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Consip, Renzi: "Umanamente vicino a mio padre ma sto con i giudici"

Lʼex presidente del Consiglio, ospite di "Porta a porta" ha parlato del caso Consip e dei guai del Pd

Consip, Renzi: "Umanamente vicino a mio padre ma sto con i giudici"

"Ci sono due dimensioni profondamente diverse. Da figlio sono umanamente preoccupato per mio padre che è in difficoltà. Ma dal punto di vista istituzionale io non entro nella questione delle indagini, non la giudico. Io sto dalla parte dei giudici". A dirlo è Matteo Renzi, ospite a "Porta a Porta". Sull'eventuale sostituzione di Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip. "Non metto bocca: tocca a Padoan e Gentiloni decidere".

"Chiedo che si vada a processo, si emetta sentenza perché i giudizi non si fanno sui giornali - ha continuato il segretario dimissionario del Pd -. Mio padre è assolutamente certo di essere innocente e fa la sua parte. Il tempo in cui si cercava di fare le leggi per non fare i processi è finito, io ho cercato di fare le leggi perché si facessero". Renzi poi ha voluto chiarire la posizione del padre. "Mio padre non si è assolutamente avvicinato a incarichi pubblici mentre io ero a Palazzo Chigi. Ma questo è il minimo sindacale. Io umanamente sono dispiaciuto. Non è che siamo robot. Ma mio padre mi ha insegnato i valori della legalità e so che la penserebbe così".

L'ex premier ha poi negato l'esistenza di un "sistema toscano di potere". "Questo è presente solo nei vostri editoriali, non nella realtà - ha detto -. C'è mai stato un ricambio di potere come quello dal 2014? No. Dicono che è una cosca? Querelo domani mattina. Se mi danno del mafioso o del camorrista mi arrabbio. Un reato di toscanità? Rivendico il diritto alla 'c' aspirata, difendo la ribollita. Che in qualche salotto della capitale siamo stati considerati corpo estraneo è estremamente vero ma l'ho cercato".

Poi è stata la volta di affrontare le posizioni di Romeo e di Lotti. "La persona in questo momento è in carcere per me è un cittadino innocente. Dieci anni fa si è fatto due mesi in carcere e poi gli hanno detto che era innocente: l'imprenditore si chiama Romeo, l'assessore che si è suicidato si chiama Nugnes. Sono cittadini innocenti finché non passa in giudicato la sentenza di condanna". E in quanto a Lotti, Renzi chiama direttamente in causa i giornali... "Il ministro dello Sport non è in questa inchiesta perché accusato di chissà cosa, tangenti o altro. Ma insieme al comandante dell'Arma Tullio Del Sette è accusato di rivelazione di segreto di ufficio. Un reato molto antipatico che spero sia perseguito ma questo reato tutti i giorni viene compiuto in alcune redazioni di questo Paese".

Pd: "Da Bersani e D'Alema risentimenti su di me" - Ma non c'è solo il caso Consip sul piatto. Inevitabile affrontare il discorso Pd, tra scissioni e primarie. "Penso che alla base di questa scissione ci siano risentimenti personali, in primis di D'Alema e Bersani, ma io credo che la politica si faccia con il sentimento non con il risentimento" dice Renzi. "Non faccio polemiche contro di loro ma penso che aver tentato per tre mesi di far passare l'idea che il problema della sinistra in Italia fosse Renzi, come Trump per gli Usa e la Le Pen per l'Ue, suoni abbastanza ridicolo alla maggioranza delle persone che vanno alle Feste dell'Unità". "Con Bersani non ci siamo presi? Quando stai in un partito non è che sei a 'C'è posta per te', ci sono delle regole, si rispettano - ha continuato -. Ha ragione Bersani, non ci siamo mai trovati dal punto di vista personale. Ma io quando ho perso gli ho dato la mano, non sono andato via. Se ho avuto la tentazione di andare via? Io no, il mio amico Matteo Richetti, il mio amico Giorgio Gori... in tanti dissero: vabbè, ma che si sta a fare qua? Poi decidemmo: no, si va avanti insieme".

"Con il proporzionale leader del partito più importante è candidato premier" - "Con il sistema proporzionale il leader del partito più importante è il candidato leader. Guardiamo alla Germania, la Merkel è il capo del suo partito". Lo ha detto Renzi, aggiungendo: "In Spagna, altro sistema proporzionale, il capo del partito Mariano Rajoy, è diventato primo ministro perché era segretario del suo partito". "Se ti candidi devi aspirare ad avere la maggioranza, parlare di alleanze è sbagliato", ha sottolineato.

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