politica

La furia dei revisionismi

L'editoriale di Ferrara sul Foglio

11 Mag 2004 - 10:55

Intorno alla guerra in Iraq, e allo scandalo delle torture, si agitano alcuni mascalzoni che mettono gli abusi sui prigionieri di Abu Ghraib sullo stesso piano delle torture di Saddam Hussein, da cui i soldati americani e inglesi hanno liberato quel paese. Saltanu passaggio logico ed elementare, e cioè che che la tortura di Saddam era legge di Stato mentre quella di alcune unità militari americane è un reato da corte marziale scoperto e indagato del Pentagono, e si spencolano in un abisso di menzogna e di stupidità.

Altri, bizzarri e un po’ velleitari, si riparano dietro un esile schermo perbenista e invocano le dimissioni del ministro della Difesa in tempo di guerra. Altri ancora predicano la fuga immediata e generalizzata dall’Iraq, “per salvare l’occidente”, così dicono senza provare il minimo senso del ridicolo. Ma l’atteggiamento tra tutti il più penoso e ribaldo è quello del capogruppo alla Camera dei democratici di sinistra, Lucaino Violante.

Propone, per uscire dalla situazione spiacevole in cui si troverebbe il centrosinistra, diviso tra chi manifesta contro la visita a Roma del presidente degli Stati Uniti e chi ricorda con lui la liberazione della città il 4 giugno 1944, di disertare le manifestazioni convocate per onorare il sessantesimo anniversario di quel giorno. Siccome gli dei fanno uscire di senno coloro che vogliono perdere, la furia revisionista porta un dirigente autorevole della sinistra post comunista a un salto di linguaggio e di cultura inaudito: non già il dissenso o la più radicale opposizione alla politica estera e militare dell’amministrazione americana, che potrebbero ben essere rappresentati da un gesto pubblico temperante e dignitoso della nostra riconquista della libertà.

Violante non vuole stringere la mano a chi testimonia per la storia al di là della divisione politica del nostro tempo, quella specifica eredità che è il fondamento della Costituzione e della Repubblica di cui si erge, evidentemente con doppiezza o con frivola superficialità, a difensore. Un gesto che risulta incomprensibile perfino a uomini e partiti cresciuti nella antica e onorata fedeltà ai miti combattenti della Repubblica di Salò. Il nostro augurio è che i capi del centrosinistra e i custodi delle istituzioni repubblicane si liberino con fastidio e con senso di responsabilità di questa proposta che ha il sapore culturale e politico di un gesto teppistico.