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La premier: "La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità". Il minostro della Cultura: "Lasciamo parlare la Storia"
Una giornata di memoria collettiva per non dimenticare migliaia di italiani costretti ad abbandonare la propria terra. È il Giorno del Ricordo, ricorrenza dedicata alle vittime delle foibe, all'esodo giuliano-dalmata e alle drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra. Una giornata di riflessione nazionale su una tragedia storica che per decenni è rimasta "senza voce" e che prevede diverse celebrazioni alla presenza dei vertici istituzionali.
“Abbiamo fatto la cosa giusta nel giorno giusto: nel Giorno del Ricordo abbiamo visitato una mostra dal fortissimo impatto emotivo e dal grande rigore scientifico, che racconta la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano, dalmata, fiumano. Oggi hanno parlato i fatti, le immagini, la verità storica, senza alcuna sottolineatura ideologica e senza alcun pregiudizio. È la storia per come è stata vissuta dai nostri concittadini che hanno pagato in modo atroce le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Tutto questo è stato reso possibile dal lavoro di un intellettuale di altissima caratura, il professore Giuseppe Parlato, che ci ha lasciato troppo presto ed è stato il presidente del comitato scientifico che ha dato vita a questa straordinaria mostra”. Lo ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, al termine della visita della mostra sugli esuli fiumani, dalmati e istriani allestita presso il Complesso del Vittoriano a Roma in occasione del Giorno del Ricordo, insieme al ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e al ministro per la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella.
"Siamo qui a pregare per le vittime dell'odio che sono state uccise in queste foibe e in tutte le foibe. Preghiamo per loro e per le loro famiglie. E preghiamo per tutte le vittime delle tragedie che le ideologie, nazista, fascista, comunista, hanno causato. In particolare, ricordiamo anche le vittime di Vergarolla. Ma anche tutte le vittime che in queste nostre amate terre e in ogni altra parte del mondo hanno subito l'odio cieco di Caino". Sono le parole del Vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, che ha celebrato la messa nel contesto del giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza. "Interceda per noi don Francesco Bonifacio martirizzato 80 anni fa - ha ricordato - una manciata di giorni dopo la strage di Vergarolla, fatto sparire l'11 settembre 1946: unica sua colpa servire Dio e amare il suo popolo, con tutto il cuore, libero da ogni ideologia". Poi un appello a tutti, "assumiamoci la responsabilità della pace. Occorre coraggio per vivere nella legalità. La legalità esprime un bene comune condiviso, certamente in una formulazione imperfetta, ma che mira al rispetto della dignità di tutti, non solo di qualcuno"
Il 30 marzo 2004, "quando il Parlamento italiano ha approvato "quasi all'unanimità (solo 12 i voti contrari) la legge (92/2004) che istituiva il Giorno del Ricordo", è "divenuta una data spartiacque. C'è stato un prima e c'è un dopo. C'è stato un prima, durato molti, troppi decenni, durante il quale la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente e sistematicamente occultata. Negata da una parte politica e dalle istituzioni che da quella parte politica erano rappresentate". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel corso del suo intervento alla Camera. "Nei libri di storia distribuiti nelle scuole, gli studenti studiavano la storia di Roma, la storia del '700, dell'800, della prima e seconda guerra mondiale… Ma mancavano le pagine sulla tragedia delle foibe. Sia chiaro: la mia non vuole essere un atto di accusa nei confronti di qualcuno, anzi, è il giusto riconoscimento a quelle forze politiche che, mute per decenni, in quella occasione hanno saputo fare un passo coraggioso per far conoscere la verità. Da allora altri passi in avanti sono stati fatti".
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Sul Giorno del Ricordo ha parlato anche il ministro dell'istruzione e del merito Giuseppe Valditara: "Per molto tempo tanti hanno cercato di rimuovere questa tragedia. Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi - ha scritto su Instagram. È un dovere morale verso le vittime e le loro famiglie, ma anche un impegno civile nei confronti delle giovani generazioni. La scuola deve svolgere un ruolo centrale in questo percorso di memoria e consapevolezza: attraverso la conoscenza di quei fatti drammatici, gli studenti possono comprendere il valore della libertà e della dignità umana e l'importanza di una società fondata sul rispetto e sul rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo".
In occasione del giorno del ricordo il premier Meloni ha scritto un messaggio su X. "Oggi si celebra il giorno del ricordo. Una giornata che chiama l'Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un'imperdonabile congiura del silenzio, dell'oblio e dell'indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell'esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità", ha scritto Meloni. "La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rendere più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest'anno, come il "Treno del Ricordo" che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L'Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all'Italia intera. A ognuno di noi.
A Trieste la ricorrenza è stata anticipata dalla deposizione di tre corone d'alloro alla Foiba 149 di Monrupino, mentre, al termine, alla Stazione centrale di Trieste sarà inaugurato il Treno del Ricordo, convoglio storico messo a disposizione da Fondazione Fs italiane e Gruppo Fs e allestito con una mostra multimediale e l'esposizione delle masserizie degli esuli.
Al via nell'Aula della Camera la celebrazione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe dell'esodo giuliano-dalmata. Presenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme al premier Giorgia Meloni, ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell'Istruzione Valditara. Il capo dello Stato è stato accolto dall'Aula con un lungo applauso.
Cerimonia solenne al Sacrario della Foiba di Basovizza a Trieste. Le celebrazioni al monumento nazionale sul Carso sono promosse dal Comune di Trieste e dal Comitato per i Martiri delle foibe e rientrano in un ampio programma di manifestazioni e iniziative in occasione del 10 Febbraio, data in cui nel 1947 fu firmato il Trattato di Pace di Parigi che, tra l'altro, assegnava alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro e gran parte della Venezia Giulia. Alle celebrazioni a Trieste partecipano il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.
"Oggi l'Italia rinnova il dovere della memoria per onorare tutti coloro che persero la vita nei massacri delle foibe e per ricordare il grande dolore dell'esodo giuliano-dalmata. Celebrare il Giorno del Ricordo significa spazzare via un lungo silenzio, restituendo verità e dignità a migliaia di nostri connazionali che furono vittime di una cieca violenza e di una persecuzione sistematica". Lo scrive su X il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. "Ricordare il loro destino, la lunga scia di uccisioni, torture e saccheggi subìta lungo il confine orientale, è prima di tutto un atto di giustizia - aggiunge. È questo l'impegno che assumiamo, in particolare verso le giovani generazioni, perché la consapevolezza delle tragedie del passato diventi fondamento di verità e di un'autentica cultura della pace".
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Al Senato bandiere a mezz'asta, mentre la facciata della Camera si è illuminata con il tricolore