenze, le nuove sfide, a partire dal clima", ha detto al suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier.

Ma soprattutto il Quirinale ha diffuso oggi un allarmatissimo documento in vista del vertice di New York nel quale ben 32 capi di Stato e di governo (per l'Italia proprio Mattarella) chiedono senza mezzi termini di agire subito e di destinare risorse finanziarie alla green economy. "Dobbiamo assicurare - si legge nel documento - che tutti i flussi finanziari siano coerenti col percorso verso ridotte emissioni di gas a effetto serra ed esortiamo tutte le istituzioni finanziarie ad allineare i loro investimenti alle finalità di lungo periodo dell'Accordo di Parigi, a intensificare e allargare gli investimenti in efficienza energetica ed energie rinnovabili". Un invito "urbi et orbi" che certamente non potrà essere sottovalutato proprio in Italia.

Le prime resistenze - Intanto le resistenze vengono a galla: i sindacati lamentano di non essere stati informati e chiedono un confronto, gli autotrasportatori bollano i tagli ai sussidi ai carburanti come un autogol, e la Lega parla di una stangata da quasi 17 miliardi di nuove tasse.

Cosa prevede il provvedimento - Il decreto prevede una serie di provvedimenti che, direttamente o indirettamente, riducono le emissioni di gas serra: i più importanti sono un taglio del 10% dal 2020 ai sussidi ai carburanti inquinanti (in particolare per l'autotrasporto e l'agricoltura), bonus di 2mila euro a chi rottama un'auto dalla classe Euro 4 in giù, sconto del 20% su detersivi e alimentari sfusi (per ridurre gli imballaggi). Sugli obiettivi ecologici della norma, tutti nel governo sono d'accordo.

Il ministro non si arrende - Ma quello che è stato contestato a Costa, è di aver avuto troppa fretta. Costa ha ipotizzato di trovare i soldi dalle "aste verdi" sulle emissioni di gas serra (un meccanismo Ue attraverso cui le aziende che emettono di più sono costrette a pagare). Il ministro comunque non si arrende di fronte allo stop: il suo obiettivo è riproporre a breve un nuovo decreto legge, stavolta condiviso, o almeno un disegno di legge con una corsia preferenziale.

I sindacati sulle barricate - La Cgil ha lamentato che sul decreto ambiente non c'è stato alcun confronto con i sindacati, e la segretaria della Cisl Annamaria Furlan si è detta stupita che all'incontro con il premier Conte "nessuno ci abbia accennato che fosse pronto un decreto importante". Per Conftrasporto, i tagli ai sussidi ai carburanti sono "inaccettabili, un autogol".