Il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, ritorna sulla richiesta al premier di essere ascoltato dal Comitato: "Non è solo mio diritto, è un mio dovere sulla base della legge vigente". Poi: "Non parlo del privato di Berlusconi, ma dell'impiego del denaro dei cittadini. La sicurezza del capo del governo è assicurata a spese dei contribuenti e i cittadini attraverso il Parlamento hanno il diritto di sapere come vengono impiegati i loro soldi".
Massimo D'Alema parla il giorno dopo la richiesta arrivata dal Comitato per la sicurezza della Repubblica da lui presieduto di audire il premier Silvio Berlusconi.
"Non viene al Copasir? Forse premier imbarazzato"
Intervistato dal Tg di La7, Massimo D'Alema prosegue: "Quello che Berlusconi fa all'interno delle sue case a me non interessa. Io mi occupo, perché mi hanno affidato questo compito, di come funzionano i servizi di sicurezza. Mi occupo del fatto che c'è un Presidente del Consiglio che non vuole presentarsi al Parlamento, come gli imporrebbe la legge. Forse è imbarazzato, ma è lui in una posizione invalidata, non siamo noi. Noi vogliamo applicare la legge. Lui non è neppure nelle condizioni di rispettarla".
"Refrattario a leggi"
"C'è una legge dello Stato italiano - spiega D'Alema - che dice che il presidente del Consiglio viene regolarmente ascoltato in quanto lui è il responsabile della sicurezza e noi dovremmo ascoltarlo. Rutelli, prima di me, lo ha invitato tre volte. Lui non si è mai presentato". "Il problema è un po' curioso: noi vogliamo solo applicare la legge. Il presidente del Consiglio è piuttosto refrattario ad applicare le leggi ma dovrebbe venire perché così dice una legge dello Stato italiano".
"Discutere con lui della sua scorta"
"Nella situazione in cui ci troviamo - prosegue il presidente del Copasir -, siccome la vigilanza del capo del governo non è un affare privato, ma fa parte della sicurezza della Repubblica, noi vogliamo anche discutere con lui della protezione della sua persona e delle condizioni in cui lavorano le scorte che sono agenti dei servizi segreti e che agiscono sotto il nostro controllo". "Noi - dice ancora D'Alema a proposito del lavoro delle scorte - non abbiamo fatto indagini tra gli agenti. Diversi colleghi hanno detto che è il caso di sentire Berlusconi. Io non ho convocato Berlusconi. Ho scritto a Letta, che è l'autorità delegata".
