politica

Bossi ministro? Oggi la decisione

Calderoli possibile successore

18 Lug 2004 - 19:19

Oggi si saprà che cosa deciderà Bossi. Lo ha detto  Roberto Calderoli all'uscita dal Cardiocentro di Lugano, per sintetizzare l'esito della riunione nella quale Umberto Bossi doveva esprimere la sua decisione se abbandonare il posto di ministro e dedicarsi al Parlamento europeo. Qual è l'orientamento? "Ci sta pensando", ha risposto il vicepresidente del Senato.

La verifica di governo non è chiusa, non lo è per lo meno per la Lega, e l'eventuale decisione di Umberto Bossi di optare per Strasburgo (la scelta sarà resa nota lunedì) lasciando così il governo, rientra in questo capitolo. Nella maggioranza comincia comunque a farsi largo una certa disillusione sul fatto che Bossi rimanga a Roma, tenendo conto non solo dei prioritari fattori politici ma anche di quelli legati al suo stato di salute.

Intanto, il premier Silvio Berlusconi, in contatto in giornata con i leader del Carroccio, sta lavorando, si rimarca in ambienti
della maggioranza, per mantenere tutte le condizioni affinché la coalizione possa continuare ad affrontare unita i delicati
nodi delle riforme e della finanziaria. Il presidente del Consiglio ha avuto sabato, dopo diversi colloqui telefonici, un incontro "molto affettuoso" con "l'amico" Bossi, a Lugano, nel corso del quale ha esercitato, secondo quanto si è appreso, una sorta di 'moral suasion' affinché il 'senatur' rimanga al suo posto.

Ma la palla è nelle mani della Lega - si rileva in ambienti di Forza Italia- e dal Carroccio si attendono notizie. E se  la decisione di Umberto Bossi sarà quella di lasciare il ministero, si aprirà una riflessione sul dicastero che, secondo quanto si rileva in ambienti di Forza Italia, dovrà partire sempre dalle indicazioni del Carroccio.

Un eventuale interim dovrebbe essere, in linea di principio breve, con la nomina di un nuovo ministro. Se poi dalla Lega dovesse venire un invito al premier, sempre ovviamente nel caso di dimissioni del leader della Lega Nord, a prendere direttamente l'iniziativa per dare una maggiore spinta al programma di riforme, si valuteranno tutte le opportune mosse. Resta comunque il fatto che al momento tutto è fermo in attesa di decisioni che, si sottolinea in ambienti governativi, possono giungere solo dalla Lega. Lunedì due passaggi faranno da termometro: in mattinata il Consiglio federale della Lega, a Milano, e il pomeriggio l'inizio nell'aula della Camera della discussione sulla riforma delle pensioni, su cui la stessa Lega ha minacciato di dissociarsi.

Poche ore fa dai microfoni di "Radio Padania" Roberto Calderoli, ha chiarito il punto di vista della Lega: "Può darsi che sia chiusa per gli altri la verifica ma, per quello che ci riguarda, non è certo sufficiente il fatto che si faccia la squadra di governo per dire che la verifica è chiusa". Insomma la verifica si chiude "non sugli intenti, ma sui fatti", il primo dei quali sarà il voto in commissione Affari costituzionali della Camera della riforma federalista, che inizierà questa settimana.

Calderoli ha pure sollevato dubbi sulle intenzioni dell'Udc, prendendo spunto dalle interviste dei due esponenti
centristi, Mario Baccini e Raffaele Lombardo, che hanno espresso a loro volta scetticismo sulla possibilità che il governo possa durare a lungo.

Insomma, la Lega ,come ha detto il ministro della giustizia Roberto Calderoli, dice 'no' a un "governo balneare", che "sarebbe un brutto segnale per i cittadini". "Un governo deve avere una maggioranza che lo appoggi, questo è il dato di fatto. E se non c'è è costretto anche a prenderne atto". D'altra parte lo ha chiarito anche Umberto Bossi sabato sera a Berlusconi, quando il premier è volato a Lugano per parlargli di persona: per chiudere la verifica bisogna ristabilire le condizioni del 2001, quando tutti si sentivano vincolati ai patti sottoscritti.

Nell'Udc si sottolinea che sul federalismo il partito non ha fatto alcun dietro-front. Gli emendamenti presentati non riguardano affatto la devolution, cara alla Lega, ma gli articoli 117 e 118 della Costituzione modificati nella precedente legislatura dall'Ulivo.

E i pontieri del partito, come Gianfranco Rotondi o Maurizio Ronconi, invitano a non
sospettare dell'Udc che non farà mancare i sui voti. Alla luce di ciò diventa centrale la decisione di Bossi, che
dovrebbe maturare entro poche ore. "Se Bossi dovesse uscire dal governo sarebbe un fatto politico", ha osservato il presidente del Senato Marcello Pera, che ha pure invitato la Cdl a siglare "un accordo su tutto il pacchetto per il quale aveva sottoscritto il contratto con gli italiani".

E il capogruppo Udc al Senato, Francesco D'Onofrio, rincara la dose: "qualora Bossi dovesse scegliere per l'Europarlamento, credo che il presidente Berlusconi non potrebbe limitarsi ad un interim perchè si tratterebbe della fine della maggioranza del 2001". Insomma Berlusconi dovrà mettere d'accordo le varie posizioni: tra l'altro, riferiscono fonti della Lega, per Bossi sarebbe dirimente il ritorno di Giulio Tremonti al governo, magari proprio sulla poltrona del ministero delle Riforme. L'ex titolare dell'Economia sarebbe infatti, secondo diversi esponenti del Carroccio, colui che meglio rassicurerebbe il Senatur sull'effettivo buon esito delle riforme.