politica

Pdl, Fini: "Qui sto e qui resto"

28 Lug 2010 - 21:10
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Gianfranco Fini ritiene che all'interno del Pdl si debba "resettare tutto, senza risentimenti". "Qui sto e qui resto con il premier per onorare l'impegno politico ed elettorale con gli italiani" annuncia al "Foglio" il presidente della Camera. Poi invita a "mettere da parte carattere e orgoglio, eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie". Perché "alla fine della mattanza, non ci sarebbero nè vinti nè vincitori".

"Onorare impegno politico"
"Resettare tutto, senza risentimenti" afferma Fini spiegando poi che "Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo - aggiunge il presidente della Camera e cofondatore del Pdl - ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie".

"Qui sto e qui resto con ottimismo"
"Qui sto e qui resto, in ogni senso. Nel senso dello schieramento e delle idee portanti. Se avessi dubbi radicali, se davvero fossi sfiduciato e amaro, non direi, anche sulle questioni della legalità, che si può e si deve resettare tutto, per scrivere un nuovo capitolo con un minimo di ottimismo" dice ancora Gianfranco Fini nell'intervista a "Il Foglio".

"Deflagrazione senza vincitori né vinti"
Onorare l'impegno politico preso con il Pdl è "l'unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centrodestra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero nè vinti nè vincitori, alla fine della mattanza".

"Chiudere una pagina e aprire un'altra"
"Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova, non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l'esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco nè chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all'analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacità di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership", aggiunge.

"Mai pensato a repulisti giustizialista"
"Garantismo e legalità non sono in conflitto. La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta" aggiunge il presidente della Camera assicurando di non aver mai pensato ad un "repulisti giustizialista". ''A Napoli - ricorda Fini - ho parlato della stranezza del comportamento di un sottosegretario che si dimette senza avvertire l'opportunità di dimettersi anche da coordinatore regionale: ho invece letto il giorno dopo sul giornale di famiglia che avevo chiesto la testa di Silvio Berlusconi. Certo che se poi gli ultras, sempre nemici di ogni buon compromesso politico, riportano al capo che io voglio fare un repulisti giustizialista, allora prevale la logica degli anatemi". Ma, conclude, "non è possibile equivocare la mia posizione: io ho radici e appartenenza culturali e politiche chiare".

Ma per Berlusconi l'offerta di tregua è fuori tempo massimo
L'offerta di tregua di Gianfranco Fini è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Lo riferiscono alcuni presenti al vertice di quattro ore a Palazzo Grazioli. Nella riunione il premier Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti hanno redatto un documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl che sarà discusso oggi da un ufficio di presidenza. Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Pdl.