Gianfranco Fini alza l'asticella dello scontro e chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi. Il Pdl, però, si stringe intorno al premier e, a sua volta, invoca le dimissioni dell'ex alleato. Riprende così l'offensiva dei fedelissimi di Berlusconi convinti che il presidente della Camera non sia più imparziale e, quindi, incompatibile col ruolo che ricopre.
Con il leader Fli si schiera immediatamente Pier Ferdinando Casini, che da' il Terzo Polo oltre il 15%: ''Quello di Berlusconi e' un autogolpe, basta con l'alterazione della realta'. Si e' lamentato di un colpo di Stato di Fini ma e' stato lui a cacciarlo dal Pdl, cerchiamo di non falsificare le cose''.
Sono anche i ministri della Giustizia Angelino Alfano e quello degli Esteri Franco Frattini a stoppare le pretese di Fini, sostenendo che il governo non solo andra' avanti, ma in caso di elezioni sara' ancora Berlusconi il candidato premier, perche' gli italiani lo vogliono e lo dimostrano i sondaggi, nonostante il caso Ruby.
Intanto Fini - che lunedì sara' ad Ancona dove i riflettori sono puntati sull'assemblea dei Vescovi - si fa precedere da un'intervista al 'Corriere Adriatico', incalzando il premier e chiedendone le dimissioni. Il leader di Fli torna a martellare sulla ''concezione patrimoniale e para-feudale della politica'' nel Pdl, dove la discussione interna e' stata ''brutalmente soffocata''. ''Il vero tradimento - affonda - e' promettere riforme e persino 'rivoluzioni' per poi attuare la politica del giorno per giorno, e del basso profilo riformatore''.
Il Cavaliere, ad Arcore per il week end, si indigna. E dalla maggioranza si leva un coro di voci che intima a Fini lo sfratto immediato da Montecitorio. ''Fini, avendo chiesto le dimissioni di Berlusconi - punta il dito Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati Pdl - dimostra di non essere affatto super partes. Di conseguenza deve essere lui a dimettersi da presidente della Camera e a condurre a viso aperto la sua battaglia politica, senza godere di una posizione istituzionale che di per se' invece lo pone al di sopra delle parti''.
Ribatte Italo Bocchino, presidente dei deputati Fli: ''Chiedere le dimissioni politiche di Fini mentre la stampa nazionale e internazionale si occupa del 'bunga bunga' di Berlusconi, e' da incoscienti''. Berlusconi restera' premier, sia che si voti nel 2013 sia che si vada a elezioni anticipate, replicano piccati il Guardasigilli Alfano ed il ministro degli Esteri Franco Frattini, che spiega ai suoi omologhi invitati sulle piste di sci a Corvara: ''Noi abbiamo una situazione molto curiosa, un presidente della Camera che e' diventato il capo di una fazione, di un piccolo partito, quindi semmai la stranezza e' questa. Il presidente del Consiglio ha un consenso forte degli italiani e ha il dovere di governare''.
Ma Adolfo Urso, coordinatore di Fli, replica: ''Invece di chiedere le dimissioni di Fini i pretoriani del PDL si dovrebbero interrogare sugli interventi della Chiesa e della Confindustria e chiedere anch'essi - come ha peralto fatto ll presidente della Repubblica - che siano rispettate le istituzioni e che il premier chiarisca se puo' e subito davanti alle sedi competenti''.
Da registrare infatti oggi - oltre alla lettera di ministri e capigruppo ex An a sostegno del premier - l'avvertimento di Emma Marcegaglia, presidente degli Industriali: ''Il governo e' fermo da sei mesi. Nelle prossime settimane il paese ha bisogno di capire se il governo e' in grado di fare le riforme, altrimenti bisognera' fare un'altra scelta. Non si puo' piu' aspettare''.
La settimana che viene sara' decisiva per le riforme, avverte intanto la Lega. ''Dopo l'abbuffata di tette e culi sul caso Ruby torniamo alle cose che interessano i cittadini - e' l'appello del ministro Roberto Maroni - chiediamo a tutti, maggioranza e opposizione, di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di affrontare i problemi veri''.
