Bertinotti: fine Saddam un orrore
Cicchitto: "E le esecuzioni a Cuba?"
Per il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti "l'esecuzione di Saddam Hussein, un dittatore che ha identificato il proprio percorso politico con la pratica della distruzione e della violenza, in nulla sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte". Cicchitto (FI): "Contrario all'impiccagione, ma le esecuzioni in Cina e a Cuba?" Pannella continua lo sciopero della fame e della sete.
Il no di Napolitano
''Interpretando i sentimenti profondi del popolo italiano e gli alti valori morali e giuridici della Costituzione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la contrarietà del nostro Paese ad ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale''. E' quanto si legge in una nota diffusa dal Quirinale.
La preoccupazione di Prodi
Anche il premier commenta l'esecuzione di Saddam Hussein, impiccato questa mattina all'alba a Baghdad: "Già ieri - ha detto Prodi uscendo dalla sua abitazione del centro di Bologna - mi sono pronunciato sull'aspetto della pena di morte. Purtroppo le prime ore vedono delle conseguenze di tensione, di violenza che erano sostanzialmente attese". "Mi auguro che siano le uniche - ha continuato - proprio perche' non avevo espresso soltanto il disagio e la condanna della pena di morte ma anche la preoccupazione che questa servisse ad aumentare la tensione. Questo e' avvenuto nelle prime ore - ha concluso il presidente del Consiglio - e, ripeto, mi auguro che non continui in futuro".
Berlusconi: esecuzione è un errore
"L'impiccagione di Saddam Hussein, pur decisa da un tribunale legittimo e dunque non espressione di giustizia sommaria, rappresenta un passo indietro nel difficile percorso dell'Iraq verso una democrazia compiuta'' e ''sono convinto che sia stata un errore politico e storico, che non aiutera' l'Iraq a voltare definitivamente pagina''. Lo afferma, in una nota, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ''La civiltà - aggiunge Berlusconi - in nome della quale il mio governo decise di inviare i soldati italiani in Iraq in missione di pace contempla il superamento della pena di morte, anche nei confronti di un dittatore sanguinario come Saddam".
Per Berlusconi, ''c'è il rischio concreto che questo atto estremo alimenti un'altra spirale di vendette, di ritorsioni e di sangue tra sciiti e sunniti in un Paese ancora sull'orlo di una tragica guerra civile''. Il leader di Forza Italia difende quindi la decisione di inviare le truppe italiane in Iraq, sostenendo che ''la civiltà'' in nome della quale è stato decisa la ''missione di pace contempla il superamento della pena di morte''. ''La sospensione della condanna - osserva - avrebbe inoltre consentito lo svolgimento degli altri processi aperti contro il rais per i suoi efferati crimini contro l'umanita' cosi' da fare piena luce su trent'anni di genocidi e di orrori''. Per questo, il leader di Fi giudica l'esecuzione un ''errore politico e storico''. ''Il mio impegno, e l'impegno di ogni uomo che considera la vita, anche quella di un dittatore sanguinario, come un diritto inviolabile - prosegue Berlusconi - continua ad essere quello di lottare perche' la pena di morte venga definitivamente cancellata dall'orizzonte del Terzo Millennio''
I commenti
"Con l'esecuzione di Saddam, voluta da George W. Bush, si regala un martire al terrorismo internazionale e si alimentano ulteriormente gli odi e le violenze che marchiano l'Iraq", sostiene Pannella in un un'intervista al quotidiano "L'Unita", sottolineando che "Saddam avrebbe dovuto rispondere ad altri processi più gravi di quello sospetto e iniquo che gli è stato gia' fatto". Il leader storico dei Radicali sostiene che la morte del dittatore iracheno ora puo' scatenare "una guerra che investira' l'intero Medio Oriente", e aggiunge che "Washington sta coprendo di ignominia i valori e il popolo degli Stati Uniti", e che "l'Italia e l'Europa non fanno figura migliore: si proclamano contro la pena di morte ma le belle parole servono solo a coprire una colpevole inazione".
Sulla stessa lunghezza d'onda di Cicchitto invece l'ex ministro delle Comunicazioni Gasparri: "I principi della nostra democrazia e della religione cristiana non prevedono l'epilogo che e' toccato a Saddam Hussein. Ma in quella parte del mondo vigono altre regole. Lo sconcerto e' soprattutto la preoccupazione per le possibili reazioni alla condanna del dittatore non possono far dimenticare l'ipocrisia di chi oggi protesta ma tornera' in silenzio in presenza dell'esecuzione di donne lapidate nei paesi islamici o dei tanti che vengono giustiziati in Cina o altrove".
''L'esecuzione offre una simbolica conferma dell'esistenza del male che contrassegna e permane nella storia umana'', afferma il coordinatore di FI Sandro Bondi, secondo il quale ''per sperare di fuoriuscire da questa tragica spirale di violenza l'unica possibilita' risiede nel rinnovamento interiore dell'uomo, che puo' scaturire solo da una fede sinceramente intesa, e dal superamento di tutte le ideologie che si fondano sulla forza e sul potere".
No all'esecuzione senza se e senza ma invece dal segretario della Dc Rotondi: ''Di fronte alla morte, per i cristiani c'e' solo la preghiera e la speranza di eternita', vale per Saddam come per le sue vittime. E' stato un errore la decisione di ucciderlo. Era gia' stato condannato dalla storia, dagli eventi e dal suo popolo. A Saddam andava applicato il perdono cristiano''.
"Prego e provo pieta' per Saddam Hussein, ma era necessario che pagasse per le barbarie e i crimini che aveva commesso", ha commentato invece Calderoli della Lega Nord, che aggiunge: "Nella stragrande maggioranza dei Paesi arabi e' prevista la pena di morte anche per i reati comuni e quindi non poteva essere diversamente per chi ha sterminato una parte del proprio popolo, aggredito i Paesi vicini e alimentato il terrorismo".
Per il segretario del Pri Nucara il governo italiano e la comunità europea sbagliano ad intromettersi nelle decisioni della giustizia irachena. Per quanto anche noi biasimiamo luso della pena di morte, riteniamo che uno Stato indipendente abbia il diritto di prendere le sue decisioni e che queste vadano rispettate".
