Un mese fa avevano rinviato il voto aderendo all'invito del capo dello Stato ad evitare ''tensioni'' in una ''delicatissima'' fase istituzionale. Ora i componenti della Prima Commissione del Csm hanno dato il via libera a maggioranza alla proposta di risoluzione che chiude la pratica a tutela del pm del processo Mills Fabio De Pasquale, definito ''famigerato'' dal presidente del Consiglio nel famoso intervento alla festa del Pdl a Milano dell'ottobre scorso in cui parlo' anche dell'esistenza di un'associazione a delinquere in magistratura.
Un documento che - a quanto apprende l'Ansa - sostiene che Berlusconi con le sue affermazioni ha denigrato non solo il pm milanese ma la magistratura nel suo complesso, e che arriva in un momento ancora molto delicato: alla vigilia della udienza pubblica della Consulta sul legittimo impedimento, che decidera' la sorte dei processi a carico del premier, a cominciare dal Mills. Contro la proposta di risoluzione ha votato il laico della Lega Matteo Brigandi' che ha presentato un documento alternativo, in cui mette in discussione l'istituto stesso delle pratiche a tutela, come aveva gia' fatto con il suo gruppo in una nota indirizzata al capo dello Stato.
La pratica a tutela di De Pasquale era stata aperta il 18 ottobre scorso su richiesta di tutti i consiglieri togati e del laico del Pd Glauco Giostra:le ''gravissime'' dichiarazioni del presidente del Consiglio ''minano la credibilita' delle istituzioni e rischiano di delegittimare la magistratura tutta'', scrissero allora i promotori dell'iniziativa.
Un giudizio che la Prima Commissione sembra ora sottoscrivere. In quel suo intervento pubblico Berlusconi non solo definì "famigerato" De Pasquale, e parlò di "un'associazione a delinquere" nella magistratura, ma mise in evidenza che "tre diversi collegi'' avevano avallato la tesi del pm del processo Mills" dimostrando quindi che "c'è un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni".
Inoltre il premier rilevò che De Pasquale era "lo stesso pm che disse a Cagliari che il giorno dopo l'avrebbe messo in libertà e poi è andato in vacanza e il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita".
Si tratta di accuse infondate, non c'e' collegamento tra la morte di Cagliari e il comportamento di De Pasquale, ha stabilito ora la Prima Commissione del Csm che vede inoltre nelle parole del presidente del Consiglio su un "preteso e non dimostrato accordo" tra le toghe per "sovvertire il risultato elettorale", il rischio di una delegittimazione dell'intera magistratura. Nel documento, che sarà discusso dal plenum forse, la prossima settimana, c'è anche una difesa dello strumento delle pratiche a tutela, messo in discussione dai laici del Pdl e della Lega, proprio a partire dal caso De Pasquale, in una nota inviata nei mesi scorsi al Capo dello Stato ( questione ripresa nel documento alternativo di Brigandi'): non solo l'istituto è previsto dal regolamento del Csm, sostiene la maggioranza dei componenti della Prima Commissione, ma trova il suo fondamento nella Costituzione.
